Tre scalini per l’ipotesi di accordo

09/07/2007
    sabato 7 luglio 2007

    Pagina 2/3 – Primo Piano

    Analisi
    L’ipotesi di accordo

    L’uovo di Colombo:
    tre scalini per arrivare
    a “quota 96” nel 2012

      STEFANO LEPRI
      REOMA

        Sono scalini al posto dello scalone, o meglio gradini al posto di un alto ed unico gradone, che portano a un sistema di quote. Questa è, nel gergo che tenta di semplificare una questione molto complicata, l’ipotesi di accordo su cui si lavora per le pensioni. A 57 anni, come adesso, con 35 anni di contributi continuerà ad ottenere la pensione di anzianità chi fa un lavoro usurante o turni notturni (molti operai, ma anche gli infermieri): questa è l’esenzione che si negozia per venire incontro alla sinistra e ai sindacati.

        Per tutti gli altri, da 57 anni l’età minima salirà l’anno prossimo a 58, invece che subito ai 60 previsti dalla legge Maroni lasciata dal centro-destra; dopo un biennio o dopo diciotto mesi (qui c’è ancora un margine di negoziato tra le parti) si andrà a 59. Dopodiché il terzo gradino, dal 2011 o dal 2012, comporterà il passaggio al sistema della quota: potrà ottenere la pensione di anzianità chi arriverà a «quota 96». In sostanza si tratta di sommare l’età anagrafica e le annate di contributi, 59 anni più 37 di contributi 60+36, 58+38. Già dal 2008, invece, chi raggiunge i quarant’anni di contributi potrà lasciare il posto di lavoro quando vorrà.

        Il costo di questa soluzione – simile a una già esaminata due settimane fa – è piuttosto alto, nei calcoli della Ragioneria dello Stato prudenzialmente fondati sull’ipotesi che il settanta per cento degli aventi diritto all’anzianità scelga di lasciare il lavoro. E’ la percentuale degli ultimi anni, frutto dell’incombere dell’entrata in vigore della legge Maroni a partire dal 2008; secondo gli ottimisti, potrebbe scendere un po’, verso i livelli degli anni precedenti. Si avrà un picco di oneri sui due miliardi di euro all’anno nel 2010, 2011 e 2012; poi ci sarà una sostanziale riduzione.
        E’ molto, e in quel triennio non saranno sufficienti a compensarlo i risparmi su altre voci della previdenza, soprattutto per l’integrazione dei diversi enti previdenziali. E’ tuttavia molto meno, secondo la Ragioneria, rispetto a quanto sarebbe costata l’ipotesi di qualche giorno fa, presentata dal ministro del Lavoro Cesare Damiano (58 anni e incentivi a chi resta al lavoro), più gradita ai sindacati. E nel medio-lungo periodo, potrebbe anticipare Tommaso Padoa-Schioppa alle riunioni europee di lunedì e martedì, non dovrebbe esserci aggravio rispetto alla Maroni.

        Il ministro dell’Economia intanto ha incassato un secondo giudizio benevolo da una agenzia di rating: quello di Fitch è arrivato ieri, dopo quello di Moody’s del giorno prima. Il Dpef 2008-2011, sostiene Chris Pryce, uno dei responsabili della valutazione dei debiti pubblici per Fitch, contiene obiettivi su deficit e debito «in lieve miglioramento, pur se non sufficiente, rispetto alle nostre previsioni» che avevano portato a un declassamento dell’Italia lo scorso ottobre. Sulle prospettive della spesa pensionistica, le agenzie di rating guardano più alla revisione dei coefficienti, per ora rinviata, ma che il ministro Damiano spera di poter realizzare senza dover affrontare un aggravio di costi.

        Sul meccanismo da sostituire allo scalone le confederazioni sindacali sembrano pronte a concludere. «L’accordo si deve fare e lo si può fare» dice il segretario generale aggiunto della Cisl Pier Paolo Baretta, che segue la trattativa da vicino, «specie dopo un Dpef con molte scelte positive a favore dei giovani, delle pensioni più basse e sugli ammortizzatori sociali». Cgil e Uil ieri non si sono esposte ma sembrano disponibili, pur se qua e là nelle fabbriche metalmeccaniche, come la Fiat di Termini Imerese, proseguono gli scioperi.

        Lunedì intanto al ministero del Lavoro governo e sindacati cercheranno di definire gli aumenti alle pensioni minime. Cgil, Cisl e Uil ieri hanno precisato le loro proposte, su come ripartire i 900 milioni di euro quest’anno, e il miliardo e cinquecento milioni a regime, che il governo ha messo a disposizione. Per il 2008 si vorrebbe un aumento mensile medio di circa 29 euro per le pensioni fino a 654 euro di importo.