Tra Cgil e Confindustria un dialogo mai decollato

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 19

      INCHIESTA / VIAGGIO NEL SINDACATO DI EPIFANI

        Tra Cgil e Confindustria un dialogo mai decollato

          Lontane su contratti, Fisco e Irap

            ROMA • Un anno fa a Serravalle Pistoiese, Cgil e Confindustria sembravano destinate a un’intesa profonda, in grado di cambiare il Paese. Il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, fu accolto alla festa della Cgil da un tifo da stadio. Perché la Ferrari vinceva tutte le corse fino quasi a far diventare noiosa la F1. Ma soprattutto perché il nuovo presidente di Confindustria, pochi giorni prima all’assemblea della sua confederazione, aveva gettato le basi per una politica diametralmente opposta a quella che per quattro anni aveva portato avanti il suo predecessore.

            Non erano d’accordo su tutto, lui e Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ma le divergenze sembravano minimali, non tali da offuscare un quadro così positivo. I due leader conquistarono le copertine dei settimanali, l’attenzione per la svolta era forte. Quello che si può dire adesso, alla vigilia di una nuova edizione della festa di Serravalle, dove oggi Epifani ospita Romano Prodi, è che le aspettative sono rimaste congelate, il dialogo senza sbocchi operativi se non l’intesa sulle strategie di sviluppo per il Mezzogiorno. Naturalmente in casa Cgil danno la colpa alle imprese e al Governo. Ma si sta diffondendo, anche tra gli altri sindacati, una valutazione che attribuisce lo stallo alle scelte strategiche " attendiste" della leadership della Cgil. Savino Pezzotta, segretario della Cisl, solo qualche settimana fa, al termine del confronto sul contratto degli statali, quando si trattava di mettere nero su bianco la disponibilità a rivedere i modelli contrattuali, è sbottato quando la Cgil, non volendo prendere impegni, ha minacciato di mandare a monte l’intero accordo: « Epifani pensi al sindacato non alla politica » .

            Le sorprese sono arrivate subito. Il 14 luglio, una settimana dopo Serravalle, Confindustria convocò una riunione con le parti sociali per discutere del nuovo modello di contrattazione, ma dopo un po’ la Cgil si alzò e se ne andò.
            Prima dobbiamo avere una posizione comune noi sindacati, disse Epifani. Ma undici mesi non sono stati sufficienti per trovare quell’accordo, una commissione incaricata di individuarlo, non ha concluso il lavoro. E poi tanti altri motivi di delusione. La piattaforma dei metalmeccanici, tanto onerosa e rigida che Montezemolo ha evocato la formula del salario variabile indipendente. Il diverso giudizio sul decreto per la competitività. La lontananza su Fisco e Irap. Le divergenze sul contratto dei pubblici dipendenti. Tanti hanno criticato la Cgil, l’hanno accusata di immobilismo, di autorefenzialità, di essersi ancora una volta politicizzata. Giudizi che i dirigenti della Cgil però non solo non raccolgono, ma al contrario rivolgono contro la Confindustria. Di destra o di sinistra, più o meno vicini a Epifani, tutti indistintamente affermano che la nuova dirigenza dell’organizzazione delle imprese ha fatto intravvedere una politica poi non attuata.

            Carla Cantone, segretaria confederale, crede che il suo sindacato si sia comportato « con rigore e coerenza » . Un anno è lungo, dice, « ci sono stati alti e bassi, abbiamo fatto tanti accordi, il lavoro di relazioni industriali non ha subito interruzioni. Ci sono state incomprensioni, ma la responsabilità è della Confindustria, che ha compiuto scelte molto riduttive » .
            La Cantone ricorda le battaglie per una diversa politica economica. « Alla fine — dice — Confindustria si è accontentata di un piccolo bottino, che peraltro non è nemmeno arrivato » .

            Un’accusa forte, ma condivisa da tutti in Cgil. « C’è stato uno scarto sui comportamenti di Confindustria — nota Achille Passoni, segretario confederale— comprensibile, ma sempre uno scarto. Montezemolo non ha tenuto conto dei problemi dei lavoratori, si è comportanto da presidente corporativo. A Serravalle aveva fatto intravvedere qualcosa di diverso » . Carla Cantone parla di « atteggiamento ondivago » , Paolo Nerozzi, altro segretario confederale, di « briciole » , e anche lui sottolinea che nemmeno queste sono poi arrivate. « Bisogna intervenire per rafforzare gli apparati produttivi del Paese — dice — ma non si può dimenticare che ci sono due posizioni, quella delle imprese, ma anche quella dei nostri rappresentati, che non arrivano alla fine del mese » .

            Tutti indistintamente in Cgil se la prendono con il Governo, che — dicono — ha fatto mancare la linfa vitale per qualsiasi accordo.
            « Confindustria e Cgil — nota Agostino Megale, presidente Ires — avevano avviato quello che poteva essere un patto tra produttori, ma è mancata la terza gamba, è mancato il Governo. Perché l’Esecutivo a parole ha apprezzato, nei fatti ha disprezzato anche quell’accordo che le parti sociali hanno raggiunto per il Mezzogiorno, rimasto così lettera morta » .
            Non c’è stata concertazione, non c’è stato nemmeno dialogo sociale. Marigia Maulucci, segretaria confederale, sottolinea che all’ultima riunione con il Governo per l’Irap il ministro dell’Economia ha detto che quella era una « sessione di ascolto » . Dove era « il Governo ad ascoltare, perchè non aveva niente da dire » .

              E nessuna colpa nemmeno per il mancato accordo sul modello contrattuale o per le richieste dei metalmeccanici. Megale è lapidario. « La Cgil — dice — ha il dovere di lavorare per costruire in tempi rapidi una proposta con Cisl e Uil sulla nuova politica dei redditi e sulla struttura contrattuale » . Nerozzi si limita a dire che « non è colpa della Cgil se non c’è stato l’accordo con Cisl e Uil, noi siamo sempre stati disponibili a trattare » . E dopo il congresso Cisl, « cercheremo di chiudere » . La Maulucci crede però che in fin dei conti « al sindacato un nuovo modello contrattuale serve quanto a un pesce una bicicletta » , metafora che usavano le femmniste parlando dell’uomo. Ma Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil Lombardia, nota che dietro ci sono problemi seri, da non sottovalutare « sulle funzioni e il ruolo contrattuale del sindacato » . Michele Gravano, il suo omologo della Campania ( che loda l’accordo per il Mezzogiorno, perché ha cambiato il clima con le associazioni industriali), cita tre motivi per cui non è partito il confronto sulla contrattazione: perché la controparte non ha creato il clima giusto, perché la Cgil era preoccupata di incidere sulle trattative in atto, perché ci sono diversità di opinioni » .

            MASSIMO MASCINI