Traguardo da 1,4 milioni di posti in più

07/06/2002


            MERCATO DEL LAVORO

            Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il lavoro di Maroni – L’obiettivo è aumentare del 4% il tasso di occupazione nel 2005
            Traguardo da 1,4 milioni di posti in più

            Berlusconi assicura: 1,8 milioni di nuovi occupati nell’arco della legislatura – Nella legge delega gli strumenti operativi

            ROMA – L’obiettivo è ambizioso: un milione e 400mila nuovi posti di lavoro fino al 2005. Tradotto in percentuali vuol dire quattro punti in più rispetto al tasso di occupazione attuale (54,5% da portare al 58,5%) per puntare in direzione del target fissato dal vertice di Lisbona (70% nel 2010). In questo quadro, il balzo più forte sarà l’occupazione degli anziani (12 punti) mentre le donne guadagneranno cinque punti in più sul mercato del lavoro. È quello che promette l’Italia a Bruxelles nel Piano nazionale per l’occupazione (Nap), varato ieri dal Consiglio dei ministri, che ogni anno ciascun Paese dell’Ue deve presentare alla Commissione. E in serata Silvio Berlusconi ha rilanciato: «Confermiamo l’ipotesi di 1 milione e mezzo di posti di lavoro, perchè 400mila sono già stati creati quest’anno, 1 milione e 400mila potremo crearli da qui a fine legislatura. Arriveremo, quindi, a 1,8 milioni posti di lavoro ma io sono ancora più ottimista». Il Piano, che si concentra sull’individuazione dei punti critici del mercato del lavoro italiano e sulle ricette messe in campo dal Governo, quest’anno dà enfasi soprattutto ai divari: tra Nord e Sud, tra tutelati e non tutelati, tra l’occupazione maschile e le fasce deboli, come donne e anziani. Ma nel documento si mette in rilievo, per la prima volta con note critiche, anche la peculiarità del tessuto economico italiano caratterizzato dalla presenza di una microimprenditorialità diffusa «segnale, anche, di una regolazione inefficiente». Caratteristiche territoriali che esprimono, per il Governo, la doppia esigenza di avvicinare la contrattazione ai luoghi di lavoro e di prevedere nuove regole che incoraggino la crescita dimensionale delle imprese. «Circa il 30% dei lavoratori dipendenti – si legge nel Piano – risulta impiegato nelle imprese di dimensioni non superiori ai 15 addetti. Lo sviluppo e il rafforzamento di queste caratteristiche segnalano l’importanza di un tessuto di microimprenditorialità legata al territorio ma nel contempo sono il segnale di una regolazione inefficiente che spesso ostacola la crescita dimensionale delle imprese e ne indebolisce la capacità competitiva». E sul gap Nord-Sud: «Il Governo auspica che le parti considerino l’opportunità di rivisitare l’assetto contrattuale rafforzando la contrattazione nel territorio e sui luoghi di lavoro». Il disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro gioca un ruolo di assoluto protagonista nel Piano. È infatti lo strumento centrale su cui l’Esecutivo gioca la sua scommessa di innalzare il tasso di occupazione e creare un milione e 400mila posti di lavoro. A questo traguardo concorre però anche l’altro obiettivo strategico: la lotta al sommerso. Per l’occupabilità e l’adattabilità vengono citate le nuove misure della delega sul riordino degli incentivi per l’occupazione, il riassetto degli ammortizzatori sociali, la formazione, le nuove tipologie contrattuali, e le maggiori dosi di flessibilità "garantite" al part-time, contratto chiave per il Governo per innalzare il tasso di occupazione delle donne e dei lavoratori più anziani. E si fa anche espressa menzione alla riforma dell’articolo 18, informando Bruxelles del dialogo ancora in corso con le parti sociali. Una flessibilità che il Governo «coniuga con la sicurezza» e con l’efficienza ricordando il varo del decreto sulla riforma del collocamento pubblico e la liberalizzazione delle agenzie private, prevista nella delega. Tra le azioni per la flessibilità viene ricordata anche la normativa sui contratti a termine, cioè il primo grande strappo del Governo con il sindacato: l’accordo fu infatti firmato da Cisl e Uil ma non dalla Cgil. E molta enfasi si dà al nuovo approccio di gestione del mercato del lavoro: la bilateralità. Nel dettaglio e sui numeri, due sono le note di rilievo: la diminuzione della spesa per le politiche passive e il successo delle agenzie di collocamento privato. In particolare, la spesa per prestazioni di cassa integrazione, indennità di disoccupazione, mobilità è scesa tra il 2000 e il 2001 da 7.898 a 7.616 milioni di euro. Sono invece aumentati i partecipanti a iniziative di formazione (da 1.747.000 a 1.666.000).

            Lina Palmerini

            Venerdí 07 Giugno 2002