Tremonti: «Rivedremo gli ammortizzatori sociali»

18/03/2002







          Il ministro: l’Europa ha accolto la linea italiana sul lavoro. «La riforma delle pensioni? Non andremo oltre le deleghe»

              DAL NOSTRO INVIATO
              CERNOBBIO – «Il senso delle indicazioni venute dal vertice europeo di Barcellona sul lavoro non è quello di ridurre le garanzie, ma quello di spostarne l’asse dalla fabbrica alla società. La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che regola i licenziamenti, non è un pretesto per mettere a repentaglio i diritti dei lavoratori». Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al forum di Cernobbio organizzato dalla Confcommercio, non si è sottratto a simboliche strette di mano con il leader della Cisl Savino Pezzotta e il segretario della Uil Luigi Angeletti. Prove di dialogo alla vigilia di uno sciopero generale difficilmente evitabile. Alle spalle di una gigantesca torta pignolata alla messinese innaffiata da moscato di Lipari offerta dal «padrone di casa» Sergio Billè, il ministro smorza le polemiche ma non rinuncia ad esporre in modo netto il suo pensiero: «Referendum abrogativo sulle modifiche all’articolo 18? Il vero referendum si farà nelle fabbriche: vinceranno i sindacati se ci saranno fabbriche che licenzieranno dipendenti che oggi hanno il posto fisso, utilizzando la nuova legge. Vinceremo noi se ci saranno assunzioni aggiuntive per effetto delle nuove norme». E poi il colpo ad effetto: «La lotta di alcuni sindacalisti mi ricorda quella dei fabbricanti di candele che volevano bloccare la produzione di lampadine. Alla fine sulla paura vince la luce, vince la modernità.

              LA PREVIDENZA – Sulle pensioni, altro capitolo delicato dopo le dichiarazioni al vertice di Barcellona del presidente Silvio Berlusconi – che qualcuno ha inteso come «minaccia» per mettere mano anche alla riforma della previdenza in modo più restrittivo rispetto alle deleghe – Tremonti esclude qualsiasi forzatura. E rassicura sul fatto che la linea del governo rispetterà quanto uscito da Barcellona. «Che è quello che chiede l’Europa anche su iniziativa del governo italiano, perché occorre rigenerare il Vecchio Continente nella modernità e nello spirito del trattato di Maastricht. «Rimarremo nell’ambito della delega presentata dal governo sulla quale sarà avviato un dialogo forte e positivo con il sindacato».
              Il ministro, prima durante il suo intervento in sala, poi nella conferenza stampa e nei colloqui con i giornalisti ci tiene a mettere in ordine i concetti e i temi in discussione. «Sgombriamo innanzitutto il campo da un equivoco. Occorre capire che nessuno, in tema di diritti del lavoro, vuol abbassare il livello di protezione. Ma il mondo oggi è cambiato. Ricordo quanto mi diceva un sindacalista del Nord: "Temo più le macchine vecchie di quelle nuove". Attualizzando, nell’economia di oggi, c’è da avere più paura per i contratti vecchi che per quelli nuovi». Aggiunge ancora Tremonti: «Non siamo certo i primi a voler modificare questa norma. La deroga per il Mezzogiorno, che è una parte della nostro programma, era già stata proposta dall’ex ministro del Lavoro del governo Prodi, Tiziano Treu, e dall’ex segretario della Uil Pietro Larizza che oggi è presidente del Cnel».

              LE GARANZIE - Intercettato prima di salire sull’auto e partire per impegni famigliari Tremonti chiarisce la questione dell’asse. «Ci arrivo subito. Oggi il reddito e la previdenza del lavoratore sono legate alle fortune e ai destini dell’azienda e dell’imprenditore. Noi dobbiamo spostare questa linea nella società, nel sistema. E non è un’idea che nasce così, per dispetto. Scaturisce dal nuovo modello europeo cui tutti stiamo lavorando. Fa parte del piano per rilanciare la crescita approvato a Barcellona puntando sulla flessibilità nel rispetto delle garanzie sociali e per facilitare la mobilità». Tremonti fa dunque planare sulle rive del lago di Como i contenuti del summit spagnolo appena concluso e ammette che per rispettare questo programma la «società» dovrà farsi carico di forti impegni. «E’ così. E per arrivarci dovremo agire su cinque punti. Primo: creare più posti di lavoro; l’Europa si è posta l’obiettivo di venti milioni di occupati in più in dieci anni. Non è irragionevole. Secondo: rendere più efficiente il mercato del lavoro anche con la liberalizzazione degli uffici di collocamento e a Barcellona sono stati fatti grossi passi avanti anche grazie a forti input da parte dell’Italia. Terzo: puntare sulla formazione che è il vero problema per rendere reale la mobilità; l’Italia è indietro, dovremo pensare a un sistema di sgravi che stimolino gli imprenditori. Quarto: creare incentivi fiscali che favoriscano i salari più bassi. Quinto: rivedere il sistema degli ammortizzatori sociali, è un tema sul quale stiamo lavorando e presto ci saranno novità».

              LA CRESCITAMa il problema chiave sono le risorse. Dove le prenderà il ministero dell’Economia? «Dalla crescita dell’economia. Ormai è iniziato un forte ciclo positivo. Non vorrei peccare di facile ottimismo ma tutti gli indicatori vanno in questo senso. Quelli della fiducia di famiglie e imprese, quello relativo ai consumi di energia. I bollettini della Banca d’Italia parlano la stessa lingua. L’ho detto anche al presidente della Confcommercio che chiedeva incentivi per stimolare la domanda. Non servono, i consumi seguiranno l’espansione dell’economia. D’altra parte la riforma fiscale, che molti attendono, la faremo. E’ stata già programmata con la prossima legge finanziaria. Il 2001 è stato un anno particolare: abbiamo dovuto rimediare al "buco" di bilancio che ci è stato lasciato in eredità dal vecchio governo per affrontare un ciclo elettorale che è costato un sacco di soldi. E poi non si può non mettere in conto anche l’11 settembre».


