Tremonti: con l´euro rincari bestiali

07/11/2003
     
    venerdì 7 novembre 2003
     
    Pagina 33 – Economia
     
    Il ministro del Tesoro preme ancora per l´introduzione della nuova banconota. "Per l´economia il peggio è ormai alle spalle"
     
    Tremonti: con l´euro rincari bestiali
    "Ma gli incentivi sulle pensioni garantiranno un bonus del 40%"
     
     
    RICCARDO DE GENNARO

    ROMA – «Il carovita è stato bestiale dopo l´introduzione dell´euro. Questo è il punto fondamentale». Il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, riconosce le difficoltà delle famiglie italiane nel fare fronte all´inflazione e ne addebita le principali responsabilità all´introduzione della moneta unica. «Con il carovita che c´è stato è già tanto se uno riesce a sopravvivere: questo onestamente va detto», ha affermato ieri durante la trasmissione di Rai 1 «Occhio alla spesa». Tremonti – secondo il quale «a occhio e croce il peggio è ormai alle spalle» – ha poi rilanciato l´idea di trasformare l´euro in banconota, un´idea che tuttavia non ha finora incontrato il favore di Bruxelles e dei banchieri. Il ministro è convinto che se si fosse fatta la banconota non ci sarebbe stata l´equazione un euro uguale mille lire.
    «Anche il governo, in queste ore, si sta accorgendo che l´inflazione è alta», ha commentato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine dell´audizione dei sindacati sulle pensioni davanti alla commissione Lavoro del Senato. «Speriamo – ha aggiunto – che anche sulle pensioni il tempo porti consiglio e che il governo capisca che quella delle pensioni è una riforma sbagliata e non equa ed è stata fatta in maniera affrettata». Per Tremonti, invece, «con questa riforma il nostro sistema previdenziale diventa uno dei più sicuri d´Europa». Inoltre, «chi prolunga volontariamente l´età di pensionamento -ricorda il ministro, a dispetto dello scetticismo della Ragioneria dello Stato sull´efficacia del superbonus – si trova 40 euro in più ogni 100 in busta paga: il lavoratore si mette in tasca quello che non ha più ragione di essere, cioè i contributi, che non vengono più dati all´Inps e possono essere utilizzati per vivere meglio».
    Cgil, Cisl e Uil, in ogni caso, invitano il Parlamento a fare pressione affinché il governo ritiri l´emendamento alla delega sulle pensioni. Dopodiché si potrà tornare a discutere. In particolare, i sindacati contestano il percorso proposto dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, che intende andare alla rapida approvazione della delega in Parlamento (il ministro è convinto di farcela entro l´anno) e poi aprire un confronto con le parti sociali nell´arco di diciotto mesi. «Il dialogo va fatto prima che la riforma delle pensioni sia varata dal Parlamento. Altrimenti non c´è più possibilità di confronto», sostiene il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che indica questa strada: sospendere l´iter della delega, aprire un confronto, separare la previdenza dall´assistenza e, nel 2005, fare la verifica». Epifani invita il governo a riflettere, «perché quello che sta facendo è destinato a creare più problemi di equilibrio di quanti se ne vogliono risolvere».
    Per Epifani, la riforma del governo porterà «un´intera generazione di lavoratori, dal 2008, a ritrovarsi senza pensione, senza lavoro, perché le aziende li mandano via, e senza ammortizzatori sociali, perché la riforma degli ammortizzatori non si fa». Anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti, esorta il governo a ritirare il provvedimento e riaprire il confronto, mentre la Confsal sottolinea che, ai fini contributivi, va in primo luogo affrontato il problema del sommerso.