Tra banche, sindacati e imprese un asse che spaventa il governo

01/06/2004

MARTEDÌ 1 GIUGNO 2004

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
IL RETROSCENA
Mai così uniti Palazzo Koch e le parti sociali nel chiedere una svolta per l´economia
Tra banche, sindacati e imprese un asse che spaventa il governo

Un messaggio chiaro da via Nazionale: la parola d´ordine è concertazione
ROBERTO MANIA


    ROMA – D´accordo sull´analisi, d´accordo anche sulle terapie. La sintonia tra le Considerazioni del governatore della Banca d´Italia e le posizioni della Confindustria e dei sindacati non era mai stata così evidente. Anzi, nel passato i distinguo e le polemiche prevalevano sui punti di contatto. Ieri, a Palazzo Koch, non è successo questo. E ieri il governatore Antonio Fazio ha dato il suo implicito consenso al progetto della Grande alleanza per lo sviluppo tra le parti sociali e le banche, alla quale punta la nuova Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. Un´alleanza che chiede una svolta al governo, non – necessariamente – un altro governo. Ma nonostante ciò la reazione del premier Silvio Berlusconi contro la Cgil è stata scomposta e nervosa: «Da queste persone è difficile avere ragioni sensate». «Parole – ha replicato il leader di Corso d´Italia, Guglielmo Epifani – che si commentano da sole».
    Ora si riparla di concertazione. Lo ha fatto Montezemolo la settimana scorsa nella sua relazione all´assemblea degli industriali; lo ha fatto ieri Fazio quando ha detto che «un rinnovato rapporto di collaborazione tra le parti sociali può tornare a guardare allo sviluppo in un orizzonte di medio termine». Ma c´è di più. C´è l´azione decisiva delle banche che dovranno aiutare l´industria a riappropriarsi di un «ruolo propulsivo» nell´economia per affermare un «nuovo modello di sviluppo». Montezemolo ha condiviso il richiamo al dialogo tra i soggetti sociali ma ha anche voluto dire che «gli imprenditori italiani si ritrovano nella relazione del governatore». In particolare il nuovo leader degli industriali ha apprezzato l´invito di Fazio alle banche a dare ancora più sostegno alla produzione e agli investimenti. Perché – ancora in sintonia – non si deve cedere all´idea del declino. «Fazio dice che si può cambiare», ha osservato Carlo De Benedetti, presidente della Cir, ricordando la «triste fotografia» scattata dal governatore. Ma questo è il quadro, «una radiografia non di parte», come ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Una lettura che condivide anche il segretario della Cgil Epifani pur individuando una mancanza: l´analisi sulla ridistribuzione del reddito. «Se fosse stata fatta – ha aggiunto – sarebbe emerso che in questi anni i redditi da lavoro dipendente e dei pensionati sono andati indietro. Per questo non si può rispondere con una politica di moderazione salariale». E´ l´unico distinguo. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl ritrova la concertazione al centro delle politiche per lo sviluppo. «Ancora una volta – ha detto – la concertazione diventa l´elemento discriminante: concertazione e politica dei redditi sono due modi per portare il Paese fuori dalle difficoltà». Aleggia «lo spirito del ?93», quello che portò al protocollo Ciampi, come ha ricordato uno dei protagonisti di quell´intesa, Luigi Abete, allora presidente della Confindustria, oggi presidente della Bnl.
    La novità, undici anni dopo, è il coinvolgimento diretto delle banche perché l´obiettivo non è più il risanamento delle finanze pubbliche e il contenimento dell´inflazione, bensì lo sviluppo dell´economia attraverso la crescita, anche dimensionale, dell´apparato produttivo. E gli istituti di credito hanno deciso di stare dentro l´alleanza. «Il rapporto di solidarietà e cooperazione tra banche e imprese è la condizione essenziale per lo sviluppo economico», ha spiegato il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli. Ancora più esplicito il presidente dell´Abi (l´associazione delle banche), Maurizio Sella, che ha parlato proprio di «alleanza banche-imprese a sostegno della ripresa economica».
    La mattinata di ieri, a Palazzo Koch, non poteva che terminare con il saluto di Montezemolo a Pezzotta: «Ci sentiamo, ci dobbiamo sentire presto… ».