Torna la mobilità dal Sud al Nord

22/05/2003

              giovedì 22 maggio 2003

              Torna la mobilità dal Sud al Nord

              Gli italiani hanno ripreso a emigrare e trovano casa nell’hinterland delle città

              Massimo Solani
              ROMA L’Italia è un paese che invecchia e fa sempre meno figli. Una nazione dove i matrimoni falliti sembrano diventati la normalità ma dove aumentano invece le famiglie straniere e «miste». Questa la fotografia del paese fornita dal consueto rapporto annuale dell’Istat che racconta ancora una volta di un paese che vanta il poco invidiabile primato per l’indice di vecchiaia più alto al mondo, la popolazione
              più anziana dell’Unione europea e il tasso di fecondità tra i più
              bassi in assoluto.
              Più divorzi e meno figli La famiglia è sempre la famiglia e
              il matrimonio resta ancora una «meta» per milioni di persone (22
              milioni di famiglie nel 2001, due in più rispetto al 1998). Un
              dato che stride però con quanto sottolineato dall’Istat in merito
              ai divorzi (37 mila nel 2000) e alle separazioni (72 mila nello stesso
              anno) che rispetto nel 2000 sono aumentati rispettivamente del
              39% e del 37,5% rispetto al 1995 con una intensità tale per cui,
              nello stesso anno, l’Istat ha registrato una separazione ogni quattro
              matrimoni ed un divorzio ogni nove. Salgono invece a quota 622 mila nel 2001 le coppie ricostruite dopo una precedente fallimentare esperienza di matrimonio (e sono il 4,3% del totale) come aumentano anche le coppie di fatto che dal 1993 al 2001 sono passate dal 25 al 39% delle famiglie ricostruite. Interessante notare, infine, come
              nel 2000 in Italia si sono registrati ventimila matrimoni con almeno un
              coniuge straniero. Resta invece ancora preoccupantemente basso il tasso di natalità con 1,26 figli a donna, un dato che dimostra un lieve aumento dopo la quota di 1,19 registrata nel 1995 ma che ci pone ancora al di sotto della media europea di 1,47. Ma il tasso, secondo l’Istat, cresce soltanto al nord e al centro, mentre è in diminuzione nelle regioni del Mezzogiorno. Ma i figli, secondo l’Istat, si fanno sempre più tardi: si è passati dai 24,8 anni di media per le donne nate nel 1953, a 26,5 per quelle nate nel 196363. Per le donne più giovani, invece, il primo figlio nasce in media dopo i 27 anni.
              Un paese sempre più anziano Poco confortanti in chiave futura i dati dell’Istat relativi all’invecchiamento della popolazione. L’Italia, infatti, è il paese con il più alto indice di vecchiaia al mondo e a gennaio di quest’anno un italiano su cinque (il 19 per cento) aveva 65 anni e più. Aumentano inoltre anche gli anziani che hanno più di ottant’anni, che sono ormai uno ogni venti. Al primo gennaio del
              2003 inoltre ogni 100 giovani sotto ai 15 anni corrispondevano 133 persone con una età di 65 anni ed oltre. Di pari passo, ovviamente, anche il trend relativo alla speranza di vita che nel 2002 era di 76,8 anni per gli uomini e di 82,9 per le donne.
              Migrazioni interne Dopo tre decenni, secondo l’Istat, l’Italia riscopre il fenomeno delle migrazioni interne. A differenza degli anni sessanta e settanta, però, le mete degli spostamenti non sono più Milano, Torino e Genova soppiantate questa volta dal Nord Est del paese, dove maggiore è la concentrazione di piccole e medie imprese, e dal centro. Dal ‘96 al 2000, infatti, gli spostamenti dal Mezzogiorno
              in queste due aree del paese hanno visto un incremento del 45 per cento. Ma lo spostamento interno interessa tutta la nazione, con la gente che sempre più spesso lascia le città per trasferirsi nell’hinterland
              delle grandi metropoli. Del milione e 270 mila trasferimenti del 2000
              (+22 per cento rispetto al ‘91) il 28% riguarda movimenti interregionali
              di lungo raggio mentre ben il 73% è rappresentato da trasferimenti
              di breve raggio. Conseguenza di questa tendenza è l’aumento della popolazione che ha visto interessati i comuni fra i 5 mila e i 20 mila
              abitanti la cui popolazione fra il 1991 ed il 2001 è aumentata del 4,5%.
              Sempre più famiglie immigrate L’immigrazione, secondo l’Istat, è «un’indispensabile risorsa per contribuire alla crescita della popolazione residente» e negli ultimi anni si è trasformata da fenomeno individuale a fenomeno familiare. Al primo gennaio del 2002, la popolazione straniera con regolare permesso di soggiorno era di un milione e 448 mila unità (il doppio rispetto a dieci anni fa) con un significativo mutamento per quanto riguarda le zone di provenienza.
              I paesi dell’est hanno infatti scalzato presenze storicamente più forti, come le comunità filippina e cinese, mentre al primo posto rimane comunque la comunità marocchina, con 167.889 permessi di soggiorno, seguita dall’Albania (159.317). Aumentano inoltre le donne immigrate (il 45% nel 2002 contro il 33% del ‘92) e i ricongiungenti familiari (nel 2001 sono stati 68 mila, l’85% dei permessi di soggiorno concessi).
              Sempre più rapine Tinte in chiaroscuro dai dati raccolti dall’Istat
              sulla criminalità. Se infatti risultano in sensibile diminuzione i reati denunciati (scesi di oltre 103mila unità fra il 1995 ed il 2001) e gli omicidi (da 1,7 ad 1,2 ogni mille abitanti nello stesso anno) in controtendenza il numero delle rapine e delle estorsioni che nel 2001 hanno toccato rispettivamente quota 65,8 e 6,5 ogni mille abitanti contro i 49,9 e 5,7 del 1995.