Tra Tfr e fondi integrativi la differenza è nel mercato

04/09/2003




        Giovedí 04 Settembre 2003


        Tra Tfr e fondi integrativi la differenza è nel mercato


        ROMA – Tra i tanti cambiamenti della previdenza, per i lavoratori dipendenti ce n’è uno destinato a influenzare anche il costume: è la sparizione della vecchia "liquidazione", quell’importo custodito dalle aziende che al termine della carriera lavorativa serviva da bacino di riserva per affrontare gli imprevisti della vecchiaia o per sposare i figli. La confluenza obbligatoria del Tfr "maturando" nei fondi pensione è una svolta importante ma apre numerosi interrogativi, come spiega lo Speciale del sito del «Sole-24 Ore» (www.ilsole24ore.com). Una volta chiarito che la coperta finanziaria dell’attuale sistema è troppo corta per garantirne la sostenibilità sul lungo periodo, resta da sciogliere in primo luogo il delicato nodo delle garanzie e delle salvaguardie. Gli esperti su questo punto concordano: qualche dolorosa rinuncia sarà necessaria. Attualmente il Tfr ha un rendimento garantito che, complice la crisi dei mercati, è risultato a volte superiore a quello di molti strumenti di investimento. Se verranno introdotte analoghe forme di tutela per i fondi pensione, a carico degli operatori o prestate dallo Stato, ci sarà un costo da affrontare in termini di minori rendimenti o un nuovo onere da accollare alla collettività. A questo si aggiunge il fatto che non tutti i dubbi sono stati chiariti sull’efficacia delle garanzie e sulla loro ragion d’essere. Gli operatori privati non vedono di buon occhio l’introduzione di verifiche, paletti e pubbliche guarentige.
        Contro questa posizione si schiera però la fondata obiezione che il mercato, essendo "privato", deve essere libero ma che è altrettanto evidente la sua sensibilità sociale. Avendo in carico la gravosa responsabilità di assicurare il Welfare di domani, deve dunque prevedere meccanismi di regolamentazione oltre a quelli di corporate governance delle società di gestione dei fondi.
        Pro e contro delle due strade sono esposte nelle interviste a Sergio Corbello (presidente di Assoprevidenza) e a Elsa Fornero (direttore del Cerp) che corredano il servizio online. Infine, c’è un aspetto "contabile" che riguarda l’effettiva convenienza del nuovo regime rispetto all’attuale Tfr. Se il versamento del Tfr nei fondi pensione darà diritto a una rendita periodica e il ritiro del capitale sarà disincentivato, è spontaneo chiedersi quanto tempo occorrerà per recuperare i propri denari. Generali Vita e Bnl Vita, per il sito del «Sole-24 Ore», hanno fatto i conti: in caso di pensionamento a 65 anni, il "punto di convenienza" si colloca intorno agli 80 anni.

        GUIDO PLUTINO