Tra i 40 e i 50 anni i casi più difficili

21/01/2004



      Lunedì 19 Gennaio 2004

      I canali / Associazioni a confronto
      Tra i 40 e i 50 anni
      i casi più difficili
      Il quaranta-cinquantenne rimasto senza lavoro fa sentire la sua voce. Il megafono sono due associazioni: l’Atdal (Associzione per la tutela dei diritti acquisiti del lavoratori) e «Lavoro over 40 – Professionalità per competere in un mondo che cambia». Se Atdal ha obiettivi di informazione, comunicazione e lobbying nei confronti dell’opinione pubblica e del legislatore per far conoscere il problema di chi perde il lavoro in età non più giovane e spesso difficilmente ritrova collocazione, Lavoro Over 40
      (www.lavoro-over40.it) è nata circa sei mesi fa da una sua costola per diventare una sorta di braccio operativo con finalità squisitamente pratiche. Compresa quella
      di rispondere all’urgenza più impellente: trovare un nuovo lavoro. «Non abbiamo un ruolo di difesa, ma di attacco. Abbiamo scelto questa strada — spiega Giuseppe Zaffarano, presidente dell’associazione — perchè riteniamo che gli over 40 con professionalità medio-alta stiano diventando un problema sociale che, come tale, necessita di risposte». Non si tratta di fare l’ufficio di
      collocamento, puntualizza Zaffarano, «piuttosto mettere a disposizione un canale per fornire opportunità di ricollocazione alle persone che si rivolgono a noi e
      a Atdal, senza finalità di lucro e basandoci sul principio della solidarietà. Vogliamo essere uno strumento che catalizza le proposte di lavoro, ricerca collaborazioni con enti pubblici e associazioni datoriali per convogliare le
      richieste nei luoghi più idonei».
      Le due prime attività sviluppate sono state la partecipazione al «Progetto Quadri» del Ministero del lavoro- Italia Lavoro per la ricollocazione di 900 disoccupati tra i 40 e i 52 anni di Lombardia, Lazio, Abruzzo e Sicilia . «Abbiamo collaborato segnalando
      circa 60 nominativi nelle quattro Regioni interessate — continua Zaffarano —e anche alla progettazione degli interventi».
      Il secondo fronte è l’affiancamento con l’agenzia del Lavoro della Regione Lombardia (si veda l’articolo
      accanto) per la stesura di un progetto che prevede forme di autoimprenditorialità e il reinserimento nel lavoro dipendente. «Il progetto (la cui stesura ci è stata richiesta) è già stato sottoposto all’Agenzia dove abbiamo
      riscontrato una grande sensibilità verso questo tema. Probabilmente sarà percorribile con altre Regioni: stiamo organizzando incontri in questo senso» commenta
      il presidente. Ma l’azione di Lavoro over 40 si rivolge anche alle associazioni datoriali, con le quali sono in corso rapporti per creare canali preferenziali alla ricollocazione delle professionalità esperte e alle singole aziende per la selezione: già due persone sono state sistemate in questo
      modo. Con che argomenti? Innazitutto, con una banca dati delle professionalità disponibili che è in costruzione.
      «Raccogliamo le professionalità e andiamo a fare un’azione di marketing nelle aziende e quelle che ci conoscono non hanno più la scusa della sorpresa d’età per dire di no al lavoratore, perchè sanno chi gli andiamo a proporre — risponde il presidente — alle associazioni imprenditoriali facciamo notare, per esempio come alle piccole imprese associate possa far comodo l’esperienza di persone preparate, ma disposte a ridurre la loro remunerazione pur di ricominciare a lavorare».
      È vero che sono i quarantenni il caso più difficile? «Solo in parte — risponde Zaffarano — perchè il guaio del 40enne è che si rifiuta di ridimensionare le sue aspettative di ruolo e di guadagno, altrimenti non ci sono problemi
      maggiore che per altri. Ma l’età dell’espulsione si sta abbassando e omai tocca anche i 35enni: sono oltre il 40% di chi ci telefona».

      PAGINA A CURA DI
      ROSANNA SANTONOCITO