Tre milioni di lavoratori stanno perdendo la pazienza

09/05/2007
    mercoledì 9 maggio 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Tre milioni di lavoratori
    stanno perdendo la pazienza

      Sciopero di turismo e imprese di pulizia contro la flessibilità selvaggia, mobilitazione del terziario

        di Felicia Masocco/ Roma

        C’è un paradosso nel mondo del commercio e del turismo. Le imprese, Confcommercio in testa, non perdono occasione per denunciare la caduta dei consumi nell’Italia post-euro. Però i loro dipendenti hanno retribuzioni ferme da anni. È uno degli aspetti della vertenza che venerdì vedrà in sciopero i lavoratori del turismo. Chiedono che il contratto venga rinnovato ma non peggiorato rispetto a diritti faticosamente conquistati e alla flessibilità concessa: tanta, ma almeno regolata. Lo stop per l’intera giornata riguarda 1 milione e 200mila, in attesa di rinnovo da 17 mesi. Sempre venerdì si fermano i lavoratori dei servizi di pulizia, 500mila donne e uomini con stipendi bassissimi che passano da un appalto all’altro conservando il posto grazie alle clausole di garanzia ma vedendosi tagliare le ore di lavoro grazie al massimo ribasso. Il loro contratto è scaduto da due anni e i sindacati accusano le aziende, Confindustria e Coop che, tra l’altro, vorrebbero cancellare l’indennità per i primi tre giorni di malattia e la maggiorazione del 25% per il lavoro svolto di sabato.

        Lo sciopero non riguarda il commercio-terziario (1 milione e 600mila senza contratto): ma anche questo settore parteciperà all’assemblea che Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno organizzato per venerdì al Palalottomatica di Roma. Cinquemila i lavoratori attesi in rappresentanza dei 3 milioni e 300mila colleghi, parteciperanno i segretari di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. In tutto 3 milioni e 300 mila lavoratori

        Perché questi contratti non si fanno? Le richieste di aumento non sono esose e ben al di sotto di altri rinnovi: 78 euro lordi mensili per il commercio e terziario, 90 euro per il turismo e le imprese di pulizie. Difficile, anche per associazioni agguerrite come Confcommercio e Confindustria farsi scudo con queste cifre. I problemi riguardano più gli orari e la flessibilità su cui le aziende vorrebbero mano libera e deregolamentazione. «Il contratto del terziario è scaduto a dicembre, ma si è visto subito che il negoziato sarebbe stato in salita – spiega Ivano Corraini , segretario Filcams -. Le aziende vorrebbero procedere per avvisi comuni e solo dopo pensare al rinnovo. Da parte di Confcommercio c’è una grande volontà di revanche, di rivincita nei confronti del contratto precedente che le grandi imprese non hanno digerito. Si vuole rimettere in discussione il part-time dopo che avevamo faticosamente riconquistato i diritti che la legge 30 aveva cancellato». Nel turismo, poi, le aziende reclamano il job on call, il lavoro a chiamata che questo governo vuole abolire prima del Dpef. «È fuori dalla grazie di Dio», commenta Corraini. «Non possiamo accettare che si disponga della vita delle persone che hanno diritto a darsi un programma di vita entro cui c’è il lavoro», aggiunge Brunetto Boco di Uiltucs. Anche perché nel turismo c’è la formula dell’«extrasurroga» che permette di far lavorare una persona a giornata. «Insomma il lavoro è stabile e il personale precario – chiosa Pierangelo Ranieri di Fisascat -. Una contraddizione da superare».

        Sono senza contratto anche i 150 mila lavoratrici e lavoratori dell’artigianato del settore moda. Anche loro scioperano venerdì, per 8 ore, la protesta è stata indetta da Femca Cisl, Filtea Cgil, Uilta-Uil.