Tremonti cerca 25 miliardi vede i sindacati e Marcegaglia Epifani escluso si infuria

14/05/2010

ROMA – Bisogna tagliare e va trovato il consenso per farlo. E´ questa la missione alla quale sta lavorando in queste ore il ministro Tremonti: varato il piano anticrisi europeo necessario a stoppare l´emergenza, ora si tratta di allontanare il più possibile l´arrivo di nuove burrasche e di salvaguardare l´economia nazionale trovando, entro i prossimi due anni, i 25 miliardi di euro necessari a riportare il deficit sotto la soglia del 3 per cento. L´Italia, infatti, è ben lontana dalla situazione greca, spagnola o portoghese, ma i mercati aspettano interventi sostanziosi sulla spesa pubblica, e affinché tali interventi possano avere effetto serve un accordo con le imprese e con i sindacati. Almeno parte dei sindacati.
E´ per questo che mercoledì sera, riproponendo un copione già visto in passato, il ministro – in via del tutto informale – ha incontrato al Tesoro Cisl e Uil, ma non la Cgil. A varcare il portone di via XX Settembre per un vertice riservato sono stati infatti Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ma anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl e Luigi Angeletti della Uil. Non è chiaro se l´incontro sia stato comunitario o se – più probabilmente – i due leader sindacali siano stati ricevuti in un secondo tempo. Ma l´ordine del giorno del vertice informale è facilmente intuibile: si è parlato di conti pubblici, fisco e pubblico impiego.
Come già avvenuto in passato (quando, nonostante le ripetute smentite, Bonanni e Angeletti, furono «pizzicati» mentre uscivano da una porta secondaria) Guglielmo Epifani non è stato invitato all´incontro. «Il metodo è inammissibile, è ora di finirla» hanno commentato fonti a lui vicine, ricordando che il leader della Cgil ha chiesto più volte in modo esplicito e ufficiale di poter incontrare il ministro Tremonti per parlare della manovra e della crisi.
Il ministro, invece, avrebbe scelto di andare sul sicuro, interpellando al momento solo le confederazioni con le quali gli più facile discutere. D´altro canto, vertice di mercoledì a parte, sono gli stessi uomini della Cisl e della Uil ad ammettere che, in questi giorni, « le telefonate con il governo non sono mancate».
Ora gli sviluppi della situazione sono tutti da intuire, ma qualche confine comincia a delinearsi. Quasi sicuramente archiviata la possibilità di una riforma fiscale (in alcune regioni, visto il deficit sanitario, le tasse potrebbero addirittura aumentare), le ipotesi di «risparmio» sul tavolo riguarderebbero le pensioni di invalidità (suscettibili di ulteriore «stretta») e i contratti degli statali. D´altra parte il premier Berlusconi non ha fatto mistero, nei giorni scorsi, di aver apprezzato la «cura» varata in Spagna dal collega Zapatero: meno 5 per cento nel 2010 per gli stipendi pubblici e loro congelamento per tutto il 2011. Fra le ipotesi di cui si parla, anche quella di non rifinanziare la detassazione del 10 per cento della parte variabile sul salario. Che la manovra dovrà essere «forte e significativa» lo ha d´altra parte confermato per primo il ministro del Lavoro Sacconi.