Trattative roventi/1 Dacci oggi il nostro sciopero quotidiano

22/01/2002



ATTUALITÀ
TRATTATIVE ROVENTI – 1 LA CATENA INFINITA DELLE AGITAZIONI SINDACALI



Dacci oggi il nostro sciopero quotidiano

Contratti, ristrutturazioni, riforme. Dal pubblico impiego alle banche, dalla scuola ai trasporti, le ragioni di una stagione ad alto rischio di disservizi. E che preannuncia nuove tensioni.


di 
 
ROBERTO SEGHETTI
18/1/2002

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: ha aperto una nuova via al dialogo tra governo e sindacati.
Sarà un anno di fuoco questo 2002 per i rapporti sindacali e per gli scioperi. L’intervento del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha aperto, per ora, una nuova via al dialogo sulle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro (incontrando il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, il capo dello Stato ha avviato martedì 15 gennaio la consultazione del governo, dei sindacati e della Confindustria). Ma, oltre alla politica sociale del governo, nel 2002 vi sono altri appuntamenti destinati a provocare malumori, tensioni, scioperi: il rinnovo dei contratti di lavoro per milioni di dipendenti (tabella nella pagina a fianco) e le ristrutturazioni con possibili problemi per l’occupazione in alcuni settori, come trasporto aereo, comunicazioni, credito.

Le agitazioni di inizio anno sono solo un anticipo di questo drammatico intreccio. Gli scioperi generali regionali programmati prima dell’incontro con Ciampi e contro la politica del governo dai segretari di Cgil, Cisl e Uil, Sergio Cofferati, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, assomigliano a una sventagliata di cannonate.
Venerdì 25 gennaio
: astensione generale dal lavoro in Alto Adige, Friuli, Marche, Abruzzo e Calabria. Martedì 29: sciopero in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Basilicata. Giovedì 31: Umbria e Lazio. Venerdì 1° febbraio: Trentino, Veneto, Liguria e Molise. Ma nello stesso tempo sono già in carnet agitazioni generali di categoria, come quella dei poligrafici di lunedì 21 gennaio, nelle quali contano molto anche gli altri temi al centro dello scontro. Ed è già prevedibile che ne seguiranno molte altre.

Trasporto aereo
. Viaggi difficili venerdì 18 gennaio per uno sciopero di tutto il personale del settore. L’agitazione ha messo in rotta di collisione i sindacati con la commissione di garanzia sugli scioperi presieduta da Gino Giugni: l’autorità aveva chiesto di ridurre le ore di agitazione da otto a quattro. Martedì 29 gennaio, dalle 12 alle 16, sciopereranno i controllori di volo di Milano. Mercoledì 30, sciopero generale dei trasporti dalle 10 alle 14. Per mercoledì 20 febbraio è previsto uno sciopero dalle 12 alle 16 del personale Enav, l’ente degli uomini radar.

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Ma sarà solo l’inizio. Dopo gli attentati dell’11 settembre, la crisi del trasporto aereo si è aggravata. L’Alitalia ha avviato le procedure per ridurre l’occupazione di 5 mila unità. Le società di assistenza a terra pensano ad analoghi interventi, per esempio nel settore del catering (circa 500 addetti a rischio a Fiumicino e 300 a Milano, tra Linate e Malpensa). Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto al governo, finora senza esito, la dichiarazione di stato di crisi del settore. Obiettivo: poter utilizzare anche alcuni ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, oggi non previsti. Ma non basta. Sono scaduti i contratti di piloti e assistenti di volo.

Ferrovie
. Le trattative per il nuovo contratto (che non riguarda più solo i dipendenti delle Fs, ma anche quelli delle imprese private) sono in stallo. Oltre alla partecipazione dei ferrovieri agli scioperi generali regionali e a quello di tutti i trasporti del 30 gennaio, è già scontata, a breve scadenza, una ripresa della pressione sindacale.

