Torna l’ipotesi di tenere il tfr in azienda

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

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    Torna l’ipotesi di tenere il tfr in azienda

    Giampiero Di Santo

    Potrebbe rispuntare la proposta Baldassarri nello schema di decreto legislativo sulla previdenza integrativa, che oggi pomeriggio riceverà il primo via libera del consiglio dei ministri. La bozza che il ministro del welfare, Roberto Maroni, illustrerà ai suoi colleghi potrebbe essere arricchita, nel corso della discussione, con la possibilità che il trattamento di fine rapporto da destinare ai fondi pensione resti in azienda. Ai fondi, in sostanza, sarebbero ceduti crediti sul tfr che servirebbero a garantire l’avvio degli investimenti in titoli da parte dei gestori. Mentre l’impresa terrebbe in cassa i soldi liquidi che potrebbero essere utilizzati per gli investimenti. È stato il viceministro dell’economia, Mario Baldassarri, ad anticipare che la sua idea potrebbe essere discussa dal consiglio dei ministri e infine inserita nello schema di dlgs.
    Il ministro del welfare Maroni si è invece limitato ad annunciare che lo schema di dlgs sarà esaminato da palazzo Chigi e ha confermato che ´la vigilanza sulla previdenza integrativa sarà affidata interamente alla Covip’. Il calendario prevede, dopo l’approvazione da parte del consiglio dei ministri, l’avvio del confronto con sindacati e associazioni di imprese. L’obiettivo è concludere il negoziato in meno di tre mesi, in modo che il decreto possa ricevere il via libera definitivo del cdm entro settembre. A quel punto partirà la campagna di informazione per i lavoratori, in modo che tutto sia pronto per il 1° gennaio 2006, da quando cioè sarà in vigore il silenzio-assenso. Ieri, però, gli economisti del Criss (Centro ricerca interuniversitario sullo stato sociale) hanno avvertito che puntare sui fondi a capitalizzazione per sostituire in parte la previdenza pubblica a ripartizione potrebbe peggiorare le prestazioni del sistema previdenziale e avere affetti negativi sullo sviluppo dell’economia.

    Il Criss spiega infatti che se tutto il flusso annuale di tfr fosse immesso nella previdenza integrativa i fondi si troverebbero in cassa circa 100 miliardi di euro nell’arco di sei anni. Una massa di risorse che probabilmente sarebbe in buona parte investita nelle aziende estere, dal momento che i gestori troverebbero in Italia poche aziende quotate. (riproduzione riservata)