Tps soddisfatto: «La trincea resiste»

23/07/2007
    sabato 21 luglio 2007

    Pagina 2/3 – Primo Piano

    Analisi
    Padoa-Schioppa ha tenuto in piedi il fronte del rigore

    Tps soddisfatto
    “La trincea resiste”

      STEFANO LEPRI

      ROMAL’analisi
      La sorpresa è che Padoa Schioppa è contento. Ieri, parlando con i suoi collaboratori, il ministro ha rievocato la fase in cui l’aveva vista brutta: un mese e mezzo fa, in cui era rimasto solo o quasi a difendere le esigenze del rigore, sotto l’attacco dell’ala sinistra, pressato da richieste al rialzo dei sindacati. Nelle ultime settimane, invece, i rinforzi sono arrivati: e la trincea del rigore, a suo giudizio, ha resistito.

      La modifica dello scalone, è vero, costa 10 miliardi di euro nell’arco di dieci anni, fino al 2017, per poi rientrare nel profilo di spesa precedente. Ma di quei 10 miliardi nulla si scaricherà sulle tasse; clausole precise, che il sottosegretario Nicola Sartor ha studiato, garantiscono che saranno recuperati all’interno del sistema previdenziale. Una clausola di salvaguardia protegge la parte aleatoria, i 3,5 miliardi da razionalizzazione di Inps, Inpdap, Inail eccetera: sarà votato con decorrenza 2011 un aumento dei contributi di 0,09 punti, con lo stesso gettito, da abrogare se quei risparmi si otterranno.

      Ancor più soddisfatto Padoa-Schioppa lo è per il via libera ai coefficienti di trasformazione delle pensioni contributive. Era lì che l’attendevano al varco la Commissione europea e le agenzie internazionali di rating. Era quello l’argomento su cui i leader sindacali si erano più dati alla demagogia (per dimostrare che non pensavano soltanto ai vecchi), paventando tra trent’anni pensioni da fame per i giovani di oggi.

      Invece la modifica dei coefficienti si farà. Avrà i risultati economici che già il governo Berlusconi aveva messo in conto, dimenticandosi però di mandarla in vigore alla scadenza di legge nel 2005. L’unica condizione è che ne sarà rivisto il meccanismo privatistico (tanto paghi di contributi, tanto avrai di pensione) introducendovi «un elemento solidaristico»: parametri più favorevoli ai lavoratori discontinui o precari, e alle categorie che per effetto di un lavoro più pesante hanno aspettative di vita più brevi. Nella commissione che studierà le modifiche i sindacati non saranno determinanti. Il ministro davanti alle telecamere ha detto che si scrive «l’ultimo capitolo della riforma pensionistica» dopo quelli di Amato nel 1992, Dini nel 1995, Maroni nel 2004; un capitolo «che non sarà più cambiato per molti anni». Riparlandone, nel pomeriggio, ha ammesso che qualcosa manca. Gli spiace di non aver potuto sanare l’anomalia italiana che prevede un’età più bassa di pensione per le donne; «ma chissà, forse sarà una sentenza europea a costringerci».

      Negli ultimi giorni c’è stata sintonia con il ministro del Lavoro Damiano. Sono state condivise da tutto il governo, e poi accettate da Cgil Cisl e Uil, le tre condizioni che Padoa-Schioppa aveva posto: oltre ai via libera ai coefficienti, il recupero delle risorse all’interno del sistema previdenziale e un punto di arrivo nell’innalzamento dell’età (62 anni con 35 di contributi) analogo a quello della legge Maroni. Eliminando senza danneggiare i conti un fattore di protesta sociale, lo scalone, si è stabilizzato il sistema: questa è la tesi del Tesoro.

      Tutto sommato, di fronte all’invecchiamento della popolazione che è caratteristica comune di tutta l’Europa il sistema italiano è più in equilibrio di altri, dicono i tecnici del ministero; pur se grazie a un livello di contributi, il 33% dei salari, tra i più alti in assoluto. Uno scompenso interno certo rimane, perché a chi va in pensione adesso si dà in media più dei contributi versati, mentre in futuro per i giovani non sarà così; ieri pomeriggio Padoa-Schioppa ha concluso che sull’interesse dei giovani continuerà ad insistere, perché gli pare non abbastanza rappresentato.