Tremonti punta al contributivo, Maroni no

26/09/2002

            26 settembre 2002





            PENSIONI
            Tremonti punta al contributivo, Maroni no

            Pensioni – I correttivi affidati a un emendamento, ma è già scontro – An: incentivi e disincentivi per ritardare l’età

            Marco Rogari


            ROMA – Un meccanismo incrociato di incentivi-disincentivi, agganciato all’abolizione del divieto di cumulo, per favorire il rinvio dei pensionamenti. E l’estensione a tutto campo del metodo contributivo. Queste due misure sono rimaste fino a ieri sera sul tavolo dei tecnici della Ragioneria generale dello Stato, incaricati da Giulio Tremonti di approntare alcuni interventi strutturali sulla previdenza da inserire nella Finanziaria. Ma ancora prima che il ministro dell’Economia decidesse di farne eventualmente cenno ai sindacati è arrivato un nuovo "no" dal ministro del Welfare, Roberto Maroni: le pensioni non si toccano e un’estensione del contributivo «non esiste». E in serata prima dell’incontro con le parti sociali, il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato: in Finanziaria non c’è alcun intervento sulle pensioni, neppure quello sul cumulo. Una soluzione confermata dallo stesso Tremonti al termine dell’incontro: applichiamo integralmente il Patto per l’Italia, no c’è nessun taglio al Welfare. Apparentemente, dunque, il braccio di ferro tra Welfare e Tesoro, che va avanti da diverse settimane, sembra essersi concluso con la vittoria di Maroni. Ma, in realtà, la partita è ancora aperta: non è affatto escluso che il pacchetto-pensioni possa rientrare in Finanziaria con un emendamento da presentare in Parlamento. A confermare, del resto, che allo studio ci sono anche "penalizzazioni" e non solo incentivi per ritardare le uscite è stato ieri Gianfranco Fini: «Si sta lavorando su un meccanismo incrociato di incentivi e disincentivi per rendere l’eventuale decisione di restare al posto di lavoro non solo libera e non fissata per legge, ma soprattutto concordata tra le parti». Il vicepremier ha escluso «per ora» una stretta sui trattamenti anticipati: «Non riteniamo necessario e utile in questa fase intervenire sulle pensioni di anzianità».
            Il braccio di ferro sul "contributivo". Già alla fine di agosto i tecnici del Tesoro avevano ipotizzato di estendere il raggio di azione del contributivo. Due le opzioni già pronte: adozione limitata con funzione di disincentivo per favorire il rinvio delle uscite; ricorso a tutto campo di tipo "strutturale". Tremonti sarebbe favorevole a questa soluzione, che non piace però a Cisl e Uil. E anche Maroni frena: il titolare del Welfare vorrebbe rinviare la questione alla Finanziaria 2004.
            Sacconi: il cumulo non è in Finanziaria. Ieri Sacconi ha detto che nella Finanziaria non ci sarà la soppressione del divieto di cumulo. Eppure questa misura era stata annunciata proprio da Maroni nei giorni scorsi. Una misura che avrebbe dovuto consentire gradualmente il cumulo ai lavoratori orientati a rinviare il pensionamento di anzianità fino al conseguimento di 37 anni di contribuzione e di almeno 57 anni di età (58 per gli "autonomi"). Al cumulo avrebbe dovuto poi essere agganciato un pacchetto di micro-incentivi per favorire l’innalzamento dell’età pensionabile: una riduzione contributiva dell’8,5% per il lavoratore e dell’1,5% per il datore che verrebbe anche esentato dalla contribuzione per gli ammortizzatori sociali. Il tutto potrebbe "rientrare" in Finanziaria con un emendamento.
            Disincentivi tra Finanziaria e delega. Agli incentivi il Tesoro vorrebbe aggiungere anche dei disincentivi. L’obiettivo è di introdurli con un emendamento alla Finanziaria. Ma se Maroni o sindacati dovessero riuscire a bloccare anche l’emendamento, le penalizzazioni verrebbero riproposte nella delega previdenziale all’esame del Parlamento. Tre le ipotesi di intervento allo studio: una "correzione attuariale", ovvero un disincentivo commisurato all’età, al sesso e alla speranza di vita del lavoratore; applicazione del contributivo integrale a chi, avendo maturato i requisiti, va subito in pensione prima della "vecchiaia"; un mini-contributo di solidarietà a carico di chi non rinvia i pensionamenti anticipati.
            "Minime" a 516 €: platea più ampia. Già con la Finanziaria potrebbe essere allargata la platea dei beneficiari degli aumenti delle "minime" a 516 € mensili.