«Torna a salire il debito italiano»

20/09/2005
    martedì 20 settembre 2005

      PREVISIONI IL FONDO: IL RAPPORTO COL PIL PASSERA’ DAL 106,6% DEL 2004 AL 109,3 A DICEMBRE. NON ACCADEVA DA ANNI

        «Torna a salire il debito italiano»

          Il Fmi: per quest’anno crescita zero, deficit al 5 per cento nel 2006

          Vanni Cornero

            Da una parte un po’meglio, ma dall’altra decisamente peggio. Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le previsioni di crescita per l’Italia, però sottolinea la sua preoccupazione per un deficit pubblico che passerà dal 4,3% del Pil messo in conto per quest’anno al 5% del 2006. E il ritocco in su della crescita non è un volo, ma porta, grazie al rimbalzo del prodotto interno lordo fatto segnare nel secondo trimestre del 2005, da un livello di 0,3% in negativo a quota zero. Stime confermate, invece, per il Pil del 2006, indicato a +1,5%, ovvero in linea con quanto messo nero su bianco dal governo nel Dpef.

              Il punto dolente è che nel World economic outlook, in via di pubblicazione e anticpato da Apcom, l’Fmi segnala un rapporto tra debito e Pil in crescita per la prima volta dalla fine degli anni Novanta. Questo perchè ogni «significativa correzione» per la finanza pubblica non è prevista prima del 2006. In compenso le previsioni dell’Fondo monetario indicano una prosecuzione nella costante diminuzione del tasso di disoccupazione italiano registrata negli ultimi anni.

                Nel documento in arrivo da Washington ci sono anche raccomandazioni per il varo di quelle riforme strutturali che mettano in grado l’Europa di far decollare un Pil pro-capite, rimasto negli ultimi 30 anni al 70% di quello Usa. Per l’Italia in particolare, ma anche per Germania e Francia, le priorità riguardano «le retribuzioni minime» e una «maggiore flessibilità nella contrattazione salariale», la «riduzione del cuneo fiscale», una misura richiesta anche a Grecia, Olanda, Spagna e Germania, oltre ad una «riforma della protezione dell’occupazione», suggerimento che vale anche per Francia, Grecia, Portogallo e Spagna.

                  I problemi più grossi individuati dall’Fmi sono quelli sul fronte della finanza pubblica, dato che quest’anno, con l’Italia, anche Francia, Germania, Grecia e Portogallo supereranno il limite del 3% nel rapporto deficit-Pil. Per il nostro Paese in particolare «una correzione significativa non è attesa prima del 2006 e anche tale valutazione – fanno notare gli analisti del Fondo monetario – è basata su misure che devono ancora essere identificate con precisione». Stando sempre alle previsioni dell’Outlook in Italia, dove la crescita rimane comunque tra le più basse della eurozona, il debito pubblico in rapporto al Pil tornerà a crescere per la prima volta dalla fine degli anni Novanta, passando dal 106,6% del 2004 al 109,3% di quest’anno e al 110,7% del 2006.

                    Chiave della performance negativa nella crescita di alcuni Paesi è il basso livello di domanda di mercato interna, che, spiega il rapporto di previsione Fmi: «In Spagna, Germania e, in misura minore, in Italia è stata relativamente debole, ma, mentre il Pil tedesco è stato spinto da forti esportazioni nette, l’Italia è caduta in recessione tecnica. Sviluppi di questo tipo – avverte il documento del Fondo – non sono particolarmente inusuali e riflettono una varietà di fattori, incluse differenze nella crescita della produttività, nelle politiche di bilancio e in altri shock specifici per i singoli Paesi».

                      Va meglio, invece, per disoccupazione e inflazione: in Italia la percentuale dei senza lavoro scenderà, dall’8,5% del 2004, all’8,1% di quest’anno e al 7,8% previsto per il 2006. In discesa anche il livello dei prezzi: dal 2,3% del 2004 al 2,1% messo in conto nel 2005 e al 2% stimato per il 2006.

                        Sulla base delle anticipazioni la valutazione a luci ed ombre del Fondo monetario viene vista dall’opposizione come una conferma della crisi strutturale della nostra economia: «Se ce ne fosse ancora bisogno – commenta il presidente della Consulta economica della Margherita, Roberto Pinza – il quadro tracciato dal Fmi rende ancora più evidente la pochezza delle misure contenute nella Finanziaria, sui cui l’esecutivo si dovrebbe concentrare con una grande iniziativa di politica economica riscrivendola totalmente».