Tremonti studia disincentivi per le pensioni di anzianità

13/01/2003

 
DOMENICA, 12 GENNAIO 2003
 
Pagina 30 – Economia
 
In vista di un vertice tecnico con il ministero del Welfare sulla delega di riforma
 
Tremonti studia disincentivi per le pensioni di anzianità
 
 
Perde quota l´ipotesi di un bonus per chi decide di rimanere al lavoro: costerebbe circa 300 milioni di euro
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – Grandi manovre sul fronte della previdenza. Fin dai prossimi giorni sono previsti una serie di incontri tecnici tra il ministero dell´Economia e quello del Welfare per mettere a punto un emendamento risolutivo alla delega di riforma pensionistica attualmente ferma in Parlamento. Sul tavolo c´è il piano del viceministro dell´Economia Mario Baldassarri che ha proposto di introdurre un incentivo del 30 per cento per chi volontariamente resta al lavorare una volta maturati i requisiti per andare in anzianità: le risorse verrebbero da uno sconto contributivo che il datore di lavoro potrà utilizzare per erogare il cosiddetto bonus (il meccanismo, pur senza quantificazione, è già contemplato nella delega Maroni). Sul tema tuttavia, come ha rilevato Tito Boeri sul «lavoce.it», pesa un problema finanziario: si stima infatti che un quarto dei lavoratori abbiano già maturato l´idea di restare al proprio posto e il bonus si tradurrebbe per costoro in una sorta di «regalo» che costerebbe circa 300 milioni di euro.
Quale potrebbe essere l´alternativa? Secondo alcune indiscrezioni Tremonti, che ieri ha annunciato che «non ci sarà una stangata di primavera», starebbe lavorando ad una ipotesi più radicale: si tratterebbe di introdurre dei disincentivi, cioè dei tagli alla pensione di chi va in anzianità in modo di scoraggiare il ritiro dal lavoro. La proposta non è stata ancora formalizzata ma potrebbe essere in qualche modo simile alla prima versione della riforma Berlusconi del 1994, che prevedeva un taglio del 3 per cento della pensione per ogni anno prima dei 40 anni di contributi.
La questione resta aperta con un occhio rivolto all´Europa. Come è noto i Trattati non includono la previdenza tra le materie di stretta osservanza dell´Unione: tuttavia a Barcellona durante il semestre spagnolo si decise di raccomandare un elevamento di 5 anni della età effettiva di pensionamento (in Italia è di 57 anni). Si prevede che il Consiglio Europeo di primavera possa ribadire il concetto raccomandando agli stati membri di adottarlo. Volta a rafforzare il ruolo dell´Europa sulla questione è l´iniziativa Renato Brunetta che ha annunciato la presentazione di una risoluzione al Parlamento per introdurre una sorta di parametri di Maastricht previdenziali. Il bonus, comunque, secondo l´economista di Forza Italia, «non sarebbe sufficiente a risolvere i problemi della previdenza».
Nel frattempo il dibattito politico e sindacale si accende. Il leader della Cisl Pezzotta ha aperto ad eventuali aggiustamenti e alla proposta di incentivi ma ha detto «no» ad una riforma complessiva, stessa linea di Angeletti della Uil. Contraria invece la Cgil.