Tremonti: “La Ue ci impone la riforma delle pensioni”

24/03/2003
          22 MARZO 2003

           
          Pagina 35 – Economia
           
           
          IL CASO
          Ma Maroni lo contesta: ottica sbagliata. E apre un tavolo con i sindacati sulla delega
          Tremonti: "La Ue ci impone la riforma delle pensioni"
                  Il ministro dell´Economia: ormai è un problema di finanza pubblica per gli Stati
                  Apprezzamenti di Cgil, Cisl e Uil per le aperture del responsabile del Welfare. Ma per Epifani il ddl è incostituzionale

                  RICCARDO DE GENNARO

                  ROMA – Mentre a Bruxelles il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, riferisce che «la Commissione europea, per la prima volta, ha posto un rilievo centrale sul tema delle pensioni, dicendo che non è più solo un tema di welfare, ma anche di finanza pubblica», a Roma il ministro del Welfare, Roberto Maroni annuncia l´avvio di un tavolo con le parti sociali sul disegno di legge delega previdenziale. Tremonti, in sostanza, fa capire che la «fase due» della riforma delle pensioni (il piano dei «disincentivi» al trattamento d´anzianità) è più vicina perché ce la chiederebbe l´Unione Europea. In questo smentito, tuttavia, da Maroni, il quale avverte: «Le pensioni non sono un problema di contabilità finanziaria».
                  Davanti alla platea dei pensionati Cisl, Maroni sottolinea infatti che «c´è una tendenza, che dobbiamo contrastare in Europa, a risolvere i problemi della previdenza in un´ottica da Ecofin, mentre da parte nostra crediamo che sia necessario il contributo dei titolari dei ministeri del Welfare». Chi prevarrà? Di Maroni la Cgil dice di non fidarsi e ritiene che – come nel caso delle deroghe all´art.18 – la posizione di Maroni risponda più che altro a una logica di gioco delle parti. Cgil, Cisl e Uil, esprimono comunque soddisfazione per la promessa di Maroni: «Forse si è reso conto che l´obbligo del trasferimento del Tfr nei fondi e la decontribuzione sui giovani neoassunti sono incostituzionali», commenta Beniamino Lapadula, Cgil. Il quale ricorda che la Corte costituzionale si è più volte pronunciata sul Tfr definendolo «salario differito». Quanto alla decontribuzione, secondo Lapadula, «viola l´art.3 della costituzione sulla parità tra i cittadini e l´art.4 sul diritto al lavoro».
                  Il confronto tra governo e parti sociali dovrebbe avvenire anche sulla base del documento unitario sulla delega messo a punto da Cgil, Cisl e Uil e che contiene, in particolare, i no alla decontribuzione, all´obbligo di trasferimento del Tfr nei fondi pensione, all´equiparazione tra fondi chiusi e aperti, al migliore trattamento fiscale delle polizze individuali. Il documento, predisposto da Piccinini (Cgil), Baretta (Cisl) e Musi (Uil), sarà esaminato in questi giorni dai tre segretari generali – riferisce il leader della Cisl, Savino Pezzotta – e «poi sarà inviato al ministro Maroni». Questa volta Pezzotta è ottimista sulla possibilità di raggiungere – dopo la piattaforma comune – anche un accordo unitario: «Non sono mai partito con l´idea di fare accordi separati, solo che poi qualcuno ogni tanto si alza e se ne va: io invece quando mi siedo lo faccio perchè il mio compito è fare accordi».
                  Per la Uil, quelle di Maroni sono «dichiarazioni di buon senso», ai fini di un confronto che potrebbe portare alla «concreta realizzazione di un sistema previdenziale fondato, innanzitutto, sul principio della sostenibilità sociale».