Transizione lunga per le coop

06/11/2002



          6 novembre 2002

          NORME E TRIBUTI


          Transizione lunga per le coop

          Ieri le prime audizioni alla Camera sui decreti di riforma – Protagoniste le centrali mutualistiche

          G. Ne.


          ROMA – Cooperative all’offensiva. È partito ieri il cammino parlamentare della riforma del diritto societario. Davanti alle commissioni Giustizia e Finanze della Camera sono sfilati i rappresentanti delle centrali. Numerose le osservazioni presentate e altrettante le richieste di cambiamento che verranno passate al setaccio ed eventualmente inserite nel parere che i commissari dovranno fornire al Governo entro l’inizio di dicembre. Anche se formalmente non c’è stata una vera e propria concertazione, molte delle proposte fatte proprie dalle centrali sono comuni. A partire dalla necessità di una fase di adattamento più lunga di quella oggi prevista. L’indicazione è per arrivare a comprendere tutto il 2004 nella fase utile per l’adattamento degli statuti delle coop. Per Legacoop e Confcooperative deve poi essere evitato il rischio di un’eccessiva penalizzazione del settore agricolo che si avrebbe da un rigido rispetto dei parametri sul criterio di prevalenza: a essere tagliati fuori potrebbero così essere quei soggetti in cui il prodotto conferito dai soci è superiore a quello acquistato sul mercato. Per Confcooperative poi va rafforzata la deterrenza per chi decide di trasformarsi da cooperativa in società di capitali. In questo caso la devoluzione ai fondi mutualistici dovrebbe interessare il patrimonio effettivo e non solo una parte di questo. Occorre poi ancora una migliore definizione del voto plurimo nelle cooperative che siano partecipate da altre cooperative. Per Legacoop andrà poi stabilito un tetto alla remunerazione del capitale conferito dai soci finanziatori nelle cooperative a mutualità prevalente e a quello conferito dai soci cooperatori nelle cooperative a mutualità non prevalente. Agci (ma è d’accordo anche Legacoop), in un esame dettagliato del provvedimento articolo per articolo, ha invece messo in evidenza come, in materia di rieleggibilità degli amministratori, l’assemblea possa eventualmente, a maggioranza qualificata consentire un quarto mandato. Inoltre, per Agci, con l’obiettivo di confermare l’unitarietà dell’istituto «società cooperativa», nella determinazione dei diritti patrimoniali attribuiti ai possessori degli strumenti finanziari per le coop a mutualità non prevalente, dovrebbe essere rimessa all’atto costitutivo la fissazione di un limite di remunerazione entro un massimo da introdurre per legge. E, sempre in tema di diritto societario, ieri il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti, intervenendo a un convegno di Unioncamere ha sottolineato come «la riforma del diritto societario è perfettamente in linea con le direttive europee. In particolare in materia di conciliazione il decreto legislativo dedicato alla materia rispetta la direttiva del 18 gennaio 2002 sull’assistenza giudiziaria che parla di un sistema stragiudiziale non abbandonato ai privati, ma regolato dallo Stato con la garanzia di assicurare la qualità dei soggetti erogatori del diritto. Se le raccomandazioni dei sette saggi per la Commissione Ue sui problemi della corporate governance sono quelle rese note ieri a Bruxelles (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), non mi sembra che ci fosse tanto da attendere. Noi abbiamo tenuto presente le direttive esistenti, e non quelle future, cercando di armonizzarle con legislazione italiana». Vietti, giudicando favorevolmente una proposta di Unioncamere", ha anche sottolineato l’esigenza di "sfruttare" l’obbligatorietà dell’invio telematico degli atti delle società a partire dal 9 dicembre prossimo, per introdurre una serie di ulteriori semplificazioni a vantaggio delle imprese».
          G. Sc.