Tra Ferrero e Damiano la separazione è dolorosa

12/02/2007
    sabato 10 febbraio 2007

    Pagina 4 – Economia e Politica

    Il Caso

      Tra Ferrero e Damiano la separazione
      è dolorosa. E non è finita

        di Giampiero Di Santo

        Al confronto il parto dei Pacs, che pure si annunciava piuttosto contrastato, è stato facile come bere un bicchiere d’acqua. Già, perché il divorzio tra i due ministeri del lavoro e della solidarietà sociali, nati dalla scissione del dicastero del welfare guidato da Roberto Maroni è stato più che laborioso. Non solo perché dal decreto legge che ha disposto il cosiddetto spacchettamento dei ministeri allo schema di decreto del presidente del consiglio dei ministri che stabilisce la ripartizione di uomini, mezzi e immobili tra i due dicasteri sono trascorsi oltre 8 mesi, ma anche per il braccio di ferro estenuante tra Cesare Damiano, diessino titolare del ministero del lavoro, e Paolo Ferrero (Rifondazione comunista) numero uno della solidarietà sociale. Sulle direzioni generali, si può dire fin d’ora che Damiano è in vantaggio su Ferrero otto a cinque. L’esponente della Quercia si è aggiudicato le direzioni generali degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione, per l’attività ispettiva, del mercato del lavoro, delle politiche per l’orientamento e la formazione, delle politiche previdenziali, dell’innovazione tecnologica, delle risorse umane e degli affari generali e infine della tutela delle condizioni di lavoro. Un pacchetto al quale si aggiunge un altro ufficio dirigenziale, il segretariato generale. Ferrero ha invece ricevuto in dote le direzioni generali per la famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese, per la gestione del Fondo nazionale per le politiche sociali e il monitoraggio della spesa sociale, quella dell’immigrazione, la direzione generale per il volontariato, l’associazionismo e le formazioni sociali e la direzione generale della comunicazione. Pari a patta la partita degli uffici di diretta collaborazione, con identica struttura, Damiano vince invece a mani basse per le risorse e il personale. Con una ripartizione che prevede uno schema 65-35% replicato quasi sempre. Damiano ha ricevuto il 65% dei fondi destinati al gabinetto e agli uffici di diretta collaborazione del ministro, ´ad eccezione delle risorse afferenti ai capitoli 1006, 1081,1082,1087, attribuiti nella misura del 50% ai due ministeri, e del capitolo 1095′, destinato invece per il 65% a Ferrero. Anche per il personale di diretta collaborazione il match è stato impari: 65 gli uomini che hanno affiancato il ministro del lavoro, 35 quelli destinati al titolare della solidarietà sociale. Per i dirigenti non generali le percentuali a favore di Damiano si discostano di poco da quella più comune: 5 (62,5%) assegnati al ministro del lavoro e della previdenza sociale, 3 (37,5%) a quello della solidarietà. E per il Secin, il servizio di controllo interno, la separazione ha favorito Damiano:65 a 35, come quasi sempre. Ma volenti o nolenti, Ferrero e Damiano saranno comunque costretti, se non a una convivenza, quantomeno a una coabitazione in diversi settori. Le direzioni regionali e provinciali del lavoro, tanto per cominciare, resteranno dipendenti dal dicastero guidato dal ministro diessino, ma il suo collega di Rifondazione continuerà a servirsene per vigilare sui flussi di lavoratori esteri non comunitari e neocomunitari in entrata, per il coordinamento delle politiche per l’integrazione, per il monitoraggio della spesa sociale e per molto altro ancora. Quanto alla spartizione degli immobili, Damiano si è aggiudicato via Veneto 56, via Flavia 6, via Cesare De Lollis 12 e la palazzina B di via Fornovo 8. A Ferrero invece sono state assegnate le due palazzine A e C nella stessa strada. Sulle funzioni che sono al tempo stesso previdenziali e assistenziali si configura una diarchia. Nel caso che sia la previdenza a prevalere, Damiano deciderà di intesa con Ferrero, nel caso contrario, sarà Ferrero a decidere, sempre d’intesa con Damiano. Il ministro di Rifondazione però avrà voce in capitolo anche nelle proposte di nomina di Inps, Inpdap, Enpals sotto forma di ´concerto con le altre amministrazioni’, sarà rappresentato da due sindaci nel collegio dell’Inps (3 saranno quelli che faranno capo a Damiano) e da uno in quelli di Inpdap ed Enpals (due invece per il ministro del lavoro e della previdenza sociale). Nessuna intesa, invece, su Isfol, Italia Lavoro spa e Istituto di medicina sociale. Il testo spiega che ´la definizione dei rapporti’ in questione ´rimane estranea al presente decreto’. Sarà quindi necessario un nuovo provvedimento per mettere d’accordo i due contendenti. E la storia continua….
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