Tra governo e sindacati non c’è pace

17/10/2007
    mercoledì 17 ottobre 2007

    Pagina 3 – Economia

    PROTOCOLLO WELFARE
    ALTA TENSIONE

      Tra governo e sindacati non c’è pace

        Escluso, per ora, un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. La sinistra radicale vuole modifiche in Parlamento

          di Giampiero Rossi / Milano

          PROCEDURE Non c’è pace per il protocollo sul welfare. Dopo le obiezioni delle parti sociali e la mediazione del governo, è arrivato un nuovo stop. E ora il testo del collegato, che recepisce in sostanza l’accordo, dovrebbe essere rivisto alla luce dell’incontro di lunedì con i sindacati e quindi essere riesaminato dall’esecutivo. Ma per i ministri della sinistra radicale (Alessandro Bianchi del Pdci e Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi), non c’è alcun bisogno di un nuovo passaggio del testo in Consiglio dei ministri. E proprio questo è stato il punto sul quale si è concentrata la vorticosa girandola di colloqui, vertici, riunioni e telefonate di ieri. Con il solito traffico di minacce e veti incrociati.

          In mezzo il premier, Romano Prodi, che fino a sera ha cercato di arginare le pressioni: «Per la messa a punto del disegno di legge sul welfare – spiega Palazzo Chigi al briefing delle 19 – al momento non è previsto un nuovo passaggio della normativa in Consiglio dei ministri». Ma c’è la prudente postilla: comunque si sta valutando anche questa opportunità. O meglio: «Sono in corso approfondimenti tecnici ed incontri» con le parti sociali «per valutare se sia opportuno o meno un ulteriore passaggio in Consiglio». Un lavoro tecnico «che va di pari passo con gli incontri relativi agli emendamenti per la Finanziaria, per presentarli entro i tempi previsti», e che vede impegnato anche il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa che oggi è stato diverse ore a colloquio con il presidente del consiglio. Insomma, tirato per la giacca Prodi cerca di tenere tutti buoni. Ma nei corridoio della presidenza del Consiglio si dice già che il disegno di legge che recepisce l’intesa sullo stato sociale verrà trasmesso «a breve» al Quirinale per l’autorizzazione del capo dello Stato alla presentazione alle Camere.

          A sollevare l’ennesimo caso interno al governo sono stati i ministri dei Comunisti italiani e dei Verdi. Il titolare dei Trasporti, Bianchi, ha spiegato: «Il pacchetto è stato approvato e il presidente del Consiglio Prodi ora può andare avanti e successivamente decidere: io non ho alcun sentore di ripensamenti e men che meno di ulteriori passaggi in Consiglio dei ministri». Da parte sua il ministro dell’Ambiente ha osservato: «Mi sembra strano un nuovo passaggio in consiglio dei ministri, ormai il disegno di legge è in mano al Parlamento e il governo, se deve, faccia gli emendamenti». Poi Pecoraro Scanio aggiunge: «La preoccupazione dei sindacati è nostra, ed è quella di una maggiore chiarezza a proposito della garanzia di un’adeguata copertura delle pensioni per i giovani». Quanto ai contratti a termine quello che è da combattere è il precariato di chi lavora da anni, «fa la stessa cosa e non ha un contratto definitivo». Sacrosanto: il fatto è che a questo punto le cose si complicano di nuovo.

          Lunedì, infatti, i sindacati avevano chiesto al governo che il nuovo passaggio del protocollo in Consiglio dei ministri avvenisse in tempo per gli esecutivi unitari e cioè giovedì. Ieri mattina, poi, i segretari della Cisl e della Uil, rispettivamente Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno ribadito l’«intoccabilità» dell’accordo. Se per Bonanni, comunque, «le nubi sembrano rasserenate dopo l’incontro di ieri con Prodi», resta il dubbio: «Se piove, apriremo l’ombrello». Tradotto significa che i sindacati non escludono di ricorre allo sciopero, perché, come ha ribadito Angeletti, non potranno essere apportate «modifiche non concordate».

          Dal canto suo, però, il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, Gennaro Migliore, ribadisce: «Rispettiamo i sindacati, ma è il Parlamento a fare le leggi ed è sovrano». E così si arriva alla sera e ancora non è chiaro se oggi si terrà il Consiglio dei ministri tanto discusso. Il premier Romano Prodi si limita a dire: «Lo dirò a fine giornata». Ma così si consuma un’altra giornata di tensioni.