Tra Maroni e i sindacati tensione sui contratti

03/09/2002






          (Del 3/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
          OGGI INIZIA IL DIFFICILE CONFRONTO PER IL PUBBLICO IMPIEGO
          Tra Maroni e i sindacati tensione sui contratti
          Il ministro:«Vogliono cambiare le politiche dei redditi? Lo dicano» Cisl e Uil: «L´inflazione programmata all´1,4% non è concordata» Posizioni distanti anche sulla data di decorrenza degli scatti

          ROMA
          LA trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, primo vero banco di prova dei rapporti tra governo e parti sociali dopo la firma del Patto per l´Italia, parte con il piede sbagliato. A poche ore dall´apertura del negoziato sul contratto dei 250 mila dipendenti dei ministeri, che inizia oggi a Roma nella sede dell´Aran, governo e sindacati sono di nuovo arrivati ai ferri corti. Cgil, Cisl, Uil, ma anche Ugl e Cisal, vogliono più soldi rispetto all´aumento del 5,56% per il biennio 2002-2003 già concordato con il governo nel Protocollo di intesa dello scorso febbraio. Ritengono irrealistica l´inflazione programmata per il 2003 all´1,4%, di fatto già inglobata in quell´aumento, e minacciano nuovi scioperi se non ci fosse un adeguamento. Il governo tiene duro e il ministro del Welfare, Roberto Maroni, accusa i sindacati di voler abbandonare la politica dei redditi, mentre Cisl e Uil ribattono: «quell´1,4% non l´abbiamo mai concordato, non ne terremo conto». Non bastasse il nodo dell´inflazione programmata, sulla trattativa pesa anche l´incognita della decorrenza degli aumenti: i sindacati li pretendono dal primo gennaio 2002, ma parte di quelle risorse devono essere ancora stanziate e lo saranno solo con la Finanziaria 2003. Sull´inflazione programmata del prossimo anno il governo non ha intenzione di cedere e Maroni ieri lo ha detto chiaramente, accusando i sindacati di voler rimettere in discussione le regole dell´accordo del `93 sulla politica dei redditi. «In tutti questi anni il modo di comportarsi è stato quello di partire dal tasso di inflazione programmata e poi recuperare l´inflazione effettiva. Se qualcuno ha cambiato idea lo dica chiaramente» ha detto Maroni commentando le parole di Pezzotta che chiedeva al governo un segno di disponibilità sull´inflazione. «Questa è la politica dei redditi che è stata seguita. Se qualcuno non è più d’accordo – ha incalzato Maroni – dica chiaramente che la politica dei redditi, stabilita dagli accordi del `93 e del `98, viene disdetta. Se non è così si segue e si continua a seguire quella strada». Stessi argomenti usati dal ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, secondo il quale «lo scarto tra inflazione reale e programmata c´è sempre stato, e non è più ampio di quello degli anni passati, quando questo problema non venne posto». «Non abbiamo mai pensato di mettere in discussione nulla, nulla di quello che abbiamo acquisito. Nel Patto per l´Italia non c´è scritto che l´inflazione programmata è stata accettata da noi, tanto è vero – ha replicato il segretario della Cisl, Savino Pezzotta – che l´1,4% è stato indicato nel Dpef dopo la firma del Patto. L´abbiamo sempre detto che quel dato è troppo basso. E quando diciamo troppo basso significa che nella piattaforma chiederemo di più». Dal leader della Uil, Luigi Angeletti, Maroni ottiene la stessa risposta: «Non ci sentiamo vincolati a quel tasso di inflazione programmata, e non sta scritto da nessuna parte che questa sia una regola». Al di là delle schermaglie che li vedono compatti contro il governo, la questione dell´inflazione da considerare come base per i nuovi contratti è un problema aperto anche nel fronte sindacale. Premesso che per il contratto dei metalmeccanici la Cgil da un lato e Cisl e Uil dall´altro si stanno già muovendo su piattaforme separate (oggi si tenterà un improbabile accordo), il rischio appare concreto anche per il pubblico impiego. La Cgil ritiene improbabile che l´inflazione scenda sotto al 2% e il segretario della federazione della Funzione Pubblica, Laimer Armuzzi, minaccia nuovi scioperi se il governo non cambierà l´1,4%. Mentre la Cisl non ha ancora scoperto le sue carte, il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, avanza l´ipotesi di una «compensazione automatica a fine 2003», mentre l´Ugl parla di «clausole di salvaguardia», che garantiscano il recupero della differenza d´inflazione. Se sul piano normativo il nuovo contratto dei tre milioni di dipendenti pubblici non presenta difficoltà insormontabili, sullo sfondo resta il grosso problema della decorrenza degli aumenti salariali, che il sindacato vorrebbe interamente riconosciuti dal primo gennaio 2002. Circa un punto dei 5,56 di aumento già concordati (al quale si deve aggiungere un altro decimale per il ritocco dell´inflazione programmata 2003 dall´1,3 all´1,4%) è stato però concesso dal governo nel febbraio scorso. Le risorse relative saranno quindi stanziate con la Legge Finanziaria del 2003 che non può intervenire retroattivamente sul bilancio del 2002 a cui dovrebbe essere imputata l´uscita.

          m. sen