Tremonti: la riforma fiscale sarà equilibrata e giusta

20/05/2004

    20 Maggio 2004

    Tremonti: la riforma fiscale sarà equilibrata e giusta
    Studio Cer-Prometeia-Ref: se si vuole rilanciare l’economia
    è meglio tagliare l’Irap alle imprese piuttosto che l’Irpef


    Stefano Lepri


    ROMA
    Se si vuole rilanciare la crescita economica meglio tagliare l’Irap, come chiedono gli imprenditori, piuttosto che l’Irpef; comunque gli effetti saranno modesti e diluiti nel tempo. Così calcolano tre importanti centri studi economici, Cer Prometeia e Ref, in un rapporto che gli è stato commissionato dal Cnel. Ora che il governo ha rinviato a dopo le elezioni europee l’esame dei tagli fiscali, si scopre che è tardi perché i loro eventuali benefici si manifestino prima delle elezioni politiche del 2006.
    Ancor più, secondo i tre centri studi lo stato della finanza pubblica è abbastanza grave da non dare nessuno spazio a tagli di tasse senza sfidare frontalmente ciò che resta del «Patto di stabilità» europeo. Compensare le minori tasse con effettivi tagli di spese, infatti, annullerebbe ogni spinta sull’economia. «Di effetti espansivi – si legge nel rapporto – è possibile parlare solo nel caso in cui la riduzione delle imposte sia realizzata in disavanzo»; ma anche nell’ipotesi di frana delle regole europee questa «possibilità deve ritenersi preclusa per un Paese ad elevato debito pubblico quale l’Italia» per i possibili effetti di sfiducia sui mercati finanziari (aumento dei tassi sul debito) e tra i cittadini (timore che le tasse calate oggi possano risalire domani).
    Nel frattempo, sui tagli di tasse infuria la polemica preelettorale. Il portavoce della Lista Prodi, Piero Fassino, sostiene che: 1) la promessa di ridurre le tasse «è un bluff» mentre è in preparazione «una pesante manovra correttiva di primavera a carico delle imprese e dei cittadini»; 2) perfino nella versione «popolare» proposta dal leader di An Gianfranco Fini più di un terzo degli sgravi Irpef si sarebbe concentrato sul 10% più ricco dei contribuenti, mentre il 30% più povero non avrebbe ricevuto nulla.
    Fini replica che non si tratta affatto di un bluff e che il centro-sinistra «deve mettersi d’accordo con sé stesso perché fino a qualche giorno fa diceva invece che era molto grave che il governo volesse abbattere il carico fiscale prima delle elezioni europee». Tutti i leader del centro-destra affermano che l’impegno sarà mantenuto; ma sulle cause del rinvio si scambiano accuse. «Purtroppo gli alleati di governo non hanno avuto altrettanta intelligenza e coraggio di Berlusconi, è prevalsa la miopia» dice per esempio Renato Brunetta di Forza Italia.
    «Non faremo una manovra elettorale, ma un intervento strutturale, generale e giusto, importante per il Paese» dichiara in televisione il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che oggi alla Camera riferirà sullo stato dei conti pubblici. Il minsitro ha anche annunciato che la riforma sarà accompagnata da «altri provvedimenti per la famiglia, la ricerca e la semplificazioni amministrative»: «sarà – ha detto – un provvedimento organico e importante». «Vadano avanti così – ribatte il suo predecessore e rivale Vincenzo Visco – tagliando gli incentivi alle imprese, scippando il Tfr e mettendosi contro tutto il mondo dell’economia».
    Rischiosi e di limitata efficacia sarebbero dunque gli sgravi secondo i 3 centri di ricerca che il Cnel (l’organo di dialogo tra le forze sociali, con imprenditori, sindacalisti, rappresentanti del lavoro autonomo) incarica di un rapporto economico semestrale. Nei loro calcoli un intervento sull’Irpef per 4,8 miliardi di euro (cifra peraltro inferiore a quelle discusse nei giorni scorsi dalla maggioranza) nel primo anno accrescerebbe il prodotto lordo solo dello 0,1%. L’effetto si raddoppierebbe nel secondo anno (+0,2%) e ancora nel terzo (+0,4%) arrivando a +0,5% nel quarto.
    Più efficace sarebbe secondo Cer, Prometeia e Ref un calo dell’Irap (in campo politico ne ha parlato la Lega Nord). Un punto di Irap in meno, con un minor incasso di 7,2 miliardi, nel primo anno avrebbe anch’esso un effetto trascurabile, +0,1%, ma poi via via estenderebbe i vantaggi fino a un significativo +0,9% nel quarto anno. Queste che gli economisti chiamano simulazioni sono ovviamente aleatorie. Per contro, i tre centri studi si dicono sicuri che lo stato attuale della finanza pubblica sia di «sostanziale fragilità». La soglia del 3% di deficit pubblico rispetto al prodotto lordo del Paese in assenza di manovre correttive sarà già superata quest’anno, e in misura assai maggiore, 3,6%, di quanto temuto dalla Commissione europea (3,2%). Il debito accumulato, che i mercati finanziari tengono più d’occhio, ricomincerebbe a crescere dal 2004, al 106,8%, dopo 8 anni di calo.
    Come mai? Secondo Cer Prometeia e Ref «il peggioramento dei conti pubblici è il risultato della posticipazione degli interventi strutturali di correzione dei saldi, sostituiti dall’utilizzo di interventi
    una tantum». Né c’è da sperare dalla crescita dell’economia italiana che il rapporto prevede nello 0,9% anche dopo i dati del primo trimestre migliori del previsto.