Torino. «Stop alla grande distribuzione»

14/06/2005
    martedì 14 giugno 2005

      Pagina III – Torino

      IL PUNTO
      Raccolto l´appello dell´Ascom che aveva chiesto di frenare "la crescita incontrollata degli ipermercati"
      «Stop alla grande distribuzione»

      La Regione sospende per nove mesi le concessioni

        GINO LI VELI

        L´Ascom torinese, una delle organizzazioni dei commercianti, seriamente preoccupata, chiede a Regione e Provincia «una pausa di riflessione» sulle richieste di autorizzazioni da parte della grande distribuzione, che stanno mettendo in ginocchio, dice il presidente Giuseppe Bracco, «il sistema distributivo tradizionale». La giunta regionale raccoglie immediatamente questo sos e, nel pomeriggio di ieri, vara un disegno di legge, che deve essere approvato dal Consiglio, nel quale si prevede la sospensione delle concessioni fino al 31 marzo del prossimo anno: in questo lasso di tempo ci sarà una fase di approfondimento «per monitorare e approfondire la situazione attuale e valutare le scelte di programmazione da operare». La presidente Mercedes Bresso e l´assessore al Commercio, Giovanni Caracciolo, precisano inoltre: «Questa decisione è il frutto degli impegni presi in campagna elettorale e delle valutazioni fatte nelle settimane scorse con i presidenti delle organizzazioni di categoria: ci stiamo lavorando da almeno quindici giorni». Come dire: ci stavamo pensando da tempo. Lo stesso Caracciolo, nove giorni fa, all´assemblea della Confesercenti, l´altra organizzazione di categoria che aveva sollevato il problema, aveva preannunciato il provvedimento.

        Il tema dei sempre più numerosi insediamenti di grandi centri di vendita preoccupa il mondo del commercio. Così ieri Giuseppe Bracco ha manifestato tutti i timori, dopo la riunione del comitato di presidenza dell´associazione, con un invito a «fermarsi per riflettere». Il presidente, che ha preso il posto di Giuseppe De Maria, cita le ultime aperture: a Chianocco, a Cuorgnè, a Collegno («Castorama»), a Moncalieri («Decathlon» e «Città del divertimento»), l´ampliamento del centro commerciale del Lingotto, quello dell´area Lancia e quello a La Loggia. Ma l´allarme dell´Ascom nasce dalle dodici autorizzazioni già rilasciate in numerosi centri della cintura e a Torino (nell´area dell´ex stadio Filadelfia), da quelle che sono all´esame della conferenza regionale dei servizi (tre centri commerciali a Caselle, Settimo e Albiano d´Ivrea) e dai centri in fase di progettazione (tra questi quello all´esterno dello stadio Delle Alpi, nelle aree ex Savigliano, Grandi Motori e Comau).

          Per Bracco «un simile sviluppo è assolutamente inaccettabile: comprometterebbe gli equilibri fra tipologie distributive nell´ambito della rete di vendita e metterebbe a repentaglio le stesse prospettive di sviluppo delle aree centrali di comuni di medio-grandi dimensioni. I megaparchi commerciali e di divertimento nelle aree periferiche sono un grande polo d´attrazione». Da qui la necessità, secondo il presidente Bracco, di una fase di riflessione. «Senza creare – spiega – una guerra fra grande e piccola distribuzione. Ma c´è bisogno di un equilibrio fra le varie tipologie commerciali. È quasi superfluo rammentare come le piccole attività commerciali e artigianali rappresentino una delle funzioni essenziali per la vivibilità e lo sviluppo degli ambiti territoriali urbani. Sarebbe profondamente sbagliato sacrificarle sull´altare dei grandi business economici che stanno dietro la creazione di megastrutture commerciali».