Tour operator in coda all’Europa

10/03/2006
    gioved� 9 marzo 2006

    ECONOMIA ITALIANA – Pagina 11

    TURISMO – Il nanismo delle imprese penalizza lo sviluppo – In Italia le grandi catene alberghiere coprono solo il 4% del mercato

      Tour operator in coda all’Europa

        Alpitour (primo in Italia) fattura 1,1 miliardi contro i 13 di Tui

        Laura Di Pillo

        MILANO – Pochi, fragili finanziariamente, troppo piccoli per vincere. L’Italia del turismo arretra e perde quote di mercato, un deficit di competitivit� fotografato anche dalle dimensioni dei principali operatori del settore. Nella classifica dei primi dieci tour operator in Europa non c’� traccia di Italiani. Al top il colosso tedesco Tui (quotato a Francoforte) da 13,1 miliardi di euro e l’americana Cendant (quotata al Nyse, da 8,4 miliardi): il primo operatore nazionale, Alpitour, compare solo in 20ma posizione (1,! miliardi). Per non parlare delle grandi catene alberghiere: Jolly Hotels, il primo gruppo italiano, ha 45 alberghi nel mondo (31 in Italia) e un fatturato da 232 milioni nel 2004. Cifre non comparabili a quelle del colosso francese Accor (5.195 milioni di euro fatturati, oltre 4mila alberghi nel mondo di cui 1.344 in Francia). ma anche la concorrenza degli spagnoli non scherza: gruppi come Sol Meli� e Nh Hoteles hanno rispettivamente in Spagna 37.826 e 13.412 camere insieme ad una presenza internazionale ampia.

          Sono solo alcune cifre, parziali ma efficaci per fotografare il primato di una debolezza: negli anni ’70 l’Italia era al primo posto per arrivi turistici, oggi � scivolata al quinto, superata da Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina. Il sistema marcia al rallentatore, come dimostra anche la crisi grave di molti operatori tra cui i Viaggi del Ventaglio (dopo il dietro front di M&C il fondo salva imprese di Carlo De Benedetti) o il gruppo Cit: di ieri � la nomina da parte del ministro delle Attivit� produttive, Claudio Scajola, di Ignazio Abrignami come commissario nelle procedure di amministrazione straordinaria della compagnia turistica travolta da 117 milioni di perdite.

          A pesare il nanismo di aziende speso giovani, familiari-artigianali con dimensioni troppo piccole per attrarre clienti tutto l’anno, la mancanza di forza commerciale e di penetrazione all’estero del made in Italy, l’inadeguatezza delle strutture ricettive (pur in presenza di un’offerta "da primato" da un milione di stanze), i prezzi alti, l’incapacit� di fare sistema sull’intera filiera. �Sul fronte alberghiero Paesi concorrenti come Spagna e Francia hanno come noi moltissimi alberghi a conduzione familiare ma hanno anche delle imprese alberghiere nazionali di grande dimensione – sottolinea Pietro Sterpos, direttore di Bluepeter Spa -. Sono infatti le grandi catene alberghiere (in Italia pesano solo il 4% sul totale dell’offerta, il 24% nella Ue) ad attirare flussi internazionali importanti che necessitano di servizi adeguati e di una capacit� territoriale estesa�.

          Nodi strutturali, anomalie che si sommano a scarsit� di risorse finanziarie: pochissimi i gruppi italiani del settore quoati in Borsa (tra cui Jolly Hotels, Ventaglio) oltre alla mancanza di politiche pubbliche adeguate. �La frammentazione del sistema � una grossa difficolt� per la nostra competitivit� – ammette Renzo Iorio presidente dell’Aica (l’associazione italiana catene alberghiere) e vice presidente di Federturismo – ma pesa in Italia anche l’inadeguatezza dei servizi al turista, i taxi costosi, le difficolt� di spostamento sul territorio, l’incapacit� di fare squadra�.

          Anche dal punto di vista della promozione turistica, sostanzialmente oggi in mano alle Regioni che spendono complessivamente circa 200 milioni di euro: �Serve una promozione centralizzata e forte – insiste Iorio – una normativa nazionale unica coerente con gli standard europei, ma anche un intervento sull’Iva che in Francia per esempio � la met� della nostra, ma basterebbe come primo passo garantire la deducibilit� dell’Iva su tutta l’attivit� congressuale delle imprese, una manovra che consentirebbe un recupero di attivit� e competitivit� a costo zero per lo Stato�.