Tremonti vuole «vendere» il Tfr per non penalizzare le imprese

31/01/2002
La Stampa web





(Del 31/1/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
COME PER GLI IMMOBILI DEGLI ENTI PREVIDENZIALI, SI PREPARA LA CARTOLARIZZAZIONE DELLE LIQUIDAZIONI PER SALVAGUARDARE GLI ACCANTONAMENTI
Tremonti vuole �vendere� il Tfr per non penalizzare le imprese

ROMA

GOVERNO e sindacati continuano a litigare. Ieri, di fronte alla Commissione Lavoro della Camera, i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil hanno sparato a zero contro la delega legislativa sulla previdenza. Ma l�Esecutivo (sia al ministero del Welfare che all�Economia) sta studiando possibili correttivi. I pi� stretti collaboratori di Giulio Tremonti stanno mettendo a punto il complesso e ambizioso progetto di cartolarizzazione del Tfr, su cui il ministro punta moltissimo. E quella che sta emergendo dal lavoro degli esperti del Tesoro � una soluzione che consentir� alle imprese di continuare a conservare materialmente gli accantonamenti per le liquidazioni, cos� come avviene oggi.
Lo schema allo studio del Tesoro � quello gi� utilizzato per la cartolarizzazione degli immobili degli enti previdenziali. Una o pi� �societ� veicolo� (formata da pool di banche, o da Spa) emetterebbero speciali obbligazioni garantite dal Tfr gi� accantonato dalle imprese per i loro dipendenti e da quello che deve ancora maturare. Queste obbligazioni con scadenza ventennale verrebbero immesse sul mercato (il 92% delle obbligazioni legate agli immobili sono state vendute sul mercato internazionale), e i relativi proventi verrebbero girati ai fondi pensione contrattuali. Secondo le stime del Tesoro, in media, un lavoratore rimane per otto anni nella stessa azienda; ma resta nel medesimo comparto contrattuale (e dunque nello stesso fondo pensione) per circa 20 anni. E dunque, per i datori di lavoro non cambierebbe nulla rispetto alla situazione attuale: sarebbero tenute a cedere il Tfr (perdendone la disponibilit�) soltanto al momento delle dimissioni del dipendente. Soltanto, invece di consegnarlo al lavoratore, dovrebbero girarlo alla societ� veicolo. Insomma, nessuna penalizzazione per i datori di lavoro. Restano per� da risolvere una serie di problemi tecnici per un�operazione che in dieci anni varrebbe 10 miliardi di e. Il primo � quello della remunerazione per gli operatori finanziari della �societ� veicolo�: si pensa di consentire loro di trattenere una quota delle risorse da consegnare ai fondi pensione. Il secondo � legato alla obbligatoriet� del conferimento del Tfr da parte dei lavoratori ai fondi pensione, da molti contestata come un�imposizione eccessivamente �rigida�. E nel frattempo il Lavoro sta tentando possibili soluzioni di mediazione sulla spinosa questione della decontribuzione (3-5 punti) prevista per i nuovi assunti. Sono note le perplessit� manifestate dall�Inps e dal Ragioniere Generale Andrea Monorchio, e condivise (pare) dal Quirinale e da Bankitalia su una soluzione che ridurrebbe il gettito contributivo o costerebbe ingenti somme alle casse dello Stato, dovendo mantenere il livello delle prestazioni. C�� la proposta delineata dal sottosegretario Alberto Brambilla: il taglio contributivo non si tradurrebbe pi� in un risparmio per le imprese, ma verrebbe girato ai fondi pensione. La pensione pubblica del lavoratore si ridurrebbe, aumenterebbe quella complementare, ma lo Stato non dovrebbe coprire il �buco�. Alle imprese verrebbe concesso un aumento di 1-2 punti della �sospensione di imposta� (oggi pari al 3%) introdotta nel 1995. Tra le ipotesi allo studio, anche l�estensione (pro-rata) del meccanismo di calcolo contributivo a tutti i lavoratori. Ieri, di fronte alla Commissione Lavoro di Montecitorio (che sta esaminando la delega sulla previdenza) i sindacati hanno contestato il progetto del governo. Secondo uno studio della Cgil, cinque punti di decontribuzione potrebbero creare un buco di 21 milioni di e nella casse degli enti previdenziali a regime, nel 2035. I sindacati – spiega il segretario confederale Cisl Pier Paolo Baretta – propongono di sostituire alla decontribuzione una fiscalizzazione del costo del lavoro ed eliminare l’obbligo del licenziamento per il lavoratore che volesse proseguire nell’attivit�. Non � d�accordo il ministro Maroni, secondo cui il buco verr� �ampiamente compensato� dall�aumento del 4% previsto per le aliquote dei collaboratori (i parasubordinati). Per il presidente di Confesercenti Marco Venturi, la decontribuzione non favorir� le nuove assunzioni al Sud; pi� favorevole il giudizio di Confcommercio, con Sergio Bill�. E Cgil-Cisl-Uil vanno all�attacco anche sulla delega per la riforma fiscale: il progetto del ministro Tremonti, affermano, penalizza i redditi medi e bassi a favore di quelli alti. Secondo uno studio Cgil, coster� a coloro che hanno redditi tra i 25 e i 50 milioni annui una pressione aggiuntiva pari a circa il 9%, dovuta soprattutto alla mancanza di detrazioni. Per il numero due Uil Adriano Musi � negativa la mancanza di progressivit�. �Anche in un paese liberista come l’Inghilterra – dice – le aliquote sono tre. Vogliamo capire quale sar� la politica di deduzioni del governo, perch� senno rischiano di pagare di pi� proprio i redditi pi� bassi. E questo � inaccettabile�.




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