Trecentomila richieste per lavorare in Italia Il primato del Nord

01/02/2011

Accolte 52 mila domande. «Posti esauriti in pochi secondi»
ROMA— In centomila hanno premuto quasi simultaneamente il tasto «invio» . In trecentomila in poche ore. Ma cinque stranieri su sei malediranno quel click. Delle 303mila domande di assunzione di lavoratori extracomunitari, provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi con l’Italia, ne potranno essere accolte solo 52.080. Con buona pace di chi, con il Pd, i sindacati e il mondo agricolo protesta contro la «procedura assurda» da «roulette russa» . Mentre dal Viminale si fa notare che «tutto si è svolto in maniera regolare, il sistema ha funzionato senza ritardi e un così alto numero di domande è stato ricevuto in poche ore senza disagi né file» . Prossimo appuntamento alle otto di domani, quando sarà possibile inviare le domande di assunzione per le trentamila colf e badanti, di Paesi diversi da quelli presi in considerazione ieri, previste nel decreto flussi. Dopodomani ultima scadenza, destinata alla conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale di 11mila permessi per studio, tirocinio, lavoro stagionale ed altre tipologie, nonché all’ammissione di 4mila extracomunitari che abbiano completato programmi di formazione nel Paese di origine. Nella corsa al primo click sono bastati un pugno di secondi per esaurire le quote disponibili. Il maggior numero di richieste proviene dalla provincia di Milano (37 mila), seguono Roma (22.500) e Brescia (18.800). Ora ci vorranno mesi per la valutazione delle richieste. Poi i 52mila «vincitori» dovranno andare nella rappresentanza diplomatica italiana del proprio Paese a ritirare il visto ed avere il permesso di soggiorno. Critica la Pd Livia Turco: «L’assurda procedura evidenzia l’incapacità di questo governo nel gestire il fenomeno dell’immigrazione» . «Oltre alla beffa il danno — denuncia la Cisl —: è una finzione immaginare che un’azienda o una famiglia chieda per il lavoratore immigrato senza conoscerlo» . E le Acli parlano di «procedura superata» .