“Trattativa no-stop su lavoro e fisco”

03/07/2002


MERCOLEDÌ, 03 LUGLIO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
Il governo chiede ai sindacati di iniziare oggi il confronto-maratona per arrivare all´accordo entro domani
 
"Trattativa no-stop su lavoro e fisco"
 
Dpef: deficit 2003 allo 0,9%. E i ministeri diventano aziende
 
 
 
Il leader della Cgil: "Quelle del governo sono previsioni vaghe e indefinite"
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – Oggi trattativa non stop con partenza alle 12, proseguimento nella notte, fino a domani giorno in cui è convocato il consiglio dei ministri per il varo del Dpef, la cornice entro la quale si gioca tutta la politica economica. «E´ il modo migliore per ricordare Marco Biagi, andremo avanti ad oltranza», ha detto Gianni Letta. La trattativa non stop si farà oggi attorno ad un tavolo unico su Dpef, fisco, lavoro, sommerso e Mezzogiorno e al tavolo parteciperà anche la Cgil.
Naturalmente il gioco è ormai a 360 gradi e il Dpef diventa il grande contenitore nel quale il governo può materializzare le proposte sul fisco, quelle sul tasso d´inflazione che preoccupa i sindacati per i contratti, i denari per il Mezzogiorno. Parallelamente resta la questione dell´articolo 18 e delle sue deroghe.
Tutto ciò in un quadro dove si deve tenere conto anche delle disponibilità finanziarie: e ieri Tremonti ha dato le cifre, quelle che i tecnici chiamano il quadro macroeconomico e di cui bisogna riferire. In primo luogo il pil che quest´anno precipita all´1,3-1,4 (dal 2,3 che fu stimato dopo l´11 settembre) mentre per il prossimo anno si va ottimisticamente al 2,8-2,9 per cento. Il nodo conti pubblici per quest´anno si presenta con un deficit-pil in salita all´1,1 per cento (era lo 0,5 del pil). Per il prossimo anno – quello «scontato» grazie agli accordi di Madrid-Siviglia – invece del pareggio si avrà uno 0,8-0,9 per cento: si tratta di uno 0,5 abbuonato in Spagna a tutti al quale si aggiunge preventivamente l´utilizzo degli stabilizzatori automatici che entrano in ballo con la congiuntura economica negativa.
Resta ancora da definire il tasso di inflazione programmata che, come avviene sempre in questi casi la Confindustria vuole basso e i sindacati più alto per avere margini in modo da chiudere i contratti. Il ministro delle Politiche comunitarie Rocco Buttiglione che ha parlato dell´argomento al termine della riunione di ieri non si è sbilanciato ma ha dato un segnale: si partirà dall´1,7-1,8 stimato dall´Unione europea. Quanto all´occupazione è previsto un tasso di attività fino al 60 per cento (dall´attuale 52 per cento) e la discesa della disoccupazione al 6 per cento nel 2006, a fine percorso.
L´altra carta che dovrà giocare il governo è quella del fisco: ieri sono stati ripetuti i dati dei giorni scorsi: si partirà dai redditi «bassi e medio bassi» e il Tesoro metterà in campo nel 2003 circa 5-6 miliardi di euro.
Resta aperta la questione della spesa e dei conti di quest´anno dove nonostante le indicazioni di ieri la questione non è stata ancora definita dai tecnici del Tesoro. Dopo i dati dei primi sei mesi del fabbisogno in crescita di 3,7 miliardi rispetto al 2001, ora si addensano anche le nubi del giudizio dell´Eurostat (vedi articolo a fianco) mentre la crescita del pil è stata stimata da Prometeia, ieri, al solo 0,9 per cento.
Per ora sul lato dei risparmi non si è saputo più di tanto: meno spesa, più responsabilità dei ministeri, sono state ieri le linee di «rigore» indicate dal ministro dell´Economia, Giulio Tremonti. In cosa si concretizzeranno? In un piano che sembra destinato a trasformare i ministeri in «centri di budget», poi si ripotenzieranno tutte le pratiche volte alla centralizzazione degli acquisti di beni e servizi per la pubblica amministrazione. Complessivamente la spesa corrente dovrà essere contenuta almeno al tasso d´inflazione. Naturalmente molto si conta sulle due Spa gemelle, Patrimonio e Infrastrutture, che dovrebbero consentire il decollo delle opere pubbliche in Italia.