Tra una ventina d’anni ai pensionati spetterà un gelato

04/04/2003

ItaliaOggi (Giustizia e Società)
Numero
080, pag. 26 del 4/4/2003
Marco Bertoncini


È quanto si ricava dai bilanci Inps.

Tra una ventina d’anni ai pensionati spetterà un gelato

Anche se pochissimo conosciuta dagli stessi addetti ai lavori, esiste una commissione parlamentare (Bicamerale) ´di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale’. Ultimamente essa ha avuto modo d’interessarsi dei bilanci consuntivi del 2000 e del 2001 presentanti dall’Inps. E i dati emersi non paiono certo molto confortanti.

Qualche numero chiarirà bene le condizioni dell’Istituto. Guardando alla gestione finanziaria di cassa, nel 2001 le riscossioni sono state di oltre 242 mila miliardi di lire (tutti i valori sono espressi ancora in lire, stante il riferimento a esercizi anteriori all’introduzione dell’euro), mentre i pagamenti hanno superato i 353 mila miliardi. Fabbisogno di cassa, quindi, di quasi 111 mila miliardi, che da solo la dice lunga sulle condizioni dell’ente previdenziale. Il fabbisogno è stato coperto quasi per intero dall’intervento statale, per finanziare le prestazioni assistenziali e le spese per invalidi civili; per oltre 2 mila miliardi, poi, è stato fatto ricorso ad anticipazioni. Rispetto all’anno precedente sono salite sia le entrate contributive (soprattutto per effetto dell’aumento dei contributi delle aziende non agricole) sia i trasferimenti statali (per un totale di oltre 19 mila miliardi). Di quasi 18 mila miliardi, per converso, è l’aumento delle uscite finanziarie, in gran parte dovuto alla crescita delle prestazioni pensionistiche.

Guardando più specificamente a singoli fondi, quello dei lavoratori dipendenti registra un saldo negativo di oltre 20 mila miliardi di lire fra entrate contributive, da una parte, e spese per prestazioni istituzionali, dall’altra. L’indice di copertura è dello 0,86.

Positiva, invece, la gestione degli enti creditizi: un saldo positivo di oltre 300 miliardi, con un indice di copertura dell’1,18.

Disastrosa la condizione della gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri: un saldo negativo superiore a 3 mila miliardi, un indice di copertura addirittura dello 0,37, oltre 2 milioni di pensioni erogate di contro a poco più di 600 mila iscritti lavoratori attivi.

Negativo anche il saldo della gestione degli artigiani: -1.250 miliardi, indice di copertura dello 0,91.

Lievissima la positività del fondo dei commercianti: 72 miliardi, con un indice di copertura dell’1,01.

Se si va poi a guardare la situazione patrimoniale, il deficit della gestione dei lavoratori dipendenti ha superato i 218 mila miliardi di lire, quello dei coltivatori sfiora i 52 mila miliardi. Chi tiene, ed è naturale stante l’esborso continuo di una vastissima platea d’interessati senza in concreto riscontro di prestazioni, è il fondo dei parasubordinati: la situazione patrimoniale segnava +11 mila miliardi nel 2000, è salita a quasi +22 mila miliardi nel 2001, più che raddoppiando.

Ma le prospettive non sono certo favorevoli, soprattutto per fondi come quello dei coltivatori. La relazione ai bilanci, infatti, rileva tre fattori concomitanti, tutti pesantissimi: continua diminuzione del numero degli iscritti; crescita della spesa pensionistica; consistente onere per interessi passivi sulle anticipazioni di cassa. Di là degli aspetti meramente tecnici e della terminologia burocratica (il documento finale approvato dalla commissione ritiene lapalissianamente ´opportuno intervenire sulle criticità’) c’è da chiedersi, con esborsi così rilevanti, che cosa si attenda per rivedere ab imis la previdenza in Italia. Altrimenti fra una ventina d’anni sarà data una scelta ai pensionandi: se hanno versato consistenti contributi avranno diritto a un gelato mensile da sorbirsi in una gelateria convenzionata; altrimenti, qualora i contributi siano stati scarsi, dovranno accontentarsi di un gelato confezionato ogni trimestre.

Che, d’altro canto, ci siano poche vie d’uscita emerge pure dalle analisi sulla gestione mobiliare e immobiliare. Come per tutti gli enti previdenziali, la gestione del patrimonio sarebbe dovuta servire a incrementare le entrate. Invece è stata utile solo: per assegnare alloggi a chi si riteneva opportuno; per favorire (anche per disposizioni statali) sfrattati e altre persone in emergenza di casa (cui avrebbero dovuto provvedere comuni e istituti autonomi delle case popolari o come oggi si chiamino); per dar casa ai propri dipendenti. Così oggi si rileva che di fronte a un reddito lordo derivante da immobili dell’Inps di circa 104 miliardi di lire, dedotti i costi di gestione il reddito netto si riduce a meno di 9 miliardi.

Marco Bertoncini