Tremonti: liberalizziamo i sindacati

10/10/2005
    domenica 9 ottobre 2005

    Pagina 4 – Economia

      ECONOMIA E POLITICA

        Il ministro: inseriamo anche loro nella direttiva Bolkestein. Uil: parole in libertà. Cgil: è da quattro anni che cerca di farci fuori

        Tremonti: liberalizziamo i sindacati

        Attacco su Patronati e Caaf. Pezzotta: pensi alle sue inadempienze

          DAL NOSTRO INVIATO
          ROBERTO MANIA

          CAPRI – Giulio Tremonti parla per oltre un´ora ai Giovani di Confindustria. Il taglio è quello tradizionale: professorale e polemico. Lo preannuncia lui stesso in apertura, appena salito sul palco, anche per promuovere il suo nuovo libro (Rischi fatali) che poggia sul leggio, in evidenza anche grazie alla copertina arancione: «Questa volta ho letto in anticipo le tesi del vostro presidente Matteo Colaninno e vediamo un po´ se il professore riesce o no a far passare il compito». Punto per punto, aiutato dal suo libro (che consiglia «non per interesse dell´autore ma per farlo funzionare come veicolo di diffusione ideologica») rilegge e commenta la relazione di Colaninno junior. Qualche volta rilegge anche alcuni passi del suo libro. E´ verso la fine che scaglia – inaspettatamente – il suo affondo al sindacato, fino allora rimasto del tutto assente nei ragionamenti del professore. Dice, quasi per inciso, ai Giovani di Confindustria, «va bene le liberalizzazioni però mi permetto di segnalare un altro capitolo, un´altra agenda di liberalizzazioni: patronati, Caaf.
          Inserite – aggiunge – nella Bolkestein, nell´agenda delle liberalizzazioni la parola sindacato». Tremonti pensa alla direttiva del commissario Ue Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, e pensa alla massa di pratiche che svolgono per i pensionati i patronati, e ai Caaf per le dichiarazioni dei redditi. Pensa – soprattutto – agli aiuti pubblici che i due istituti di origine sindacale (ma non solo) ricevono per lo svolgimento delle loro attività. I patronati sono sostanzialmente finanziati dallo Stato e dagli enti pubblici; i Caaf ricevono 14 euro dallo Stato per dichiarazione che consegnano.
          Così il ministro dell´Economia riapre il fronte con Cgil, Cisl e Uil che proprio domani decideranno i primi scioperi contro la sua Finanziaria.
          Ma già l´altro ieri a Pesaro il ministro qualche fischio – anch´esso inaspettato – l´aveva ricevuto da un gruppetto di sindacalisti che lo attendevano per la presentazione del suo libro. Una piccola vendetta del ministro? Chissà.

          La reazione delle organizzazioni sindacali è stata durissima. Per il leader della Cisl, Savino Pezzotta, «il ministro Tremonti farebbe meglio a dire perchè non ha attuato gli accordi con i sindacati su ammortizzatori sociali, innovazione, ricerca e Mezzogiorno. Ricordo che i servizi del sindacato, come il Caaf e il patronato, sono nati per sopperire alle inadempienze dello Stato e per dare un servizio alla povera gente. Questo attacco gratuito e inutile dimostra che quando c´è di mezzo la povera gente, i pensionati e i lavoratori, non si guarda a nulla». Il sindacato sotto tiro, dunque. «Ci sono organizzazioni sindacali di tutti i colori, ci sono quelle confederali e quelle autonome – ribatte la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccini – l´unica lettura che posso dare alle parole di Tremonti è che il suo concetto di liberalizzazioni si traduce nella volontà di liberarsi dal sindacato». Per il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi, solo «parole in libertà, preoccupanti però più delle liberalizzazioni». «Evidentemente l´assenza di risorse create dai tanti condoni e riforme fiscali a favore dei redditi alti – aggiunge Musi – necessita di compensazioni che colpiscano sempre i redditi più bassi e i ceti più deboli, quelli che pagano di più le inefficienze».

          Ma il professor Tremonti i voti non li dà solo al sindacato e ai Giovani industriali. Un bel 5 l´assegna al segretario dei Ds, Piero Fassino, il quale al ministro che sostiene di non aver mai sforato il 3%, ricorda di essere ormai sopra il 5. «Cinque – dice Tremonti – è il voto che ti meriti a scuola». Fassino: «Ma spiega come ci siete arrivati al 5, senza fare il primo della classe!».

            Eppure le cose tanto bene non devono andare se lo stesso Tremonti in chiusura sostiene che per ricalibrare, eventualmente, la tassazione sulle rendite da capitale bisognerebbe «ci fossero i redditi da capitale, altrimenti – dice – è un´altra cosa: una patrimoniale».