Torino. «Vagnino sopravvive solo con 30 dipendenti»

18/09/2003

     TORINO
    giovedì 18 settembre 2003
     
    Pagina XI
 
 
    L´azienda pronta a fare marcia indietro sulla liquidazione. Ieri un sit in
    «Vagnino sopravvive solo con 30 dipendenti»
          FABIO MARZANO

      Trenta dipendenti per non fallire. Vagnino, storica catena di articoli da cancelleria detta l´autaut. O si riduce il personale, che oggi conta 42 addetti, oppure si chiuderanno i battenti. «La proprietà non ha ancora ufficializzato nessuna richiesta, se non quella di liquidazione volontaria. – spiega Gianni Pezzetta, segretario generale dalla Uiltucs Piemonte – Prima ritiri la procedura, poi, se ci sono degli esuberi, siamo pronti a trattare». I sindacati, più che altro, temono che dietro i problemi di bilancio si nasconda il tentativo di cedere l´attività e affittare i muri dei 6 punti vendita di proprietà sparsi per la città. Una vertenza che va oltre i deficit, quello dichiarato è di 540 mila euro, e su cui il consiglio comunale intende vederci chiaro, a costo di congelare licenze e autorizzazioni. Ieri, in Commissione commercio a Palazzo civico, è stata sentita l´azienda. La prossima settimana tocca ai lavoratori che ieri mattina hanno organizzato un sit in davanti al negozio di via Lagrange.
      «Su 6 milioni di euro di fatturato, il costo del personale incide per il 30 per cento – ha spiegato Aldo Gravina, l´ex amministratore delegato ora commissario liquidatore – Se non si riescono ad abbattere i costi non è nemmeno possibile iniziare a discutere. Avevamo dei progetti di sviluppo, come l´apertura di altri due punti di distribuzione, ma abbiamo dovuto fare marcia indietro. In dieci anni, però, abbiamo investito 10 milioni di euro». Cifre che non fanno retrocedere di un millimetro le posizioni della parti. «Non possiamo sederci a un tavolo sotto la minaccia della liquidazione», ha aggiunto Giuseppe Melillo della Filmcams Cgil. Sfuma anche l´ipotesi di un´intesa su un eventuale patto di solidarietà. I dipendenti, erano pronti ad autoridursi l´orario di lavoro, e di conseguenza lo stipendio, da 8 a 7 ore al giorno. «Non cambierebbe niente, – ha sostenuto Carlo Alberto Carpignano, direttore dell´Ascom – i costi d´impresa rimarrebbero insostenibili».