Tra Blair e Cofferati la sfida delle due sinistre – di Stefano Folli

06/06/2002

6 giugno 2002


il punto

Tra Blair e Cofferati la sfida delle due sinistre

di STEFANO FOLLI

      Massimo Cacciari torna a proporre l’uovo di Colombo, ossia «l’accoppiata Prodi-Cofferati per il 2006». Ma il 2006 è tra mille anni e prima di allora il centro-sinistra – non è un mistero – ha il problema di trovarsi un’identità. Sotto questo profilo, dopo un anno di governo Berlusconi, si può dire che l’opposizione si trova nella parte più buia del tunnel. Prima che Prodi e Cofferati possano essere uniti da un trattino, come si augura Cacciari, c’è un lungo lavoro da fare. Lo si è visto proprio negli ultimi giorni. Il tema simbolico dell’articolo 18 agisce come un grimaldello e tende a spaccare non solo il sindacato, bensì anche le forze politiche del centro-sinistra. Significativa l’intervista di Francesco Rutelli, avendo fatto venire a galla un malessere diffuso. L’uomo sa di non doversi aspettare più nulla di buono dalla Quercia (dopo tanta fatica per «tenere unito l’Ulivo») e ha preso l’iniziativa di criticare con asprezza la strategia della Cgil e del suo leader. Insomma Rutelli scuote l’albero, in nome di una linea moderata e «centrista» che non vuole regalare il tema della flessibilità del lavoro al partito berlusconiano. E non intende nemmeno perdere i contatti con la Cisl di Pezzotta, nel momento in cui il sindacato «bianco» accetta il negoziato con il governo.
      Tuttavia i ds restano per lo più arroccati nella difesa della Cgil e dello sciopero generale unilaterale. Semmai alcuni di loro, come Lanfranco Turci, si spingono a osservare che «è sempre un errore mettere il dito nei contrasti sindacali». Meglio entrare nel merito dei problemi con proposte originali. Vero è che nemmeno Romano Prodi mostra interesse a farsi trascinare in polemiche premature, per cui da Bruxelles garantisce che con Cofferati «non c’è alcun problema».
      Qual è allora il punto politico? Al di là dei destini personali, le due anime della sinistra si rivelano per quello che sono: distinte e lontane, nonostante le cautele tattiche. E non è ancora cominciato il travaglio che prima o poi dovrà riavvicinarle.
      Una delle due anime porta a Romano Prodi o a Giuliano Amato, nel segno di un «riformismo» di sapore europeo che però sconta l’«anno zero» della sinistra europea. Un riformismo che in questo momento, dopo la sconfitta di Jospin e le difficoltà di Schroeder, può solo guardare a Tony Blair. E’ quello che a suo modo tenta di fare anche Rutelli. In termini persino espliciti, se li paragoniamo alla prudenza dei Prodi e degli Amato. Vedremo se qualche idea nuova verrà dall’imminente Gargonza inglese che i blairiani hanno convocato in una località di campagna vicino a Londra (senza diessini tra gli invitati).
      La seconda anima conduce all’opposizione sociale e intransigente di Cofferati. Capace di riempire le piazze e di rincuorare gli sconfitti del 13 maggio. Ma a sua volta tirata per la giacca da Bertinotti, con il suo logico eppure imbarazzante referendum volto a estendere a tutti, anche alle aziende con meno di quindici dipendenti, le norme dell’articolo 18.
      Proprio il capo di Rifondazione ha dato una lettura «da sinistra» della frattura nell’Ulivo. «La spaccatura è profonda – sostiene Bertinotti – ed è inutile far finta di non vederla». La questione sarebbe che l’Ulivo, fuori dal governo, «non ha più la possibilità di temperare le politiche neoliberiste». E quindi si divide. Prodi e Cofferati: simboli di due anime in cerca di una sintesi che ancora non c’è. E per trovarla forse non basta mettere il trattino tra i due nomi, in vista del 2006.


Politica