Tremonti attacca di nuovo le banche, non fanno bene il loro mestiere

02/02/2010

Nuovo attacco del ministro dell’Economia italiano al sistema bancario. Ieri a Milano Giulio Tremonti ha attaccato l’attivismo dei banchieri e la relativa passività dei governi di fronte alla crisi economica e finanziaria. E nel corso di un incontro ha detto di avere di avere l’impressione che «i banchieri sia in vacanza, sia al lavoro, sia locali, sia centrali facciano qualcosa che non è il loro mestiere e che i governi non facciano qualcosa che è nel loro dovere». Tremonti ha parlato poche ore dopo il World Economic Forum di Davos che si è concluso due giorni fa. «Nella montagna incantata – osserva il ministro dell’Economia – l’unico discorso politico di grande rilievo è stato quello del presidente francese». E mentre il suo governo sta pensando all’introduzione di nuove centrali nucleari, il ministro ha sostenuto anche che «l’ambiente è forse l’ultimo vero driver di sviluppo che abbiamo». Tremonti si è anche domandato che tipo di sviluppo vuole l’Europa, se «vogliamo un’Europa che punta solo sull’export o anche sulla domanda interna ». L’ambiente, la green economy, rappresentano per il ministro dell’Economia una delle grandi possibilità per uscire dalla crisi.
CONTI Intanto parziali segnali positivi arrivano dai conti dello Stato nel mese di gennaio, anche se ad influire positivamente sull’andamento statistico c’è il raffronto con il corrispondente e disastroso mese del 2009, nel pieno della crisi economica. Sia come sia, a gennaio il saldo di cassa ha registrato un avanzo di 4,2 miliardi contro un fabbisogno di 1,472 miliardi dello stesso mese del 2009. Secondo il ministero dell’Economia «il miglioramento del saldo del mese di gennaio, rispetto allo stesso mese del 2009, è dovuto sostanzialmente ad un incremento del gettito tributario, nonché a un impatto più favorevole dei flussi finanziari netti con l’Unione Europea, a causa di una diversa distribuzione temporale di incassi e pagamenti».
RETRIBUZIONI Ieri, questa volta dall’Istat, sono arrivati pure i dati relativi all’andamento delle retribuzioni contrattuali. In particolare, nel mese di dicembre i salari risultano aumentati dello 0,1% rispetto a novembre e del 2,8% rispetto a dicembre 2008. La stessa Istat ha precisato che nella media del 2009 l’aumento delle retribuzioni è stato del 3% rispetto al 2008, superiore al tasso di inflazione del periodo (0,8%), meno però di quanto registrato in media nel 2008, quando l’aumento sull’anno precedente fu del 3,5%. E resta comunque il fatto che nel nostro paese gli stipendi medi restano di un terzo inferiori a quelli della media Ue. «La crescita delle retribuzioni è il frutto di buoni contratti, siglati secondo la prassi del vecchio accordo del23luglio 1993, nonché del cosiddetto effetto trascinamento nel 2008 e dei rinnovi 2009», ha commentato Agostino Megale, segretario confederale Cgil. «Ad ogni modo – ha aggiunto il dirigente sindacale – non si può nascondere il dato vero sui salari di fatto dei lavoratori dipendenti italiani nel 2009: nell’Industria, la crescita media segna una variazione dell’1,7%, che al netto dell’inflazione, delle tasse e dei contributi, si traduce in una aumento mensile di appena 10 euro. L’unico contratto che già porta suoi effetti nel 2009 – conclude Megale – è quello degli alimentaristi, i cui aumenti previsti in sede unitaria già lasciano intravedere un risultato migliore di quanto si sarebbe conseguito seguendo le regole dell’Accordo separato del 22 gennaio 2009»