Torna unitaria la voglia di piazza

23/09/2003



      Martedí 23 Settembre 2003


      Torna unitaria
      la voglia di piazza


      ROMA – Lo sciopero è in campo. A questo punto, manca solo un passo: la proclamazione ufficiale della protesta che potrebbe esserci a metà ottobre. Cgil, Cisl e Uil ieri hanno messo in moto gli ingranaggi della lotta unitaria lasciando, però, ancora un margine al Governo. Se dall’incontro di oggi a Palazzo Chigi non ci saranno dietrofront sulle pensioni e l’apertura di un tavolo di confronto vero sulla previdenza, senza testi preconfezionati, la decisione di scendere in piazza potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. In serata, dopo l’incontro con l’Esecutivo, i tre segretari generali si vedranno proprio per mettere a fuoco le prossime mosse su tutti i fronti: pensioni ma anche Finanziaria e salari. Il ministro del Welfare Maroni, anche ieri, ha avuto colloqui con i leader sindacali promettendo l’avvio di un confronto separato sulla previdenza ma non è riuscito a disinnescare la "promessa" della piazza. Le dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro dell’Economia non fanno pensare a una marcia indietro visto che oramai la riforma è stata annunciata anche in sedi internazionali. Lo sbocco più realistico, quindi, resta lo sciopero generale. A questo punto l’indecisione sta nei tempi. La Cisl proporrà a Uil e Cgil un percorso di mobilitazioni per non esaurire la protesta in un giorno solo. È stata questa la decisione dell’esecutivo cislino di ieri che ha dato mandato alla segreteria di verificare con Cgil e Uil le «iniziative di lotta adeguate a sostenere le proposte del sindacato». Anche la Uil rompe gli indugi e scende in campo: «Se fossero confermate le attuali notizie – ha detto il leader Luigi Angeletti al suo direttivo – vi chiediamo mandato a proclamare uno sciopero, anche generale, da concordare nei modi e nei tempi opportuni insieme a Cgil e Cisl». La Cgil, invece, morde il freno e invoca «tempi stretti» della protesta per non cadere nella tattica dilatoria del Governo. Il filo unitario, al di là dei toni e delle parole usate, per il momento non si perde. I tre sindacati stanno preparando un documento che però sconta ancora delle divergenze su prezzi e salari. Per questo non è detto, anche per questioni tattiche, che il testo venga presentato già oggi al Governo. Anche di questo si è parlato nell’esecutivo Cisl che ha avuto un colpo di scena. Savino Pezzotta nella sua relazione ha affrontato anche il tema della sua successione scoprendo chi, nella sua segreteria, nei giorni scorsi aveva ufficialmente aperto la corsa. Una mossa a sorpresa giocata proprio per arrivare all’incontro di oggi a Palazzo Chigi in una posizione di forza, senza ombre e interlocutori alternativi. «In un articolo apparso su un quotidiano si annuncia aperta la corsa alla mia successione. Voglio chiarire che non me ne vado e che sarò io a gestire il congresso del 2005», ha detto Pezzotta aprendo un dibattito fiume che è andato avanti fino a tarda sera. La relazione è stata votata all’unanimità e Pezzotta è riuscito a incassare quello che voleva: scoprire i giochi. Una mossa dettata soprattutto dalla fase delicata che si apre: il confronto con il Governo diventa serrato, lo sciopero è alle porte. Ma il tema sulla successione ormai è sul tavolo e non sparirà nei prossimi giorni. Se oggi si parlerà di pensioni, nei prossimi giorni si parlerà di salari. I sindacati sono ormai decisi ad aprire ufficialmente un fronte-prezzi con il Governo. Su questo punto ci sono le divergenze sindacali più forti: la Cgil vuole l’inflazione reale come parametro di riferimento, Cisl e Uil vogliono una correzione della programmata e una politica per abbassare la tendenziale. «La politica dei redditi è saltata, non esiste più il riferimento dell’inflazione programmata nei rinnovi contrattuali. Ci troviamo di fronte a un oggettivo impoverimento di lavoratori dipendenti e pensionati: non possiamo permetterci un deficit di rappresentanza su questo fronte», spiega Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. La rincorsa salariale è annunciata: già nei rinnovi aziendali i sindacati alzeranno il tiro mentre nei contratti nazionali «il nostro riferimento sarà l’inflazione indicata a livello europeo: non l’1,4% ma il 2,1%». Ieri anche in Aula sono approdate le mozioni di An e dei Ds sull’inflazione. Il Governo però era assente.

      LINA PALMERINI