Torino: ticket al bando da duemila locali

13/06/2005
    lunedì 13 giugno 2005

      Pagina 29

      la storia

        COINVOLTI BAR, SELF-SERVICE E TAVOLE CALDE

          Torino prima a lanciare la sfida
          Ticket al bando da duemila locali

            Il presidente degli operatori: «Una singola società
            ha il 47% del mercato e impone le sue condizioni»

              Emanuela Minucci

              TORINO
              ULTIMA settimana di buoni pasto sotto la Mole. Da lunedì 20 giugno, l’Epat, che riunisce i pubblici esercizi di Torino e provincia, ha annunciato che i suoi associati – circa 2000 locali di cui 1000 coinvolti nel business – non accetteranno più i ticket-restaurant. Motivo della «serrata»? Le società emettitrici hanno aumentato «in modo sconsiderato» l’onere delle commissioni. E i gestori di bar, self-service e ristoranti hanno deciso che il gioco non vale davvero più la candela.

                Torino, così, sarà la prima città italiana a reagire in modo drastico, mettendo a stecchetto i dipendenti degli uffici, a una situazione di sofferenza che dura da tempo. Lo sciopero a oltranza dei ticket sotto la Mole debutterà lo stesso giorno in cui anche un colosso come McDonald’s ha deciso di dire stop ai buoni pasto su scala nazionale. «Gli aumenti delle commissioni sono ormai insostenibili – spiega Carlo Nebiolo, presidente dell’Epat – ecco perché abbiamo deciso di non accettarli più. In particolare la Ticket Restaurant che controlla il 47 per cento del mercato, per 1 miliardo di euro di buoni emessi ogni anno in Italia, dopo aver imposto unilateralmente agli esercenti un aumento dal 5 al 7 per cento fa presente che quest’onere potrà ancora crescere. E’ inaccettabile».

                  Nebiolo parla a nome dei suoi iscritti che sono ancor più esasperati di lui. Basta fare un giro al centro commerciale del Lingotto – che conta circa 17 ristoranti, al servizio, ogni giorno, di oltre 2 mila impiegati – per rendersene conto. «Il problema di questi buonetti – spiega Luca Ormentini del “Pastificio” – al di là delle commissioni sempre più onerose è che sono considerati al pari di euro sonanti. Ma come si fa a permettere che siano accettati anche al supermercato per comprare detersivi e dentifricio? E poi noi ci guadagniamo pochissimo, e soprattutto incassiamo il dovuto dopo un mese e mezzo e a volte anche di più».

                    Anche per Laura Silba, che al Lingotto dirige il ristorante «Posto 2» il problema è senza via d’uscita: «Non ci ricaviamo nulla, e a volte, nella fretta, finiamo per accettare anche ticket scaduti o falsi. E’ un sistema che non ha senso, anche perché non si capisce come risalire al vero proprietario dal momento che non possiamo certo chiedere un documento a tutti quelli che pagano con i buonetti».

                      Al centro commerciale 8Gallery del Lingotto ci sono anche molti «Italian fast-food» che all’egemonia di McDonald’s rispondono con il richiamo mediterraneo della piadina o del pesce fritto. E’ il caso del «Martin Pescatore» gestito da Maria Giuseppina Romagnoli. Lei, appena sente pronunciare la parola ticket restaurant si inalbera: «Ultimamente, davvero, non aveva più senso accettarli. Ci procurano un sacco di lavoro al minimo del ricavo. Qui al Lingotto, soprattutto a pranzo, lavoriamo più che altro con impiegati e dipendenti. Ma dal 20 giugno saremo costretti a rispondere “buonetti? no grazie”. E speriamo che a quel punto qualcosa si muova anche per le aziende, insomma, che cambino atteggiamento. Mi dica lei se su un piatto di pesce e patatine da 7 euro, io devo ricavare solo 2 terzi di quanto incasso da un cliente normale. Senza contare il fatto che poi questi soldi mi arrivano in grande ritardo».

                        Che cosa pensa di ottenere l’Epat con questa serrata? «Speriamo di ottenere davvero – conclude Nebiolo – che cambi la legge ovvero che il ministro all’Economia Siniscalco si accorga che con il suo disinteresse nei confronti di questo problema crea tre danni enormi allo Stato: genera inflazione, defiscalizza di fatto la spesa al supermercato fatta con questi buoni, e agevola l’evasione fiscale da parte di qualche gestore di bar o ristorante che, disperato, non metterà nei propri ricavi i proventi dei ticket per spenderli a sua volta al supermercato».