Trattative roventi/2 Le carte truccate di Cofferati

22/01/2002



OPINIONI
TRATTATIVE ROVENTI/2 LO SCONTRO TRA GOVERNO E LAVORATORI SECONDO ROBERTO MARONI
 

Le carte truccate di Cofferati

Il leader Cgil? Cerca la guerra a tutti i costi. E non solo sulle pensioni. Parola di ministro, che del sindacato dice: ha la sindrome dell’ultima parola.
 




di 
 
BRUNO VESPA
18/1/2002
Domande & Risposte
Il tavolo del governo su lavoro e pensioni si è chiuso nel momento stesso in cui si è aperto quello parlamentare
. Su questo non torno indietro. Ma, come ho detto anche al capo dello Stato, sono pronto ad aprire immediatamente un altro tavolo sulla riforma degli enti previdenziali-a cominciare da Inps e Inail-e sull’attuazione della riforma dei patronati. Ma ho ribadito a Carlo Azeglio Ciampi che da parte mia il dialogo non si è mai chiuso".
Da buon giocatore,
Roberto Maroni tenta di aprire una nuova partita col sindacato mettendo sul tavolo soldi e potere. "Vogliamo discutere sul ruolo che le parti sociali hanno negli organi di governo della previdenza? Vogliamo sbloccare gli ingenti contributi-passati da 30 a 300 miliardi-varati dal precedente governo per i patronati che potranno occuparsi di tante materie e fermi dal marzo del 2001? Io sono pronto…".

- È una promessa o una minaccia?
Un invito al dialogo dove questo è possibile con il governo. Gli ultimatum del sindacato su lavoro e pensioni non hanno senso. Il problema non è la mia presunta scarsa voglia di discutere, è che la sede di discussione si è trasferita alle Camere.
-
Su questo porta chiusa con Sergio Cofferati?
Io sono bravino nella scopa d’assi dove conta l’abilità. Cofferati gioca invece con carte truccate per alimentare un conflitto sociale che non ha ragione d’essere. Quali margini d’intesa potranno esserci fino a quando il segretario della Cgil e i suoi colleghi di confederazione andranno nelle assemblee dei lavoratori a dire cose non vere su lavoro e pensioni alimentando paure immotivate e una contrapposizione che non ha senso nei confronti del governo, magari con l’obiettivo di farlo cadere?
-
Lei pensa davvero che Cofferati voglia portarvi alla crisi?
Nel ’94, la grande manifestazione sulle pensioni contribuì a far cadere il governo. Oggi il sindacato non riesce a mobilitare i lavoratori sui fondi pensione aperti o chiusi, né dicendo che l’aumento a un milione al mese delle pensioni minime vale per due milioni di pensionati e non per sei, né gridando che il governo sbaglia se contribuisce a far emergere il lavoro nero con la sospensione dell’articolo 18…
-
La riforma delle pensioni è certo un’arma più potente.
E infatti il sindacato mobilita i lavoratori se dice che il governo non pagherà più le pensioni o metterà a repentaglio le rendite attuali di milioni di persone. Se a un lavoratore dicono una cosa del genere, lui fa bene ad arrabbiarsi e a scendere in piazza. Poiché invece il governo sta facendo esattamente il contrario di quello che va dicendo Cofferati, è evidente che il suo obiettivo squisitamente politico è di portare il sindacato a surrogare la sinistra parlamentare sperando di far cadere Berlusconi.

- Se la sente di sostenere con la mano sul cuore che chi aspetta di andare in pensione non ha davvero nulla da temere?
Chi deve andare in pensione nei prossimi anni sappia che ci andrà con le stesse regole di oggi. Di più: faremo quello che non ha fatto nessun altro governo certificando il diritto alla pensione a tutti quelli che ne hanno maturato i requisiti.
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È la base per gli incentivi a restare?
Diremo al lavoratore: tu da domani potrai andare in pensione quando vorrai con quello che hai maturato anche se la legge dovesse cambiare, ma se rimani a lavorare avrai un incentivo che consiste in un aumento di stipendio fino al 33 per cento. Si aggiunga l’aumento delle pensioni minime e mi si dica quale governo della sinistra aveva fatto qualcosa del genere.
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Vi si rimprovera di giocare sulla pelle dei nuovi assunti.
Abbiamo incentivato l’assunzione dei giovani a tempo indeterminato riducendo il costo del lavoro da tre a cinque punti e garantendo comunque ai giovani tutti i diritti pensionistici. Quale sindacato al mondo farebbe sciopero contro una manovra del genere?
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Anche Savino Pezzotta e Luigi Angeletti sarebbero dunque impazziti?
Temo che siano stati colti dalla sindrome dell’ultima parola. Il sindacato è partito dicendo: non si tagliano le pensioni di anzianità. Confindustria voleva tagliarle. Ha vinto il sindacato. Confindustria ha subordinato gli incentivi per chi rimane al lavoro alla penalizzazione per chi se ne va prima del tempo. Il sindacato voleva solo gli incentivi senza penalità. Ha vinto ancora. Confindustria ha chiesto di avere una riduzione del contributo per i neoassunti, il sindacato ha risposto che con il sistema attuale i giovani avrebbero la pensione ridotta. Il governo ha fatto uno sforzo e ha proposto di ridurre i contributi senza toccare le pensioni.
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Chi paga?
Tra 40 anni, quando i giovani andranno in pensione, la differenza sarà pagata dal fisco. Tutte le previsioni dicono peraltro che a quell’epoca il livello della previdenza integrativa sarà tale che non si sentirà il bisogno di correttivi fiscali.
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E il sindacato?
È rimasto spiazzato e ha fatto delle decontribuzioni una bandiera come è accaduto per l’articolo 18 sui licenziamenti. Ha assunto una posizione ideologica preconcetta contro una riforma che favorisce l’occupazione e non penalizza i giovani. In realtà il sindacato non vuole che nemmeno su questo Confindustria abbia l’ultima parola.
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E la riforma del trattamento di fine rapporto?
È questa la vera riforma: il conferimento obbligatorio del Tfr ai fondi pensione. Sono almeno 20 mila miliardi l’anno che dovranno garantire un rendimento pari a quello europeo. È un miracolo aver superato questo tabù della Confindustria. Ma naturalmente nessuno ne parla. Eppure la riforma del Tfr vale novanta e tutto il resto dieci. Se rinunciassi al resto, ci rimetterei poco o nulla. Ma non voglio darla vinta a chi usa in modo strumentale il sindacato contro il governo. Adesso se la vedano con il Parlamento.
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E in Parlamento che aria tira?
La nostra maggioranza non è cieca, muta e senza cervello. Noi cercheremo di convincerla che la nostra proposta è giusta. Ma si muoveranno lobby fortissime da parte industriale e sindacale perché il governo non ha sposato nessuna tesi di parte. Se fossi con Pezzotta e Angeletti farei approvare rapidamente la delega per discutere sull’attuazione pratica della riforma. È quella la cosa importante. Esistono ampi margini di dialogo sugli ammortizzatori sociali e sul resto.
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Qual è la sua linea del Piave sull’articolo 18?
Da ministro so che la proposta è equa. Ma so anche che nella maggioranza ci sono forti spinte per considerarla debole e allargare ad altre categorie la normativa sui licenziamenti. Mi dia retta il sindacato: faccia approvare la delega così com’è e passiamo subito a discutere del resto. Norme di attuazione, riforma degli enti previdenziali, finanziamento dei patronati…



 
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TRATTATIVE ROVENTI/2 LO SCONTRO TRA GOVERNO E LAVORATORI SECONDO ROBERTO MARONI