Trasferimento d’azienda con più certezze

08/09/2004


            mercoledì 8 settembre 2004

            sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 23
            Trasferimento d’azienda con più certezze
            GABRIELE FAVA
            Oltre al giro di vite sulle sanzioni per l’appalto illecito, il decreto legislativo correttivo del Dlgs 276/03 ha delineato meglio gli istituti dell’appalto e del trasferimento d’azienda.

            Appalto e trasferimento d’azienda. Il terzo comma dell’articolo 29 chiarisce che nell’ipotesi di subentro in un appalto precedente di un nuovo appaltatore (per disposizione di legge, contratto collettivo nazionale di lavoro, clausola contrattuale), ciò non costituisce trasferimento d’azienda ai sensi dell’articolo 2112, anche se nel nuovo appalto viene utilizzato personale già impiegato nell’appalto precedente.
            Così facendo la norma ha definito un dibattito aperto da tempo in giurisprudenza.

            Le ragioni per cui non viene ravvisata in tale fattispecie il trasferimento d’azienda, sono individuabili nel fatto che non esista un’organizzazione di mezzi funzionale a un’attività economica che conserva nel trasferimento la propria identità. C’è un semplice succedersi di due appalti pur con il permanere dello stesso personale.

            L’esclusione della disciplina del trasferimento ha due conseguenze: 1- la necessità del consenso dei lavoratori per la cessione dei contratti di lavoro ancora in essere al nuovo appaltatore, diversamente da quanto accade nel trasferimento di ramo d’azienda; 2- la non applicabilità delle garanzie economiche e normative previste per il trasferimento d’azienda, salvo diversa previsione nella norma regolatrice dell’acquisizione.

            Outsourcing. Il trasferimento d’azienda (spesso attuato tramite una cessione del medesimo ramo d’azienda) nonché l’appalto di servizi costituivano due strumenti utili, allo stesso modo, dei processi di outsourcing. I processi, cioè, mediante i quali l’impresa mantiene solo le attività produttive essenziali e cede alle imprese esterne le attività secondarie. Spesso, infatti, nella pratica si verificava che l’impresa che avesse ceduto un ramo finisse per stipulare un contratto di appalto con il nuovo imprenditore per l’utilizzo dei servizi ceduti.

            A garanzia dei diritti economici dei lavoratori, l’ultimo comma dell’articolo 32, del Dlgs 276/2003 (che ha modificato l’articolo 2112 del Codice civile) ha stabilito che nel caso in cui l’alienante stipuli con l’acquirente un contratto d’appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d’azienda oggetto di cessione, tra appaltatore e appaltante opera il regime della solidarietà di cui all’articolo 1676 del Codice. Con la previsione dell’ultimo comma dell’articolo 32 la riforma Biagi ha scongiurato la previgente prassi, impedendo che l’appalto sia solo fittizio o comunque venga utilizzato all’esito di procedure che tendono a eludere norme di legge inderogabili.