              I FONDI – A Cernobbio il ministro si presenta con un «manifesto-lenzuolo» per dimostrare tutte le cose che il governo ha fatto in questi sette-otto mesi. In tutto 24 punti divisi in 22 di «norme già approvate» più due capitoli relativi alle deleghe e quindi in corso di approvazione. Sono quelle del fisco e del welfare, zona previdenza compresa. E qui esclude che il governo abbia intenzione di mettere mano a una riforma unilaterale sull’esperienza del «caso» articolo 18. «Ipotesi del genere sono false. Ci muoveremo nell’ambito della delega che, peraltro, coincide con quanto sancito a Barcellona e avvieremo un dialogo forte con i sindacati». E spiega i tre punti più importanti della delega: blindare i diritti acquisiti, il che vuol dire nessuna fregatura retroattiva; incentivare, per chi lo desidera, la permanenza sul posto di lavoro; sviluppare il pilastro integrativo facendo ricorso allo smobilizzo del Tfr (la liquidazione, ndr) che ha anche la funzione di dare impulso al mercato.

              LO SCIOPERO - Tornando all’articolo 18 e all’ipotesi di una marcia indietro del governo avanzata dal leader della Cgil Sergio Cofferati – ieri invitato da Billè insieme agli altri segretari ma assente per precedenti impegni - Giulio Tremonti ha escluso ogni ripensamento. «Andremo avanti convinti di avere dalla nostra parte la ragione e la storia. Le lotte tra il vecchio e il nuovo non sono mai semplici. Ma io sono certo che le cose siano meno drammatiche di quello che appaiono». E di fronte alle parole di Pezzotta che poco prima aveva annunciato che non si fermerà allo sciopero generale, Tremonti ostenta sicurezza. «Ripeto che la situazione non è drammatica. Il nostro sforzo sarà anche quello di farci capire dall’opinione pubblica e allora si vedrà che la modifica dell’articolo 18 riguarda solo una piccola parte di lavoratori e che non tocca i diritti acquisiti».

          Roberto Bagnoli

              PREVIDENZA – LA DELEGA

              CERTIFICAZIONE
              Diritti acquisiti
              Il lavoratore che matura i requisiti per la pensione di anzianità potrà avere dal proprio ente di appartenenza una certificazione per poter esercitare questo diritto anche se dopo dovessero cambiare le regole
              IL PREMIO
              Rinvio del ritiro
              Chi matura il diritto alla pensione ma resta al lavoro sarà esente dai contributi, che per il 50% andranno in busta paga. Per le pensioni d’anzianità non ci vorrà il consenso dell’azienda, previsto per la rendita di «vecchiaia»
              LIBERALIZZATA
              Età pensionabile
              Liberalizzazione dell’età pensionabile. In caso di raggiungimento della vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne) è possibile restare al lavoro con l’accordo dell’azienda
              ELIMINATO
              Divieto di cumulo
              Sarà ampliata la possibilità di cumulare totalmente la pensione di anzianità e i redditi da lavoro. Prevista una sanatoria per favorire l’emersione del «lavoro nero» dei pensionati
              LIQUIDAZIONI
              Fondi pensione
              Il governo punta a promuovere il conferimento di quote maggioritarie del tfr ai fondi integrativi «senza oneri per le imprese».
              CHE COSA CAMBIA
              Parasubordinati
              Per i lavoratori parasubordinati che non sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria l’aliquota contributiva sarà innalzata dal 13% al 16,9%
              ENTI PREVIDENZIALI
              Riordino
              Il governo punta a riordinare gli enti previdenziali. Alla fine ne resterebbero tre: Inail, Inpdap e Inps



                  LE PAROLE DEL MINISTRO
                      I DIRITTI DEL LAVORO
                      Le garanzie
                      «Sul versante dei diritti del lavoro non vogliamo abbassare il livello di protezione. Semmai vogliamo spostare l’asse delle garanzie dalle fabbriche alla società, un’idea che nasce dal nuovo modello europeo al quale tutti noi stiamo lavorando. Fa parte del piano per rilanciare la crescita approvato a Barcellona»
                      NELLE FABBRICHE
                      Il referendum
                      «Il vero referendum per la sospensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori verrà realizzato nelle fabbriche: se ci saranno più assunzioni o più licenziamenti»
                      LA LINEA ITALIANA
                      La previdenza
                      «L’Europa al vertice di Barcellona ha accettato la linea italiana sulle modalità di affrontare il tema della previdenza: l’innalzamento graduale dell’età pensionabile anche tenendo conto della nuova aspettativa di vita. Una linea che tende ad incentivare chi resta nel mondo del lavoro e lo sviluppo dei fondi pensione integrativi della rendita pubblica»
                      IL LAVORO
                      Le priorità
                      «Per il mondo del lavoro il governo ha cinque priorità. Creare più posti in modo da far aumentare il tasso di occupazione e rendere più efficiente il mercato del lavoro, anche attraverso la liberalizzazione del collocamento. L’esecutivo mira inoltre a realizzare incentivi fiscali soprattutto a partire dal basso. Verrà affrontato il tema della revisione degli ammortizzatori sociali (come i sussidi di disoccupazione). Prioritaria anche la formazione»