Torna il pressing dei sindacati

03/12/2002




            3 dicembre 2002
            Torna il pressing dei sindacati

            La Uil: riaprire il confronto sulla manovra – La Cisl: basta con il dialogo a due fasi


            ROMA – I sindacati non mollano la presa sulla Finanziaria. In primo luogo ci sono i soldi per i rinnovi dei contratti pubblici: Cgil, Cisl e Uil ieri hanno confermato lo sciopero del 13 dicembre del pubblico impiego anche se il ministro della Funzione pubblica proverà, nel prossimo Consiglio dei ministri, a disinnescare un ulteriore fronte sociale, oltre quello sulla Fiat. Un milione e mezzo di dipendenti pubblici in piazza, accanto alle proteste dei lavoratori del Lingotto, sono un rischio troppo alto per l’Esecutivo che si preparerà a correre ai ripari e trovare gli stanziamenti necessari a coprire lo scostamento tra inflazione reale e programmata che chiedono i sindacati. Insomma, i rapporti tra Governo e sindacati, anche con Cisl e Uil, in questi ultimi giorni sono tornati a essere tesi. La crisi del Lingotto farà la differenza ma, in attesa degli esiti della trattativa, i due sindacati firmatari del Patto per l’Italia riaprono le ostilità tattiche. Ieri la Uil è scesa in campo chiedendo la riapertura del confronto sulla Finanziaria già dal prossimo lunedì mentre, giovedì, la Cisl prepara un’assemblea nazionale dei delegati che avrà al centro la richiesta di una concertazione più chiara e senza equivoci. Il sindacato di Savino Pezzotta esprimerà una critica esplicita sul modo in cui il Governo ha gestito il dialogo sociale che ha costretto il sindacato a rinegoziare accordi già fatti. Basta con una concertazione a due o più fasi sarà, nella sostanza, la richiesta della Cisl costretta dopo il Patto per l’Italia a riconquistare parte di risultati già incassati, come è accaduto per il Mezzogiorno. Ma nei lavori di giovedì la Cisl, dalla crisi Fiat trarrà spunti per proporre un nuovo modello di capitalismo a cui lo Stato non deve essere estraneo. Rilancerà, poi, il dialogo unitario con Cgil e Uil sul tema della riforma contrattuale mentre, di nuovo, richiamerà il Governo sulla devolution e sui tagli in Fianziaria per Sud ed Enti locali. Argomenti condivisi con la Uil che ieri ha chiesto al Governo un nuovo faccia a faccia prima che la Finanziaria approdi all’Aula del Senato. A dirlo è stato il segretario generale, Luigi Angeletti, che prende le distanze da alcune misure scritte nella manovra, in particolare sul Sud. «C’è grano e gramigna», ha commentato il numero due della Uil, Adriano Musi, per spiegare la contraddittorietà della manovra. «Per il Mezzogiorno vengono stanziate le risorse ma allo stesso tempo vengono modificati i meccanismi con cui questi soldi vengono distribuiti, col risultato di rendere incerti e ritardare gli investimenti necessari. Poi – ha aggiunto Musi – da una parte si riducono le tasse per i redditi più bassi e dall’altra non si risolve il problema dei pensionati incapienti; il fondo per la casa è sparito; anche per la famiglia vengono messe in campo politiche contraddittorie; si prevede di accorpare l’Inpdai all’Inps ma senza spiegare come, col rischio che i conti del maggiore istituto previdenziale si aggravino. Tutte cose che ci fanno dire come nella Finanziaria c’è tutto e il contrario di tutto». La Cgil contro la Finanziaria è già scesa in campo due volte. La prima con lo sciopero separato del 18 ottobre, la seconda sabato scorso a Napoli. E ieri, il segretario generale, Guglielmo Epifani, ha ripetuto le critiche già espresse in piazza Plebiscito tre giorni fa: «La Finanziaria 2003 mette a dura prova i bilanci delle famiglie e quelli dei più anziani. Si riducono inoltre le risorse per la ricerca e la scuola».
            LINA PALMERINI