Tra sei mesi addio alla lira: un piano antieuropanico

02/07/2001



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Tra sei mesi addio alla lira
un piano antieuropanico

Negozi, Bancomat e stipendi: così si eviterà il caos
Mancano 180 giorni al varo definitivo della moneta unica. Bankitalia, governo e banche al lavoro

ELENA POLIDORI


ROMA – Europanico. Ansia da trapasso monetario: dalla lira all’euro, tra spiccioli, decimali, banconote ancora sconosciute e diverse per taglio, dimensione e valore. Paura che qualcosa – e più di qualcosa – alla fine vada storto il primo gennaio 2002, tra sei mesi esatti. Angoscia che al dunque l’Eday, come già si chiama, possa trasformarsi, in Italia come altrove, in una apocalisse: assalto agli sportelli bancari, Bancomat in tilt, caselli autostradali bloccati, parchimetri fuori uso, macchinette del caffè impazzite, impossibile prelevare anche coca cole, merendine, sigarette, profilattici…
Chissà, magari poi si risolve tutto in una bolla di sapone, come è accaduto per il Millennium bug, un anno e mezzo fa, quando sembrava che i computer del mondo dovessero bloccarsi di colpo e la gente aveva fatto perfino le scorte alimentari e di candele.
Certo, i rischi pratici e psicologici, piccoli e grandi sono ancora tantissimi. Per cui, a scanso d’equivoci, a 180 giorni dall’appuntamento Banca d’Italia e Tesoro s’appellano al buon senso, invitando i cittadini a non azzuffarsi per cambiare l’euro il primo dell’anno: e infatti per due mesi, fino al 28 febbraio, la lira continuerà ad esistere e le due monete conviveranno tranquille. Ma intanto, insieme alle banche, predispongono un piano in più punti, ancora segreto, per ridurre al minimo i possibili danni e i timori.
La bacchetta magica. Così è stato battezzato il centro nevralgico dell’operazionesalvagente messo in piedi dall’Abi, l’associazione bancaria italiana, in caso di assalto agli sportelli. In pratica, si tratta di incoraggiare l’uso del Bancomat, sistema che già di per sé obbliga l’utente a farsi i suoi conti abituandosi alle nuove banconote. Carte a prezzi stracciati per tutti. Massiccia campagna pubblicitaria di persuasione e di informazione affidata alla Saatchi. Già oggi ci sono in giro 22 milioni di tessere, quasi una a famiglia. Le macchinette invece sono 30 mila e coprono il 10% del fabbisogno di denaro nazionale. Adeguare i Bancomat alle nuove banconote – distribuiranno pezzi da 10, 20 e 50 euro – è costato una fortuna: fino a 800 mila lire ciascuna per cambiare i cassettini e il software. Ma c’è un rischio: che vadano esauriti rapidamente e che nessuno li rifornisca perché il 1 gennaio è festa. In Germania quel giorno le banche possono lavorare con orario allungato per legge. In Olanda ci stanno pensando su. In Italia no.
Denaro elettronico. Se la gente lo usa, non ha bisogno di avere soldi in tasca, né di fare conteggi: al dunque non si precipita a cambiare le lire e non impazzisce con i decimali. Ma è soprattutto una speranza. Attualmente i punti dove si possono fare acquisti con la carta Bancomat, i cosiddetti Pos (point of sale) sono 600 mila: l’operazione è gratuita.

Tredicesime anticipate.E’ una proposta della Banca d’Italia al Tesoro: soldi erogati dieci giorni prima del normale. Così gli italiani spendono in anticipo ed è possibile chiudere entro l’anno il cosiddetto circuito di rientro delle lire. Serve anche ad alleggerire i portafogli e dunque a fluidificare il cambio nell’ora x. Tocca al neoministro Tremonti decidere.
Strenne e saldi. Regali di Natale a base di minikit in euro dell’equivalente di 25 mila lire. E’ un auspicio e un invito. Queste scatolette sono a disposizione del pubblico dal 15 dicembre, ma contengono soltanto monete. Le nuove banconote sono segrete per tutti, fino all’ultimo minuto (con pubblico disappunto del Parlamento europeo il quale peraltro propone anche di spostare la data dei saldi).
I bucatori. I cassieri di banca li possono utilizzare per preannullare le banconote vecchie, perforandole. Vengono usati in Belgio e in Francia. Ma in Italia non si può: Bankitalia non vuole. I buchi traggono in inganno le macchine selezionatrici, speciali congegni elettronici che separano i biglietti veri da quelli falsi. La conseguenza è che i conteggi andrebbero fatti a mano.
Il selettore. E’ il cervello delle macchinette che dispensano bevande e merendine, il meccanismo che riconosce la moneta e dà l’input per far fuoriuscire il prodotto. Bisogna cambiarli e costano cari: 300 miliardi. I costruttori di selettori hanno dovuto fare il giro di tutte le Zecche d’Europa per farsi un’idea dei diversi euro. Le macchinette a rischio sono 350 mila. L’associazione di categoria, la Confida già piange: si prevede il 20% di consumi in meno perché la gente é disorientata e non ha dimestichezza con questi spiccioli.
Sos pavimenti. Le nuove monetine sono pesanti, le strutture non reggono. Allarme del Commissario Ue, Solbes. Molte banche hanno dovuto provvedere ai rinforzi, anche delle casseforti. I 7 miliardi 240 milioni di pezzi che la Zecca dovrà produrre e che stanno via via affluendo nei forzieri con una operazione di sicurezza che non ha precedenti, pesano circa 40 mila tonnellate. Un’enormità.
La «codina». Nomignolo per indicare il simboletto – una faccia ridente in una bandiera Ue – destinato nelle intenzioni a rassicurare i consumatori. Nei negozi che l’esporranno – circa 30 mila aderenti al cosiddetto accordo Eurologo – è previsto un cambio corretto, senza arrotondamenti.
La trappola cognitiva. Con il dovuto corollario psicologico di colpevolizzazioni, scollamenti, estraneità, paure. L’italiano dell’euro dipinto dallo psicologo Paolo Legrenzi in un suo libro (L’euro e la vita quotidiana, il Mulino), è una persona schiacciata dall’evento e per certi versi indifesa di fronte alla storica novità. Non è abituata a «pensare straniero». Non risulta culturalmente attrezzata a ragionare in termini di centesimi. Non sa fare confronti internazionali. Non ha familiarizzazione con la nuova moneta. Serve ancora un gran battage pubblicitario per istruirla. D’altro canto, dall’ultimo sondaggio Ue (giugno) fra seimila intervistati in Europa è risultato che solo il 61% conosce con esattezza la data del gennaio 2002 per l’ingresso dell’euro e il suo valore.
Mal comune. In Germania è ormai psicosi per l’addio al marco: da Amburgo a Monaco si segnala una incetta di beni non deperibili – vestiti, asciugamani, scatolame – temendo un crollo del potere d’acquisto dell’amato Dmark. In Francia, s’è scelta la via pedagogicoinformativa: valanga di spot esplicativi su radio e tv, corsi gratuti per pensionati e assistenti sociali ma anche un appello del presidente Chirac a polizia, esercito, mondo dell’economia e pubblica amministrazione per garantire successo alla più significativa riforma «degli ultimi 50 anni». Ovunque, dalla Spagna all’Olanda, dal Portogallo, ci si attrezza al peggio .