Tre promesse ai lettori in cerca di una terza via

24/10/2002
il Riformista
 

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23 OTTOBRE 2002


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ECCOCI

Tre promesse ai lettori in cerca di una terza via

Di questo nuovo giornale che nasce oggi, «Il Riformista», si è detto già molto.
Forse troppo. E’ una fortuna per un battesimo, e noi ringraziamo tutti coloro che
hanno finora parlato di noi. Sia quelli che ci hanno accolto con interesse e talvolta
perfino con entusiasmo, non solo nel cosiddetto "Palazzo" ma anche nella "comunità"
telematica che intorno a noi è già sorta. Sia quelli che non hanno preso bene il parto,
forse perché non amano la crescita demografica delle idee, e sono conservatori per natura.
Attaccandoci prima ancora di conoscerci ci hanno dato una ottima conferma dell’utilità
del nostro progetto, che ha in odio la guerra civile permanente da cui l’Italia politica non
sembra capace di risollevarsi. Non spiegheremo dunque in quattro righe e tre paroloni
(indipendenza, autonomia, libertà) che cosa saremo. Contiamo di farlo giorno per giorno
con i nostri articoli. Ma qualche promessa possiamo farla.

1) Non avremo tabù. Non c’è niente – ma niente davvero – che non possa essere discusso
e sottoposto ad analisi critica. Non c’è schieramento pregiudiziale che giustifichi la miopia.
L’omino col cannocchiale, il nostro logo nella testata, allude proprio a questo.
Lo diciamo soprattutto a sinistra. Mettersi in testa l’elmetto e suonare la carica può
rinfrancare di tanto in tanto le truppe, ma non fornisce le armi, sofisticate e nuove, che sono
necessarie per vincere le guerre elettorali del Duemila. La politica non è orgasmo permanente,
ma costruzione quotidiana di proposte vincenti. Una sinistra di governo si comporta sempre
come se fosse al governo, anche quando è all’opposizione. Prima o poi tornerà a vincere, e
noi la vogliamo all’altezza del compito quando accadrà.
2) Non faremo sconti. L’arretratezza politica attuale del centro-sinistra non è un buon
alibi per la deriva conservatrice, lo stato confusionale e il tirare a campare che sembrano
ormai caratterizzare il governo Berlusconi. Ci aveva promesso riforme, non le vediamo.
Su questo lo giudicheremo, senza riaprire ogni mattina la campagna elettorale. Come ha
scritto Ilvo Diamanti, gli elettori
sembrano poco attenti al conflitto di interessi di Berlusconi e molto attenti al conflitto di

Berlusconi con i loro interessi. Nel paese che lavora e produce, la Finanziaria e lo stato dei
conti pubblici generano più allarme della Cirami e della Pittelli. Questo giornale riconosce in
pieno la legittimità del governo, e per questo pretenderà che governi. Non siamo per il tanto
meglio tanto peggio, e lo spettacolo di un paese in declino – perché di ciò si tratta – non ci
darà soddisfazioni postume.
3) Non staremo né di qua né di là. Difenderemo il bipolarismo e prenderemo posizione.
Cercheremo i veri riformisti e daremo loro voce. La loro cultura è nata, un secolo fa, nella
sinistra e nel movimento dei lavoratori. Dove ha vinto, ha creato società più efficienti e più
giuste. In Italia si è smarrita in mille rivoli, alcuni in faticosa marcia verso il centro politico,

altri ritiratisi a vita privata, altri ancora sedotti dall’apparente efficienza del berlusconismo.
Tra i tabù della vecchia sinistra e gli insuccessi della nuova destra, c’è sempre una terza via
da percorrere. A saperla trovare, ci si può ancora battere per gli ideali della Rivoluzione
francese: libertà ed eguaglianza. Il terzo, quello della fraternità, ci sembra per sempre sepolto
sotto le macerie delle utopie e i fasti dell’individualismo di massa.

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