Bus e tram
. Le trattative per gli aumenti economici biennali sono di fatto ferme. I sindacati chiedono il recupero dell’inflazione. I lavoratori dei trasporti locali parteciperanno agli scioperi regionali, ma non a quello del 30 gennaio. Prevedibili nuove tensioni.
Pubblico impiego
. Il ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, sta cercando di scongiurare lo sciopero generale del settore (ministeri, scuola, sanità, enti locali, parastato, università, ricerca, aziende autonome) fissato per venerdì 15 febbraio. Ma deve trovare insieme al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nuove risorse. Nella Legge finanziaria per il 2002 è stato previsto, infatti, per il rinnovo di tutti i contratti scaduti, un recupero dell’inflazione reale pari solo allo 0,5 per cento, mentre la differenza tra inflazione programmata e reale è stata, secondo i sindacati, del 2,2. Dice Antonio Foccillo, della Uil: «Nel primo caso sono solo 13 mila lire lorde al mese, nel secondo 66 mila». E non basta. Sempre nella Finanziaria è stato previsto che si possano privatizzare gli enti pubblici senza consultare i sindacati e che il governo possa annullare gli accordi fatti dagli enti decentrati. Cgil, Cisl e Uil considerano queste norme una dichiarazione di guerra. Scioperi in vista dunque per tutto l’anno. In modo particolare nella scuola, dove è oltretutto in gioco una riforma che i sindacati contestano.
Banche
. I bancari scioperano contro la politica del governo, ma anche per il rinnovo del contratto. Hanno già fatto, lunedì 7 gennaio, uno sciopero nazionale per questo motivo. Fino al 3 febbraio non faranno straordinari. Poi, prenderà il via una campagna di assemblee. Puntano a un recupero del potere di acquisto. Ma anche a fare in modo che le ristrutturazioni nel settore siano gestite senza tagli. Le risposte? «Per ora insoddisfacenti» dice Giovanna Tripodi, della Cgil.



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Poste e comunicazioni. Si attendono un piano di Marco Tronchetti Provera per la Telecom a metà febbraio e, per fine gennaio, un progetto di Corrado Passera per le Poste. I sindacati sperano che non vi siano problemi occupazionali. In caso contrario, sarà guerra.



Il no pregiudiziale degli sconfitti ds
Il muro contro muro ha senso per chi, come Cofferati, ha perso al congresso di Pesaro

di FRANCO DEBENEDETTI


«O si cambia o colpiremo uniti» hanno detto i sindacati a Palermo domenica 13 gennaio
. E contro le proposte del governo su licenziamenti e pensioni hanno annunciato fitti scioperi. Una dura sconfitta per il ministro Roberto Maroni, che per corteggiare Cisl e Uil e dividere il fronte sindacale si era imposto anche a Giulio Tremonti rinunciando a rivedere le pensioni di anzianità e al secondo tempo della riforma.
A dare al governo un mese di tempo per cambiare è stato il segretario della Cisl: un indizio che nella ritrovata unità di Palermo vi sono posizioni diverse e che anche questa è una partita doppia. Per
Sergio Cofferati il no è una decisione strategica: questo è un governo con cui non si tratta. Invece per Savino Pezzotta e Luigi Angeletti il problema dopo l’esito delle elezioni del 13 maggio era e resta se portare alle ultime conseguenze il divario crescente con la Cgil (dal clamoroso episodio del contratto integrativo di Milano in avanti) e maturare le condizioni per uno strappo analogo a quello sulla scala mobile nel 1983. Se lasciare Cofferati e Fausto Bertinotti soli nella loro strategia di intransigenza, portando Cisl e Uil a farsi carico del compito storico di indicare alla sinistra e all’intero Paese una strada diversa.
Né il governo né l’opposizione li hanno aiutati
. Il governo, se voleva (legittimamente) portare dalla sua Cisl e Uil su pensioni e lavoro, non doveva sommare a questo fronte altri scontri al calor bianco come su giustizia ed Europa. Quanto all’Ulivo, la Margherita non ha dato una mano alla Cisl, i Ds hanno guardato con indifferenza alla mano tesa a Pesaro da molti dirigenti e quadri Uil a Piero Fassino. Eppure, c’erano premesse e promesse per riconoscere che il tabù dell’articolo 18 e le pensioni di anzianità sono problemi a cui si deve porre mano. Senza scontri muro contro muro, ma per riequilibrare le garanzie a favore di chi oggi non ne ha. Il no pregiudiziale ha senso per chi, come Cofferati, ha perso il congresso ds. Ma ne ribalta l’esito in piazza (www.francodebenedetti.it).



 
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