«Trattativa non stop su tutti i tavoli»

03/07/2002




Mercoledí 03 Luglio 2002

Il Governo punta a un accordo complessivo con le prti sociali, fisco, Sud e sommerso prima del varo del Dprf previsto domani
«Trattativa non stop su tutti i tavoli»

D’Amato: buon metodo
ROMA – Parte oggi una trattativa no-stop su tutti i tavoli di trattativa per arrivare a un accordo in settimana. Il Governo prova la stretta seguendo il rituale del negoziato e prevedendo anche sedute notturne. Si punta a chiudere entro pochi giorni, probabilmente tra venerdì e lunedì, dopo il varo del Dpef che è stato illustrato ieri alle parti sociali e sarà approvato dal Consiglio dei ministri di giovedì. Si comincia oggi da Mezzogiorno e sommerso, si prosegue poi in nottata sui temi del lavoro e poi del fisco. Il Governo vuole chiudere presto questa partita per dare un segnale di distensione sociale, dopo le polemiche sul caso Biagi che hanno investito il ministro degli Interni. Un accordo che serve, oggi più che mai, come merce politica oltre che per dare concretezza a riforme che sono in ballo da quasi nove mesi. A sorpresa, la Cgil parteciperà a quest’ultimo sprint per conoscere meglio i contenuti del Dpef e per capire le ricadute ai tavoli di trattativa. È forse questo il "fuori programma" che nessuno si aspettava dopo il «no» del sindacato di Sergio Cofferati al negoziato sul lavoro, che del resto ieri è stato confermato. «Non c’è disponibilità alcuna – ha detto Cofferati – a sottoscrivere intese che comportino la modifica dell’articolo 18. Per quanto riguarda i tavoli a cui abbiamo partecipato, il nostro giudizio è negativo perché in quella sede non ci sono state le novità annunciate e men che meno hanno trovato risposta le nostre domande». Non cambiano, dunque, i giudizi della confederazione sulla politica economica nonostante la presenza al rush finale a tutti i tavoli aperti, anche quello sul lavoro: «Quelle del Governo sono ipotesi di grande ottimismo, senza che siano chiare le politiche che intende realizzare. Aumentano le preoccupazioni da parte nostra e prendono corpo anche esplicite contrarietà a causa dei contorni indefiniti del Dpef», ha detto Cofferati preoccupato soprattutto per la copertura finanziaria dei rinnovi nel pubblico impiego. La proposta di trattare senza interruzioni è arrivata dal sottosegretario, Gianni Letta, al tavolo sul Dpef dopo un ultimo colloquio di lunedì sera con i segretari generali di Cisl e Uil: Pezzotta e Angeletti hanno fatto chiaramente capire che ieri sera non avrebbero firmato alcun accordo e che era necessario ancora un supplemento di negoziato. E infatti ieri, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi, i due leader non hanno voluto fare commenti. «Il giudizio lo daremo se riusciremo a realizzare gli accordi su fisco, Mezzogiorno, e sulla questione degli ammortizzatori sociali», ha detto il numero uno della Cisl che si prepara alla no-stop di oggi. «È stato utile e molto costruttivo il coinvolgimento fin dall’inizio delle parti sociali nel disegnare il Dpef». Per il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, si inaugura un metodo nuovo: «Diversamente dal passato, non stiamo assistendo a un Dpef scritto e raccontato. È un work in progress ed è positivo l’approccio di coinvolgere fin dall’inizio le parti sociali alla costruzione di una manovra che vuole fare riferimento anche a una politica di riforme strutturali». Finora i contorni più definiti, quelli che più assomigliano a un accordo, sono quelli relativi alla riforma dell’articolo 18 e degli ammortizzatori sociali. Resta la deroga, per tre anni, della legge sui licenziamenti per le imprese che assumendo superano la soglia dei 15 addetti ma vengono aggiunte le correzioni chieste da Cisl e Uil. E cioè, al termine della sperimentazione sarà un avviso comune a valutare gli esiti della riforma: un modo per bloccare qualsiasi automatismo della sperimentazione in modifica strutturale. Ma viene anche aggiunta una norma anti-elusiva per le aziende che fittiziamente scendono sotto la soglia dei 15 addetti per poi assumere e rientrare nell’ambito della riforma del Governo: si chiarirà infatti che la deroga ha effetti solo su incrementi occupazionali effettivi. Infine, la contestata norma sul trasferimento di ramo d’azienda verrà ricondotta nell’alveo della direttiva comunitaria: sarà cioè possibile solo per entità economiche dotate di propria identità. Più complicato è il passaggio sulla riforma fiscale di cui, ancora ieri, le parti sociali sapevano poco o nulla. «Non è chiara, se non generici riferimenti», ha detto Pezzotta. È a questo tavolo e a quello sul Mezzogiorno che si deciderà la partita con Cisl e Uil.

Lina Palmerini