Tremonti contro i numeri dell’Istat

12/10/2005
    mercoledì 12 ottobre 2005

      Pagina 15-Economia&Lavoro

        Tremonti contro
        i numeri dell’Istat

          Definisce «voci» il deficit al 5% del Pil Il ministro: niente condoni, ma An preme

            di Bianca Di Giovanni / Roma

              DARE I NUMERI – «Voci incongruenti che non corrispondono all’andamento dei conti segnalano un rapporto deficit/Pil al 5,1%».

                L’esordio di Giulio Tremonti in Parlamento per la Finanziaria non poteva essere più deflagrante. Definire voci incongruenti un dato dell’Istituto nazionale di statistica non giova certo alla credibilità del Paese.

                Soprattutto a livello internazionale. Ma tant’è: per l’Economia il dato di indebitamento (a consuntivo) del primo semestre diffuso dall’Istat non è credibile. Bisogna fidarsi invece delle stime (stime sul futuro)del Dpef, i cui obiettivi verranno centrati così come gli impegni con Bruxelles.

                Rispondendo alle domande dei parlamentari il titolare dell’Economia ha poi assicurato che «per quel che dipende dal governo e dalla sua maggioranza il condono non ci sarà». Messa la parola fine ai «rumors» sulle sanatorie? Non è detto: alcuni parlamentari di An più tardi spingono per una riapertura dei termini del tombale e per un allargamento anche all’agricoltura, rimasta esclusa dalle sanatorie. Altro capitolo riguarda la cosiddetta tassa sul tubo. Tremonti si è detto disponibile a delle modifiche, ma con due paletti: il gettito deve rimanere lo stesso e anche la provenienza degli incassi.

                  Il ministro sottolinea il carattere strutturale degli interventi previsti. I 15,9 miliardi per la correzione del deficit (11,5 miliardi) e per la copertura di voci di spesa «che il Governo ritiene necessario confermare» sono «interventi integralmente strutturali», spiega ai parlamentari. Dei 16 miliardi, 3,2 sono aumenti di entrate ed il resto è costituito da risparmi di spesa. Stavolta poi il ministro «creativo» dichiara di puntare molto sulla lotta all’evasione, da cui conta di ricavare per il 2006 300 milioni. «Mi pare una cifra ragionevole e realistica», ha detto. Rivolgendosi poi all’opposizione ha chiesto di votare le norme anti-evasione, cioè la riforma del sistema esattoriale e la compartecipazione dei Comuni. «Se su queste due cose ci fosse un vostro voto – ha detto – credo sarebbe nell’interesse del Paese». Peccato che fino a pochi mesi fa Tremonti considerasse il condono una forma di lotta all’evasione e al sommerso. Quanto al mezzogiorno – grande dimenticato nella manovra – il ministro dichiara di aver chiesto alla Commissione Ue l’ok per la fiscalità di vantaggio per il Sud, in particolare sull’Irap. Durante l’audizione Tremonti svela in parte il giallo degli immobili ancora non venduti. «Già nella trimestrale è stato alzato il livello del deficit di 1 punto di Pil (dal 2,7 al 3,7%) – spiega – proprio su ipotesi di annullamento di cessioni di immobili». Insomma, mancano all’appello 12 miliardi di euro da vendite immobiliari.

                    Intanto il presidente dell’Anci Leonardo Domenici chiede ospitalità ai sindacati per partecipare allo sciopero generale indetto per il 25 novembre. «Questa non è una battaglia politica, bensì una battaglia per cambiare quella parte della manovra che ci riguarda e che è devastante». Questo dirà oggi nella sua audizione in Senato. Domenici rivela poi di aver telefonato al presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, per invitarlo a riflettere sugli effetti della manovra appena presentata. Ma i primi a scendere in piazza saranno i lavoratori dello spettacolo che venerdì prossimo si riuniranno alla sala congressi Capranica di Roma.

                    All’incontro parteciperanno anche i tre leader confederali Epifani, Pezzotta e Angeletti.