Torino. Testa, uno spot amaro

01/04/2004

TORINO

GIOVEDÌ 1 APRILE 2004

 
 
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Testa, uno spot amaro

Piano di tagli all´agenzia dopo l´addio di Barilla

        Oggi all´Unione industriale il primo incontro tra le parti: a rischio 80 dei 358 dipendenti della sede di via Luisa del Carretto

        Persi ottanta milioni di budget. Preoccupati i sindacati: "Vogliamo evitare altri traumi"
        DIEGO LONGHIN


        Cura dimagrante per il gruppo Armando Testa, la più importante agenzia italiana di pubblicità. Oggi pomeriggio all´Unione industriale di Torino primo incontro tra l´azienda e i sindacati per discutere del piano di ristrutturazione che lo storico marchio sta varando. I tagli del personale sono concentrati tutti sotto la Mole. A rischio circa 80 sui 358 dipendenti della sede di via Luisa del Carretto. I più colpiti sarebbero gli impiegati dell´Armando Testa, società capofila, che verrebbero quasi dimezzati.
        Esuberi generati, oltre che dalla crisi del settore pubblicità, dalla perdita di un cliente storico e fondamentale come la Mulino Bianco che a dicembre, dopo 13 anni, ha deciso di affidare lo studio e la realizzazione delle campagne pubblicitarie alla statunitense Mc Cann Ericksson. Un duro colpo per l´azienda, nata nel 1937 e guidata da Marco Testa, figlio del fondatore: si è trovata con 80 milioni di budget in meno da gestire. Da qui la necessità di ridurre i costi, eliminando alcuni servizi non più richiesti, e varando un programma di riassetto che colpisce Torino, dove sono concentrate le principali attività di lavorazione del gruppo, lasciando fuori Milano e Roma. Già lo scorso anno, però, la storica agenzia aveva ridotto il personale capitolino attraverso un piano "chirurgico" di dimissioni incentivate, operazioni già condotte da altre realtà del settore advertising.
        Ora tocca alla Mole, anche perché l´addio del Mulino Bianco, quasi un fulmine a ciel sereno, si rifletterà inevitabilmente nei conti di fine anno, visto che il contratto con la società del gruppo Barilla scade in estate. Il giro d´affari dell´Armando Testa, che a livello nazionale occupa 620 dipendenti, è di 75 milioni di euro e nel 2002 l´azienda poteva contare su 15 milioni di utile.
        In mattinata nella sede di via Luisa del Carretto si terrà la prima assemblea dei lavoratori. Preoccupati i sindacati perché i dipendenti della Testa non hanno diritto alla cassa integrazione e alla mobilità, ma solo ad un´indennità di disoccupazione, per la mancanza di una quota dei relativi versamenti Inps. Vogliamo evitare altri traumi occupazionali pesanti su Torino, sottolinea Giuseppe Melillo, segretario provinciale della Filcams-Cgil.