Trasporti e tlc muovono i consumi

07/06/2007
    mercoledì 6 giugno 2007

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    Trasporti e tlc muovono i consumi

      Confcommercio: in aprile un aumento tendenziale dell’1,4% ma in quattro mesi è solo dello 0,6%

        Nicoletta Picchio
        ROMA

        Qualcosa si muove. Auto, telefonini, profumi, prodotti per la casa: gli italiani stanno ricominciando a spendere, anche se con cautela. C’è stato un segnale positivo a gennaio (+0,5), un ritorno indietro a febbraio (-0,2), una ripresa a marzo (+0,6) e un exploit ad aprile (+1,4). Per il secondo mese consecutivo, secondo l’indicatore della Confcommercio, i consumi aumentano. Se dovesse continuare così, la ripresa economica avrebbe un’ulteriore conferma. Anche se, confrontando i primi quattro mesi del 2007 con il 2006, quest’anno la crescita è stata di un modesto 0,6 contro l’1,7 dell’anno scorso.

        Ma cos’è che spinge ad aprire il portafoglio? Se trasporti e comunicazioni vanno bene, grazie anche alla possibilità di pagare a rate, hanno il segno negativo gli alimentari e i "servizi ricreativi", intesi come giochi, concorsi, cd e cinema, mentre sono stazionari l’abbigliamento e le calzature. Ma c’è un elemento, oltre lo stile di vita, che pesa sulle scelte degli italiani: il prezzo. Aumentano le spese nei settori dove i prezzi scendono e viceversa frenano i consumi dove i prezzi vanno più su dell’inflazione.

        La pole position in aprile, con un +8,1% in quantità e +6,1% in valore, (+3,7 e +3,4 nei primi quattro mesi dell’anno) spetta alla "mobilità", cioè i beni e servizi legati al trasporto. Auto, viaggi in aereo, favoriti anche dal tempo mite. E dal calo dei prezzi, -1,9 il dato di aprile, -0,4 il dato del quadrimestre. «La mobilità è uno dei bisogni più qualificanti dei consumi, è una tendenza in atto e si va espandendo sempre di più», spiega Mariano Bella, capo del servizio studi della Confcommercio.

        Gli italiani si muovono, quindi, e hanno anche piacere a comunicare. La spesa per telefonini, televisori, computer, macchine fotografiche è aumentata in quantità del 6,7 ad aprile e del 6,6 nel quadrimestre (in valore +1,9 e +o,5), a fronte di un calo dei prezzi dell’8% ad aprile e del 5,5% nei primi quattro mesi. E la moda del wellness ha preso talmente piede da spingere i consumi per la cura della persona – dai prodotti di profumeria a quelli farmaceutici – alla sanità in generale, rispettivamente +5,3 e +5,2, considerando le qualità, (in valore +1,4 e 0,9) a fronte di prezzi in calo del 3,6 e del 4,1.

        Gli alberghi e le consumazioni fuori casa sono in lieve aumento: «Dovrebbero andare meglio» dice Bella. «Il motivo è che il comparto ha un’inflazione attorno al 2 per cento» continua. I dati lo confermano: la crescita è stata in quantità dello 0 e 0,5%, in valore +1,9 e +2,9%, a fronte di una crescita dei prezzi dell’1,8 ad aprile e del 2,3% nei primi quattro mesi dell’anno.

        Un fenomeno che si amplifica se si considerano giochi, cd, concorsi, cartoleria e cinema: in quantità i consumi sono scesi del 5,8 ad aprile e del 7,4 nel quadrimestre, in valore sono aumentati del 2,5 e del 4,5, a fronte di un aumento dei prezzi del 3,5 e del 3,1.

        A quanto pare, se devono risparmiare gli italiani rinunciano al piacere della tavola. I consumi per gli alimentari, esclusi i prodotti freschi, le bevande e il tabacco sono scesi dello 0,9% ad aprile e dell’1,3% nel quadrimestre, aumentando in valore dell’1,9 e del’1,7. I prezzi sono saliti del 2,9 e del 3 per cento.

        «È un trend che va avanti da anni, un fenomeno che è diffuso anche in Europa» dice Daniele Rossi, direttore della Federalimentari. «C’è una piccola ripresa dei consumi in valore, legata ad una crescita dei prezzi, ma la situazione è stabile» continua Rossi. A far salire i prezzi è stato l’aumento forte di alcune materie prime, come i cereali, il mais, l’olio d’oliva, l’aumento dell’energia e il costo del lavoro, con gli ultimi effetti dell’ultimo rinnovo contrattuale. «Ciò ha causato un’inflazione franco fabbrica, che però è stata attenuata e stabilizzata dalla grande distribuzione» continua il direttore di Federalimentare.

        Le aziende, ormai, si sono messe l’anima in pace: ad una ripresa italiana non sperano più e puntano all’estero, che sta andando bene, con aumenti attorno al 10 per cento. Non possono fare altro: la spesa degli italiani per gli alimentari si attesta storicamente al 16% del reddito. Da tre anni, continua Rossi, sfiora i 200 miliardi di euro.

        Piuttosto, all’interno della cifra cambia la composizione della spesa. Vanno meglio i prodotti più innovativi, i cibi pronti, si consumano di meno alcoolici e dolci, due segmenti dove sta passando anche il messaggio mediatico di una maggiore attenzione alla salute e di lotta all’obesità. ma questa è solo una piccola componenete: la realtà, dice Rpssi, è che gli italiani hanno cambiato interessi e stili di vita.