Tour operator, allarme rosso sui conti

07/12/2004

    martedì 7 dicembre 2004
    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 14

    L’INDUSTRIA DELLE VACNZE – Indagine Databank: fatturato, margini e redditività in calo mentre aumenta il ricorso all’indebitamento

      Tour operator, allarme rosso sui conti
      I gruppi stranieri sono pronti ad approfittare della crisi degli italiani

        VINCENZO CHIERCHIA

          MILANO • I conti dei tour operator sono sotto pressione e la stagnazione del mercato turistico in questo momento rischia di accentuare ancora di più le tensioni. Un’indagine Databank ha messo in evidenza che il fatturato globale dei tour operator è salito a quota 4.600 miliardi (a prezzi correnti) con un incremento del 2,2% rispetto al 2003.
          L’effetto prezzi si è fatto però sentire: in termini reali Databank ha rilevato un giro d’affari di 3.702 miliardi (a prezzi 1995) e registrato quindi un calo dello 0,2 per cento.

          Lo scenario. In Italia operano oltre 140 società specializzate nell’attività di tour operator (il leader è Alpitour, con affari per oltre un miliardo), ma — come rilevano a Databank — lo scenario si sta via via complicando. Negli ultimi mesi diverse realtà importanti sono entrate in crisi (Cit, Parmatour e Orizzonti), altre sono in riorganizzazione (Ventaglio, Valtur) per ritrovare slancio. E due gruppi bancari del peso di Intesa e UniCredit — insieme ad altri — stanno tamponando massicciamente le situazioni di maggior dissesto.

            Le previsioni non sono però confortanti: «Le tensioni finanziarie aumenteranno — sottolineano a Databank — perchè crescente è il ricorso all’indebitamento per realizzare gli investimenti necessari per attrarre nuovi clienti».
            Come rilevano alla società di ricerca Mercury la redditività è in caduta libera.
            Databank stima che il reddito operativo è calato allo 0,75% del fatturato (i costi sono il 97 per cento).

            E gli operatori rilanciano l’allarme. «I margini sono diminuiti in maniera drammatica — sottolinea Andrea Giannetti, presidente Assotravel — e le operazioni commerciali sono sempre più spesso fonti di perdita. Questo momento è poi molto critico a causa delle turbolenze che hanno investito il trasporto aereo, con la crisi Volare, in un periodo chiave come fine anno. Il rischio che altri tour operator vadano in dissesto è altissimo». «Il potere di acquisto delle famiglie cala e si vedono oggi chiari i contraccolpi sull’industria del turismo, si viaggia sempre meno» rilancia Antonio Tozzi, presidente Fiavet.

            «Abbiamo pagato pesantemente la forte flessione in estate dei viaggi in Italia — rileva Giuseppe Boscoscuro, presidente di Astoi, l’associazione del tour operator —. Abbiamo perso almeno 100 milioni di fatturato con circa 100mila pacchetti vacanze venduti in meno.

            La contrazione dei margini operativi, l’eccesso di investimenti nell’offerta sta creando pesanti problemi alle imprese. Il calo della domanda sta poi riducendo drasticamente il cash flow che è il fattore chiave per la gestione a breve».

            Le previsioni. I tour operator, appesantiti dalle tensioni finanziarie strutturali, si trovano dunque ad affrontare una fine d’anno piena di incognite.

              «Il mercato è molto debole» dicono ad Assoviaggi. «Stimiamo oggi un calo medio del 5% almeno, la gente è disorientata, il caos del trasporto aereo di questi giorni ha fatto venire meno la fiducia dei consumatori e mandato in tilt gli accordi sulle rotte delle vacanze, sono a rischio molte partenze in charter» sottolinea Tozzi.

              «Attualmente la crisi delle prenotazioni arriva al 10-15% rispetto allo scorso anno con punte del 40% per Egitto e Medio Oriente — aggiunge Giannetti —. Credo che più avanti la domanda si riprenderà, ma il bilancio finale dovrebbe accusare una perdita intorno al 6 per cento. Purtroppo è entrata in crisi anche la fascia popolare del mercato, mentre segnali di difficoltà affiorano anche dagli Usa, che dovrebbero essere invece spinti dal dollaro debole. Comunque è ancora tutto da gestire il periodo di fine anno, molto dipenderà dalla possibilità di sfruttare la capacità di trasporto aereo, ci sono meno velivoli per le crisi delle compagnie. L’Enac deve decidere presto dopo il crack Volare».

              L’analisi Assotravel sulle prenotazioni è variegata: l’Oceano Indiano (Maldive, Seychelles; Mauritius) segna un +10% ma le destinazioni sono sature, e i numeri limitati; le crociere segnano un +25%; i Caraibi di fascia alta segistrano un +20% (offerta esaurita); il Messico segna +15 per cento. In netto calo Egitto, Siria, Giordania e Yemen (–40%), -10% per Tunisia e Marocco; le capitali europee -5,0 per cento.

              «I viaggi a lungo raggio vanno bene — sottolinea Boscoscuro —. I problemi veri sono nella fascia media del mercato, dove il potere d’acquisto cala vistosamente. Se a ciò aggiungiamo le difficolà intervenute oggi a programmare i voli, e la guerra delle offerte, ne emerge un quadro critico, stimiano un calo del 3% almeno». E per stimolare la domanda i tour operator stanno intensificando gli investimenti: finora — rileva Nielsen media reserch — sono stati già spesi circa 117 milioni in pubblicità (+5,8 per cento). E il gruppo Ventaglio, alle prese con una pesante cura anticrisi, si è impegnato a ridurre del 2% in media i listini per contrastare il devastante fenomeno del last minute, e a promuovere le prenotazioni anticipate tra tutti i tour operator, rilanciando poi sul credito a rate.

              Stranieri alla finestra. I big esteri guardano con attenzione all’evoluzione del mercato italiano, la crisi potrebbe aprire nuovi spazi (la cessione Parmatour sarà un banco di prova importante). In Italia spopolano gli svizzeri. E il colosso tedesco Tui rilancia con un portale online. «Stiamo valutando la possibilità di effettuare nuove acquisizioni sul mercato italiano, vogliamo rilevare operatori e rafforzarci soprattutto nel buiness dei viaggi a lungo raggio» commenta Daniel Ponzo, amministratore delegato del colosso svizzero Kuoni (2,5 miliardi di ricavi) che in Italia ha già rilevato la Gastaldi di Genova. «Il nostro fatturato è già a quota 110 milioni — aggiunge e quest’anno cresciamo del 20 per cento. Le prenotazioni per marzo corrono (+30%) perchè abbiamo investito sui prodotti giusti. Gli italiani soffrono di margini azzerati ed eccesso di offerta». «Cresciamo in maniera costante — aggiunge Anna Schuepbach, ad Italia del gruppo svizzero Hotelplan —. Abbiamo già oltre 230mila clienti e ricavi per 270 milioni. Il mercato italiano è indubbiamente in sofferenza e ci sarà una razionalizzazione. La sfida si gioca sugli investimenti calibrati e sull’articolazione dell’offerta commerciale».