Trattativa su Mirafiori o solo su Meccaniche?

30/11/2010

Finalmente si è visto l’intervento dello stato nella vertenza Fiat: ieri mattina, a piazza Affari, dove era atteso l’a.d. Sergio Marchionne, la borsa era tutta transennata e difesa da ben 17 (non sono scaramantici) mezzi di polizia.
Era atteso dagli analisti finanziari, cui doveva chiarire i termini della divisione del gruppo in due marchi distinti anche come logo (Fiat e Fiat Industrial), che saranno entrambi quotati in borsa dal 1 gennaio 2011. Il ramo automobilistico esce da un anno disastroso, che porterà a un indebitamento netto – all’inizio del nuovo anno – oscillante tra 1,6 e 2 miliardi. In compenso avrà liquidità per 10 miliardi e punta a raddoppiare i ricavi (32 miliardi nel 2010) entro il 2014. Più contenuto il progresso previsto per Fiat Industrial (da 19 a 29), che parte però con i bilanci in positivo.
Dalla sua parte della barricata Marchionne può annoverare la Banca europea degli investimenti, che ha confermato ieri la disponibilità a finanziare lo stabilimento in Serbia. Nonché i sindacati «complici» – Cisl e Uil – scavalcati però in fedeltà aziendale dal Fismic (ex Sida, praticamente fondato da Valletta). Intanto è riuscito a vendere il Doblò, prodotto nello stabilimento di Bursa, in Turchia, alla Opel.
Marchionne deve però convincere i lavoratori, più che diffidenti rispetto ai suoi piani. Sul fronte Termini Imerese – considerata «chiusa» dal Lingotto – ci sarebbe stato un incontro con Gianmario Rossignolo, candidato rilevare parte dell’impianto siciliano, e un ok di massima al passaggio di proprietà. Ma è un progetto che potrà assorbire una parte minima della manodopera.
Intanto è ripartita la discussione sul destino di Mirafiori, per il quale Marchionne ha delineato una joint venture con Chrysler, Caso interessante come «conflitto di interessi», perché avremmo una «società» fatta in parte con capitali pubblici – americani – per uno stabilimento privato italiano. Il progetto è ambizioso, come sempre, con numeri importanti e due modelli: un Suv con motori e meccaniche Usa e una vettura su piattaforma Chrysler 200. Modelli per cui la verifica di mercato è tuta da fare (parte della produzione dovrebbe riprendere la via oltre Atlantico). Il problema non risolto è però un altro: sarà una newco come a Pomigliano? applicherà i contratti esistenti (almeno due).
Pesantissime però le richieste sul fronte dell’organizzazione del lavoro, in termini di turni e «governabilità». E soprattutto non si discute dell’intero stabilimento di Mirafiori, ma solo delle «meccaniche». Non a caso, ieri, i lavoratori delle Presse e degli Stampi, in assemblea, hanno votato all’unanimità un testo che chiede una trattativa «per tutto il sito», una «costante informazione attraverso le assemblee» e «un referendum per confermare qualsiasi accordo».
La Fiom Cgil, dice il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo, è disponibile a discutere di turni, ma «garantendo le risorse umane», ossia «la salute». E quindi oppone alle richieste di maggiore intensità del lavoro la necessità di confermare pause e mensa, come elementi costitutivi di quel «recupero fisiologico» necessario in ogni «lavoro stressante» (tutte le operazioni da fare sulle linee sono intorno al minuto).
In tema di «governabilità», infine – che per il Lingotto significa essenzialmente divieto di sciopero e sanzioni per i sindacati e i singoli lavoratori – Airaudo invita la Fiat « rimuovere le cause». In parole povere: «il 70% degli scioperi sono spontanei, in seguito all’aumento improvviso di carichi di lavoro o alle linee che vanno troppo veloci». Solo il 30%, invece, in seguito a mobilitazioni indette dal sindacato. Non c’è sindacato che possa farsi «garante» (ossia guardiano) in casi come questi. Quindi «la minaccia in teoria diretta ai sindacati in realtà è rivolta ai lavoratori». Quelli che stanno sulle linee e producono «profittabilità».