“Totalizzazione.1″ Pensioni, l’Inps rilancia la totalizzazione

09/02/2004



        Sabato 07 Febbraio 2004

        Totalizzazione


        Pensioni, l’Inps rilancia la totalizzazione

        Previdenza - L’Istituto dà il via all’esame delle domande per sommare i contributi ai fini del diritto alle prestazioni di vecchiaia


        ROMA – A distanza di dieci mesi dalle regole fissate dal ministero del Lavoro, l’Inps si prepara a esaminare le domande di pensione da liquidare attraverso la totalizzazione, prendendo cioè in considerazione, per la maturazione del diritto, tutti i contributi, anche versati in gestioni diverse. Le istruzioni dell’Istituto sono arrivate ieri, con la circolare 23/2004.
        Per attuare la totalizzazione, prevista dall’articolo 71 della legge 388/00, il percoso è stato in salita: il regolamento è arrivato tre anni dopo – decreto del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, n. 57 del 7 febbraio 2003 – ed è entrato in vigore il 20 aprile. Sulla carta. Perché da allora le domande sono rimaste in stand-by. In attesa, da una parte, che l’Inps definisse le procedure. Dall’altra, le richieste presentate alle Casse dei professionisti sono rimaste congelate per l’opposizione "ideologica" all’articolo 71.
        Da ieri, gli interessati possono sperare che la totalizzazione abbia dribblato una parte degli ostacoli. È l’auspicio di Carlo Bottiglieri, che coordina un Comitato di professionisti con segmenti contributivi sparsi in più Istituti. «Ora – afferma Bottiglieri – deve essere approvato rapidamente il disegno di legge delega sulla previdenza, che allarga la possibilità di sommare gratuitamente i contributi».
        «La circolare dell’Inps – fa eco Anna Campilii dell’associazione "Ring" di Parma – è finalmente una buona notizia che speriamo possa sbloccare la situazione. Ho presentato due ricorsi contro la Cassa di previdenza dei ragionieri, che si è rifiutata di procedere nell’istruttoria delle pratiche. E, contro ritardi e inadempienze che ledono il diritto alla pensione, ho proposto anche ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo».
        Per evitare l’applicazione dell’articolo 71, gli enti di previdenza dei professionisti confidano nell’aiuto del Tar Lazio: il ricorso dovrebbe essere discusso nel merito a metà febbraio. Due i principali rilievi delle Casse: nell’articolo 71 si prevede che la prestazione pro-quota sia calcolata con il sistema in vigore in ciascuna gestione. Il principio, secondo gli Enti, supererebbe l’orientamento della Corte costituzionale, che nella sentenza 61/99 ha posto "solo" il problema di un’alternativa alla ricongiunzione onerosa. Applicando il metodo ordinario delle Casse, i contributi segmentati avrebbero una valorizzazione eccessivamente generosa. Inoltre, la legge 388/00 – commenta Maurizio de Tilla, presidente di Adepp, l’associazione degli Enti privati – non ha tenuto in conto le esigenze di equilibrio finanziario. Per la verità, il regolamento di attuazione ha ricordato che le Casse – disciplinate con i decreti legislativi 509/94 e 103/96 – «possono adottare (…) ogni utile provvedimento inteso a conciliare l’impatto economico». Si tratterebbe di misure che ricadrebbero, però, sul complesso degli iscritti, essendo fatte salve le regole generali per la totalizzazione.
        In realtà, il meccanismo delineato dall’articolo 71 potrebbe avere un impatto limitato: la totalizzazione è infatti ammessa, per periodi contributivi di almeno cinque anni, solo per chi non raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia o inabilità in alcuna delle gestioni presso cui sono stati effettuati i versamenti. Per i professionisti delle Casse disciplinate dal decreto legislativo 103 bastano cinque anni di versamenti per essere esclusi dalla possibilità di sommare gli altri contributi accantonati, per esempio, all’Inps. Inoltre, occorre aver raggiunto i requisiti minimi per la pensione fissati da tutti gli Enti pensionistici interessati: in futuro, una donna che ha versamenti alla Cassa dottori commercialisti, per esempio, dovrà aspettare fino a 68 anni per presentare domanda di "vecchiaia" all’Inps.

        MARIA CARLA DE CESARI