Tremonti: adesso parliamo di riforma delle pensioni

09/07/2002



(Del 9/7/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
IL MINISTRO DELL´ECONOMIA: LA FINANZIARIA 2003 NON SARA´ DI LACRIME E SANGUE
Tremonti: adesso parliamo di riforma delle pensioni
«Avanti con la stessa logica dell´accordo di venerdì. E´ la formula corretta»

MILANO
La Finanziaria del 2003, non sarà una manovra da lacrime e sangue. Il viatico è giunto diretto da Giulio Tremonti – l´unico ministro del governo Berlusconi titolato a lavorare di forbici, per coniugare il rispetto delle promesse elettorali con l´equilibrio di bilancio – nel bel mezzo dell´assemblea dell´Anima (l´associazione dell´industria meccanica e affini presieduta da Savino Rizzo) che il caso ha voluto si svolgesse a stretto giro di posta dalla firma del Patto per l´Italia e del varo del decretone con cui l´esecutivo dà l´avvio alla rivoluzione del mercato del lavoro e dintorni: primo pilastro della strategia del governo per rimettere in corsa il Paese e fargli recuperare competitività. «La Finanziaria si ripromette di contenere la dinamica della spesa, là dove è eccessiva rispetto all´andamento del Pil», ha chiarito il titolare dell´Economia, escludendo indirettamente forti tagli. Il Patto siglato la scorsa settimana che incorpora il profilo delle riforme strutturali («in quanto tali non realizzabili in pochi mesi») contenute nel Libro Bianco di Marco Biagi, per il ministro, fungerà da fil rouge per la Finanziaria del 2003 che è ormai «in avanzato stato di elaborazione». Sistemato il primo pilastro – quello sul lavoro – il governo si ripropone ora di affrontare gli altri due snodi cruciali per rivitalizzare il sistema: previdenza e fisco. Tremonti ha ribadito di volerli declinare entrambi «nello spirito delle decisioni del vertice di Barcellona», e con il metodo che ha permesso di raggiungere l´accordo l´altra settimana: per cui il tavolo della concertazione, si rimetterà subito al lavoro per centrare entrambi gli obiettivi. Quello previdenziale, innanzitutto. Per le pensioni «il governo ha presentato al Parlamento una riforma che sarà oggetto di discussione – ha detto Tremonti – centrata sulle decisioni di Barcellona» dove si è affermata la necessità – «fatta propria dal governo» – di incentivare la permanenza degli anziani nel mondo del lavoro». Scelta spiegata dal ministro con l´osservazione che in società sempre più vecchie e più ricche è necessario investire sia sul lavoro che sul capitale. «Noi siamo convinti che la combinazione della riforma (ossia il secondo pilastro), una volta approvata dal Parlamento, e degli incentivi – ha sostenuto Tremonti – sarà la formula corretta per il Paese ma anche per l´Europa». E aggiunege: «la riforma previdenziale sarà oggetto di una discussione fatta sempre seguendo la logica del Patto per il nostro paese firmato l’altro giorno». Quanto alla riforma fiscale in discussione – di cui l´Anima ha chiesto un´accelerazione sul lato delle imprese – il ministro dell´Economia ha difeso la scelta «di iniziare con un primo modulo di riduzione delle imposte concentrato sui redditi più bassi», con ragioni non solo economiche (per rimettere in moto i consumi) ma anche etiche. «Se la pressione fiscale è alta per tutti, è giusto ridurla a partire dalle fasce più deboli», ha rilevato il ministro ricordando che in tal senso si era espresso anche il consiglio Ue di Barcellona. Del resto il presidente della Confindustria Antonio D´Amato, si era detto pago per il momento, del fatto che l´avvio degli interventi sulla fiscalità non avesse del tutto ignorato le imprese, alle quali è stata concessa «una riduzione del cuneo fiscale, che permette di rilanciare la politica dei redditi, essenziale per la stabilità economica del Paese; la riduzione dal 2003 di due punti dell´Irpeg; e un primo intervento (per 500 milioni di euro) sull´Irap che è una tassa iniqua in quanto grava sul lavoro». D´altra parte la soddisfazione di D´Amato per la riforma del mercato del lavoro era tale che al ministro avrebbe concesso persino di più. «Tanta flessibilità tutta insieme non era mai stata immessa nel mercato del lavoro italiano prima d´ora», esultava il presidente della Confindustria sostenendo che per «rintracciare una riforma altrettanto radicale si doveva andare a ritroso agli anni Settanta» e scommettendo che con il Patto della scorsa settimana «le imprese italiane riusciranno a superare il gap competitivo che le ha afflitte in questi anni». Alla quadratura del cerchio mancano ora il sommerso e il Sud: D´Amato si è detto sicuro che un´intesa su entrambi i fronti potrà essere raggiunta prima della pausa estiva. I tavoli relativi sono già al lavoro.

f. pod.