Tremonti: fanno bene gli Usa a tassare le banche

18/01/2010

ROMA – Strano. Proprio le banche non hanno replicato ieri alle bordate del ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, che in una lunghissima intervista uscita sul Sole 24 Ore le metteva – come al solito, verrebbe di dire – sotto accusa. Prima il ministro ha dichiarato "simpatia" per l´intenzione del presidente Usa, Obama, di tassare gli istituti di credito responsabili della crisi finanziaria, collegando questa intenzione a quello che lui giudica un "salutare ritorno a una prevalenza della politica sulla tecnica" (con un implicito riferimento alle autorità di vigilanza). Poi ha accusato, pur senza nominarli – i due principali gruppi bancari – Intesa Sanpaolo e Unicredit – di aver rifiutato i cosiddetti Tremonti bond "nello stesso giorno e nella stessa ora". Adombrando l´ipotesi che si siano messi d´accordo per farlo.
Ma sull´intervento di Tremonti – che spazia dal sistema creditizio a quello fiscale, dal federalismo alle lotte interne all´esecutivo, mescolando continuamente il piano politico con quello economico – sono comunque piovuti altri commenti. C´è quello – positivo – della Lega Nord, che attraverso il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha plaudito all´iniziativa: «La semplificazione del fisco e la riduzione delle tasse sono nel contratto elettorale che abbiamo sottoscritto con il paese».
Critiche e precisazioni, invece, sia da sinistra che dal centro che dai sindacati, pur con accenti diversi. «Il ministro Tremonti ha inventato un nuovo genere letterario: la lenzuolata autocelebrativa». Così Stefano Fassina, responsabile Economia della segreteria nazionale del Pd, secondo cui «il ministro non indica una sola misura contro la crisi e si affida passivamente alla ripresa globale». Mentre Agostino Megale, segretario confederale della Cgil, nota che «dalla lunga intervista quel che si capisce è che il governo non ha alcuna intenzione di ridurre le tasse a lavoratori, pensionati e famiglie in difficoltà». Del resto, lo stesso Tremonti spiega che la riduzione della pressione fiscale non si può fare nell´immediato.
L´argomento della famiglia è ripreso anche dal responsabile economico dell´Udc, Gian Luca Gallettti: «Le famiglie non sono interessate al balletto delle due o tre aliquote (che Tremonti ha ipotizzato nel futuro sistema fiscale, Ndr), ma vogliono sapere se ci saranno risorse per garantire un futuro ai figli, acquistare una casa, programmare una vita insieme».
«La filosofia del ministro dell´Economia è comprensibile – dice il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti – ma noi chiediamo di passare dalle parole ai fatti con interventi a favore di lavoratori e pensionati». Il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, concorda con Tremonti sulla «necessità di spostare il peso del fisco dall´Irpef ai consumi», «ma la nostra priorità è seguire la famiglia e alleggerire il peso del fisco su pensionati e lavoratori dipendenti