Tra partito e movimento, i viola provano a crescere

07/01/2010

Sarà l’occasione per guardarsi finalmente in faccia per la prima volta, oltre la virtualità delle rete. Ma anche per scambiarsi opinioni, idee, proposte. E per fare finalmente il punto su una questione tutt’altro che secondaria: che fare dell’enorme ricchezza raccolta il 5 dicembre scorso, quando per le strade di Roma centinaia e centinaia di migliaia di persone hanno sfilato chiedendo le dimissioni di Silvio Berlusconi dopo aver raccolto un appello lanciato su Internet.
Il popolo viola torna a farsi sentire. Lo farà sabato prossimo a Napoli dove, presso il centro culturale «La città del Sole », per la prima volta si terrà una riunione dei rappresentanti degli oltre cento circoli locali nati in occasione del NoBday. Riunione rigorosamente a porte chiuse (per i giornalisti è prevista solo una conferenza stampa alla fine della giornata di lavori) e nella quale, stando all’ordine del giorno diffuso come al solito in rete, si metteranno a confronto le valutazioni su quanto accaduto il 5 dicembre, ma si parlerà anche della proposta di un «Manifesto del popolo viola» e di possibili iniziative da realizzare a livello nazionale e locale. «Sarà un primo momento di incontro tra persone che, in molti casi, ancora non si conoscono e che potranno vedersi finalmente in faccia e non solo sulle pagine di Facebook.
Un modo per presentarsi e spiegare il lavoro che si sta portando avanti nei posti in cui viviamo e lavoriamo», spiega Anna Mazza, coordinatrice del gruppo napoletano e organizzatrice dell’incontro di sabato.
L’inizio dei lavori è fissato per le 10 del mattino per poi andare avanti per tutto il giorno. Orario comodo, scelto anche per consentire a chi vive lontano da Napoli di arrivare con calma. Sono attesi due referenti per ogni gruppo locale (finora hanno assicurato la propria presenza una ventina di realtà) ognuno dei quali presenterà una relazione sull’attività politica che sta svolgendo. Chi non potrà partecipare di persona ha comunque garantito un proprio contributo scritto. Un modo per uscire da internet e toccare finalmente una realtà non virtuale, che però non viene rinnegata. Internet, Facebook, ma soprattutto quell’idea di democrazia allargata offerta fino a oggi dalla Rete al punto da diventare la «firma » del movimento insieme alla scelta del colore viola, restano infatti nel Dna del movimento. Che a questo punto, però, deve anche decidere cosa vuole fare da grande, anche in vista delle imminenti elezioni regionali.
Almeno ufficialmente, tra i punti all’ordine del giorno dell’incontro di sabato non c’è nessun riferimento a che forma di organizzazione il popolo viola dovrebbe darsi in futuro. L’argomento è ben presente nelle teste di tutti. Il paragone inevitabile, per quanto possa valere, è con la storia recente dei Girotondi che – lo ricorda l’ultimo numero di MicroMega dedicato proprio al popolo viola – dopo la fiammata iniziale e contrariamente a quanto avrebbe voluto Paolo
Sylos Labini – scelse di non darsi nessuna forma organizzativa, segnando forse così la sua fine. Non è detto però che la storia debba per forza ripetersi. Una delle differenze con quel movimento, infatti, sta proprio nei soggetti sociali che hanno risposto all’appello lanciato dal popolo viola. Non più «ceto medio riflessivo », come nel 2002, bensì precari, disoccupati, operai e ricercatori pronti a salire su un tetto per difendere il proprio posto di lavoro. Come ha insegnato l’esperienza della Innse a Milano. Più in generale giovani, e non solo, delusi da una sinistra, storica e non, incapace di rappresentarli. Come rispondere alle loro richieste? La parola «partito» non sembra ancora figurare nel vocabolario del popolo viola. Anzi: «Sicuramente una riflessione sul nostro futuro farà parte dei lavori di sabato, ma l’idea di darci una forma partitica non ci appartiene proprio », spiega ancora Anna Mazza. Stessa cosa per quanto riguarda la possibilità di dare vita a liste civiche viola. L’esempio da seguire potrebbe essere quello dei Piraten svedesi, che alle ultime elezioni europee, in nome della libertà di diffondere conoscenza su internet, sono riusciti a guadagnare un sorprendente 7,1% riuscendo così a far eleggere un proprio rappresentante (esperienza ripetuta successivamente anche in Germania). L’ipotesi, ventilata nel forum di MicroMega, non è esclusa da alcuni,ma resta però confinata tra le opinioni personali. Come quella di Emanuele Toscano, un altro degli organizzatori del NoBday, convinto (seppure «amaramente») che oggi solo il Pd, «più della sinistra radicale e dell’Idv», possegga la forza necessaria per raccogliere il «disagio diffuso» espresso dal popolo viola, a patto che sia condizionato e «fecondato dai valori della manifestazione del 5 dicembre». Fecondare e condizionare. Cioè porre questioni ritenute fondamentali e vedere chi, tra i partiti già presenti, è in grado di rappresentarle. «Come il conflitto di interessi», prosegue Anna Mazza. «Ma noi non siamo solo e semplicemente antiberlusconiani, quindi continueremo a porre questioni sulle quali chiederemo un confronto. Per il resto continueremo a raccogliere le istanze dei cittadini che non si sentono rappresentati dai partiti di governo, né da quelli di opposizione».